Night Ranger: “High Road” – Intervista a Kelly Keagy

All’indomani dell’esibizione al Frontiers Rock Festival e della release di “High Road”, scambiamo quattro chiacchiere con Kelly Keagy, batterista e cantante dei grandi Night Ranger. Autori, negli anni Ottanta, di album che sono vere e proprie pietre miliari del rock melodico, i californiani dimostrano di poter dire ancor oggi la loro in un panorama che torna a farsi affollato, paradossalmente oggi più di allora, ma dove le leggende sono dure a morire. Per fortuna!

Sia “Somewhere In California” che “High Road” suonano carichi di energia ed ottimismo. Cosa è successo in questi anni?

Ci eravamo presi una pausa di 2 o 3 anni dalla registrazione di nuovo materiale, quindi per “Somwhere In California” siamo arrivati belli pronti. È che adoriamo suonare dal vivo ed è difficile tenerci lontani dal palco talvolta…

Quali sono le differenze principali fra “High Road” e “Somewhere in California”?

Per il nuovo album, fra mixaggio e masterizzazione c’è voluto quasi un anno, perché eravamo in tour, ma il sound di “High Road” mi piace davvero! A dire il vero appena lo avevamo finito non ci piaceva affatto, poi ci siamo presi il giusto distacco e abbiamo potuto concludere: “Wow, suona fantastico!” Questo è ciò che succede quando passi un sacco di tempo a lavorare sulle stesse canzoni: tendi a diventare sovraesposto al materiale. “Somewhere in California” ha avuto un parto più rapido, un po’ come i nostri altri album degli ultimi 3 o 4 anni, ma è stato decisamente un passo avanti rispetto ai lavori immediatamente precedenti. I brani e la produzione sono migliori sotto tutta una serie di aspetti. Abbiamo lavorato di nuovo con Anthony Fox, e con Toby Wright (che ha lavorato con gli Alice in Chains). Abbiamo fatto le parti di batteria qui a Nashville ed è stata la ciliegina sulla torta. Avevo lavorato con Toby in passato, è un fantastico produttore/ingegnere del suono.

“Don’t Live Here Anymore” e “Brothers” sono due fra i miei pezzi preferiti da “High Road”, come sono nati?

Jack è arrivato da me un mattino con la strofa e il ritornello di “Brothers”. Stavamo scrivendo i pezzi per quest’album e mi sembrava di ascoltare qualcosa dei Beatles, ovvero una delle nostri più grandi influenze. Ho pensato fosse un pezzo fantastico e ho detto: “Fatta, cominciamo a metterla assieme oggi stesso!” “Don’t Live Here Anymore” è saltata fuori da un’idea sulla quale Jack, Eric ed io stavamo giocando prima di una sessione di registrazione. Mi ricordava “Bad Company”, il pezzo della band di Paul Rodgers. All’inizio il titolo era “Train”, come “Midnight Train To Georgia” o altri brani R&B degli anni Settanta. Volevamo addentrarci un po’ nel blues…

Nel 2012 è uscito “24 Strings And A Drummer”: sei soddisfatto del risultato?

Volevamo suonare in acustico per un pubblico ristretto, essenzialmente amici e parenti. Volevamo farlo nel contesto controllato di uno studio, però dal vivo e in video, cosa che non avevamo mai fatto. Così è stato, e i fan adorano le nuove versioni di alcuni dei vecchi classici. Il mixaggio è stato di Ron Nevison, e mi piace tantissimo, lui è il migliore: la storia di Ron la conosci…enorme!

Sembra esserci un revival dell’arena rock degli anni Ottanta, cosa ne pensi?

Beh devo dire che mi piace parecchio! Il punto è che se le canzoni sono buone, rimangono in circolazione molto tempo. Abbiamo un grande arsenale di talento nella nostra band: Brad Gillis, Jack Blades, Joel Hoekstra (che è con noi da 7 anni e suona anche nella Trans-Siberian Orchestra) ed Eric Levy (con noi da 4 anni), che è uno straordinario tastierista. Non potrò mai dire abbastanza su quanto gli ultimi due siano grandi musicisti e quanto abbiano contribuito alle canzoni presenti sull’album.

Se dovessi paragonare il music business degli anni Ottanta con quello attuale, quali differenze evidenzieresti?

Ci sono molte più band oggi. Migliaia di più. E poi l’avvento del download digitale e del filesharing, che hanno portato un cambiamento grande e positivo. Essendo cresciuto negli anni Cinquanta e Sessanta sono un grande fan della musica e di recente ho avuto l’onore di essere nominato primo Ambasciatore per il Musicians Hall of Fame and Museum di Nashville. È un grande onore per me essere associato ad alcuni dei musicisti che ascoltavo quand’ero ragazzo. Mi dà i brividi camminare per le sale ed essere circondato dalle vetrine con gli strumenti, le console di mixaggio ecc. che venivano utilizzati per registrare alcuni degli album più importanti di sempre.

Hai qualche aneddoto divertente degli anni Ottanta? Qualche rimpianto?

Non rimpiango nulla di quei giorni: sono stato molto fortunato a farne parte e ad essere collegato a tutta la grande scena musicale di quella decade. Journey, Tesla, Motley Crüe, Cinderella, Winger, Styx, Queensryche, Lita Ford, Y&T, Extreme, Kix, Sammy Hagar, OZZY, .38 Special, Boston, e Night Ranger… Siamo ancora qui e facciamo dell’ottima musica, non abbiamo intenzione di andarcene tanto presto! Il punto è che questi artisti continuano a suonare e registrare album, e lo faranno finché il pubblico lo vorrà. Sono guerrieri e combattenti!

Qual è stata la tua reazione alla scena con “Sister Christian” nel film “Boogie Nights”?

Il mio primo pensiero è stato: “Grazie a Dio!”…per fortuna c’era qualcuno nella stanza, a riprendere quello che stavo passando! Voglio dire, io c’ero! Mi sono sentito come se ci fosse una telecamera nascosta e io venissi filmato. Non la parte dello spacciatore, ma quella sopra-le-righe, fatemi-uscire-da-qui, qualcuno-è-pazzo e non-posso-andarmene.

Vi siete divertiti al Frontiers Rock Festival?

È stato grandioso. Era così bello poter finalmente suonare il nostro set! Credo che tutti si siano divertiti un sacco, Serafino e Mario della Frontiers Records hanno detto di aver apprezzato tantissimo. Siamo stati molto contenti della risposta dei fan italiani. Torneremo molto presto!

Avete in progetto album dal vivo per il futuro? Magari la registrazione della performance italiana…

No, penso che abbiamo registrato abbastanza materiale dal vivo. Non sei stufo di registrazioni live di “Sister Christian” e “Don’t tell me you love me”? Ahahahah…scherzo!

Quindi quali saranno le vostre prossime mosse?

Saremo in tour a lungo! Sto lavorando su materiale da solista e sono sicuro che anche i Night Ranger si metteranno al lavoro su un nuovo album. Personalmente sono davvero entusiasta di essere il primo Ambasciatore per il Musicians Hall of Fame and Museum, è qualcosa che non mi fa stare nella pelle.

Grazie per il tuo tempo, hai un messaggio per i vostri fan italiani?

I Night Ranger non vedono l’ora di tornare a suonare per voi in Italia! Stiamo già facendo il conto alla rovescia!

 

Domande a cura di Giovanni Barbo e Tommaso Dainese

giovanni.barbo

view all posts

Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi