Night Of The Werewolves: Live Report dell’edizione 2024

Nihil production e Cerberus Booking, in collaborazione con Slaughter Club, riprendendo il titolo di un film horror spagnolo del 1981, ha proposto Night Of The Werefolf sabato 8 giugno, per l’unica data italiana dei finlandesi Satanic Warmaster, di ritorno nelle lande italiche dopo alcuni anni di assenza. Ad accompagnarli ci sono alcune bands nostrane e, per la prima volta in Italia, i francesi Oscolum Infame.

VOX INFEERI


Arrivo al locale poco prima delle 18, orario in cui dovrebbe inziare il primo gruppo. Il tempo di prendere l’accredito e mi fiondo nella struttura che frequento da quando è stata aperta anni fa e dove ho visto bellissimi concerti. La prima sorpresa è che c’è già tanta gente, e francamente non mi aspettavo una simile presenza di pubblico già a iknizio giornatra la seconda è che non si esibiranno i XXII Arcana, dato che per un incidente automobilistico, senza conseguenze per fortuna, non riusciranno a raggiungere la location.
Pertanto il primo gruppo ad esibirsi, inzierà verso le 18.30. Ne approfitto per dare un’occhiata al merchandise presente, sia delle band coinvolte sia di CD e vinili, nonchè per bere e cenare e, visto quello che succederà dopo, direi che ho fatto la scelta giusta. Allo Slaughter, nonostante la passione e l’impegno di Thomas e di tutti i ragazzi e ragazze che ci lavorano, quando si riempie (alla fine ci saranno state quasi 400 persone) diventa un’odissea fare la coda per mangiare e bere. Questa volta si è aggiunto un guasto ai ventilatori, pertanto assistere alle esibizioni in certi momenti, soprattutto a quella degli headliner, è stato come trovarsi in un girone infernale. 
A salire sul palco per primi troviamo i romani Vox Inferi. Onore a loro per essersi fatti una “vasca” fino a Paderno con un minivan per presentare la loro prima fatica, ossia “Heic Noenum Pax”, uscito lo scorso anno. Formatisi nel 2021 e guidati dal frontman Maurizio, un inquietante demone smunto, i nostri hanno fornito una mezz’ora di death/black piacevole, a volumi corretti e non lancinanti. Buona la prova dei chitarristi, dove uno dei due, Saverio, ricorda visivamente un incrocio fra Kam Lee dei Massacre e Kim Thayl dei Soundgarden. Il pubblico ha gradito la loro performance e la band ha salutato ricordando l’improvvisa dipartita di Yorga, ex-cantante dei seminali Aborym, loro correligionari.

STORMCROW


Dopo di loro, e visto il caldo crescente, servirebbe qualcosa di glaciale, e chi se non gli Stormcrow, almeno dal punto di vista musicale, possono offrircelo, dato che loro stessi si definiscono un gruppo Alpine Black Metal? Visti al Black Winter Fest del 2021, quello in periodo pandemico in quel del Legend, mi fecero già allora un’ottima impressione.  Formatisi nel lontano 1997, il loro è un black metal grezzo ma ben suonato, dove le tematiche sono appunto le Alpi, le montagne e la natura. Il 31 maggio è stato pubblicato il loro nuovo lavoro, “Path To Ascension”, terzo full-length che segue l’apprezzatissimo “Face The Giant” del 2019.  Con un batterista che è una macchina da blast beat, chitarristi precisi e un bassista eccellente anche alle backing vocals, li ho ascoltati dalle prime file, e la particolarità della loro esibizione è stata quella di avere due cantanti. Per i primi pezzi si sono avvalsi dell’ugola potente di Lucy Catananti, singer dei deathster Mechanical God Creation, che ha tenuto ottimamente il palco. Per gli ultimi pezzi si è aggiunto il cantante storico Vastis, reduce da alcuni problemi di salute (speriamo si sia ripreso bene, è sembrato molto affaticato). Il pubblico ha molto apprezzato e i nostri hanno sfruttato al meglio i 40 minuti a loro disposizione.

KURGAAL


Rapido cambio di palco e tocca ai Kurgaal, guidati da quel folle (in senso buono) di Lord Astaroth. I piemontesi, anche loro vecchie conoscenze di passate edizioni del Black Winter Fest e attivi sul fronte live anche all’estero (la loro prossima esibizione estera sarà un festival in Germania a settembre), hanno ormai alle spalle una carriera ventennale con ben 5 album all’attivo. L’ultimo, “Ordo Sancti Daemoni”, dello scorso anno, è un concentrato di violenza inaudita e primordiale, e la band ripropone dalla loro ultima fatica, oltre alla title track, anche “Ancient Serpent”, “Le Secret de Satan”, “Ierofania Diabolica” e in conclusione “The Great design of Pazuzu”. Oltre 40 minuti di violento e satanico black metal. Il gruppo risulta ben affiatato, con il cantante come catalizzatore istrionico.
Ora ci starebbero bene una birra e una bottiglia d’acqua, data la temperatura all’interno del locale, ma la coda mi fa desistere. Ne approfitto per prendere un po’ di aria all’esterno, dove c’è parecchia gente a fare comunella e, dopo ormai una trentina di concerti/festival allo Slaughter, vedo un sacco di facce note.

OSCULUM INFAME


E’ giunto il momento dei francesi Osculum Infame, che si esibiscono in Italia per la prima volta. Accompagnati da un nutrito numero di loro compatrioti, salgono sul palco con fare sicuro e quando si palesa anche il cantante incappucciato Deviant Von Blakk, al secolo Jeremy Michel Martin (a proposito, complimenti per il coraggio, dato il caldo soffocante), danno inizio a una performance di un’ora scarsa, ma che colpisce gli astanti come un pugno nello stomaco. Sulla scena da oltre 30 anni, ma con solo due album all’attivo, l’ultimo dei quali, “Axis of Blood”, è uscito quasi 10 anni fa, sono un gruppo di culto della scena black francese ed europea. Per chi c’era è stato un evento più unico che raro e, per renderlo ancora più particolare, durante un brano la band è stata raggiunta dal loro primo cantante, Vlad Drakul, che fornì i suoi ervigi sul loro primo full length, “Dor-nu-Fauglith”. Anche il loro batterista è risultato una macchina da guerra, ma tutti i musicisti hanno fatto la loro figura. Menzione particolare per l’istrionico cantante Deviant, che ha saputo aizzare a dovere il pubblico che ormai ha riempito il locale.

SATANIC WARMASTER


Dopo di loro è il turno degli headliner, ossia i finlandesi Satanic Warmaster. Da anni sono una one mand band, fondata e guidata da Werwolf, al secolo Lauri Penttila. Si tratta di un personaggio prolifico, dato che oltre alla band di stasera, suona in altri progetti ed è proprietario della Werewolf Records, Werwolf è un personaggio controverso e molto discusso nella scena per le tematiche da lui trattate, alcune non propriamente ortodosse, dato che i SW sono da sempre visti come uno dei gruppi di punta del NSBM. 
Dal vivo si circonda di turnisti ma da anni (e anche stasera) al basso troviamo Necroterror, leader dei Cadaveric Incubator, gruppo death finlandese con un discreto seguito underground, che aiuta Werwolf anche in studio, come nell’ultima fatica del 2022, “Aamongadr”.
Il live è composto da un’ora abbondante di concerto dove vengono proposti tutti i loro classici, fra cui spicca la mia preferita, ossia “Wolves Of Blood And Iron”, tratto dal loro album di debutto “Strenght&Honour”.
Fra il black metal scandinavo, quello finlandese è quello che forse nel tempo ha riscosso meno successo commerciale, se escludiamo gli Impaled Nazarene, ma pochi mesi fa ho visto sempre allo Slaughter gli Archgoat e anche loro riempirono il locale a dovere come stasera. Anche durante questo festival le band hanno interagito con il pubblico, tipico per un concerto black metal, e poche pause fra un brano e l’altro, durante le quali i nostri hanno condiviso fra loro una bottiglia di vino.
Per concludere, un festival ben organizzato, al netto delle difficoltà logistiche sopra evidenziate, una partecipazione di pubblico forse superiore alle attese, band ottime e autrici di prove convincenti e, in alcuni casi, veramente coinvolgenti.

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