Nickelback: Live Report della data di Milano

Il carrozzone di Chad Kroeger e compagni fa tappa per un’unica data meneghina e, a giudicare dalla scarsa affluenza alla loro corte in quel del Mazdaplace, vien da chiedersi quale sia il livello di popolarità dei Nickelback su territorio italiano: un po’ come era successo qualche settimana addietro per gli Evanescence. Il tutto, sembra, in barba alle strategie medianiche dei Signori di MTV.

Chiusa questa premessa c’è da dire che i “pochi ma buoni” presenti hanno potuto godere di uno show estremamente convincente, visivamente completo e ricco, che ha proposto al meglio – in un’ora e un quarto circa – il meglio dei canadesi in questione. Due botti a lato palco aprono le danze ed è ‘Flat On The Floor’ dall’ultimo ‘The Long Road’ a scatenare i circa 2000 del palazzetto milanese. Sotto palco, il sound si identifica con un bel pastone che ottenebra in modo immediato il drum kit, posto in posizione elevata su uno stage ampio ma essenziale nelle scenografie, con una fittissima rete verticale di proiettori e punti luce a fondo dello stesso. Vitale perciò spostarsi nelle retrovie per godere appieno del sound della band.

Il succitato castello luci ha fatto in modo di creare situazioni visive eccezionali che, attraverso gli oltre sette anni di carriera dei quattro, hanno fatto da contorno alla venue odierna. Un’ora e un quarto di show si diceva, spesso può sembrare poco ma in questo caso è stato più che sufficiente per proporre oltre le molte hits come ‘Someday’, ‘Too Bad’, ‘Never Again’ o la conclusiva ‘How You Remind Me’, anche un mini set acustico con la spidermaniana ‘Hero’ e ‘Should’ve Listened’.

I pyros, che hanno realmente impressionato per spettacolarità si sono sprecati sino al commiato in cui Mr. Kroeger ha ricordato che questo tour finirà nel prossimo home DVD… Uno show completo in definitiva, con un set che non ha assolutamente tediato e poco importa se l’età media dei/delle presenti era molto inferiore ai 20 anni: i Nickelback non sono certo i Van Halen dei nostri tempi (chi scrive ha ormai superato le trenta primavere), ma per quei ragazzi sono sempre meglio di Gigi D’ Alessio, no?

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