Ci sono incontri che devono essere ricordati. Ci sono dei momenti che bisogna rendere pubblici per raccontare la storia di un uomo che va oltre quella della rockstar. A quest’ultimo dettagli ci ha pensato Phil Anselemo durante una delle sue ultime interviste.
Un incontro avvenuto durante uno degli ultimi festival dei Motorhead ed ovviamente del mai troppo rimpianto Lemmy.
Voleva vedermi ed io ovviamente ci sono subito andato a parlare. Gli ho ricordato che tempo addietro mi disse che il successo nel mondo musicale possano sfuggire in un attimo, di quei momenti in cui la popolarità svanisce e c’è solo incomprensione. E questo era quando ancora ero nei Pantera. Lui mi disse: “Sai, quello che avete fatto voi non mi sembra così diverso da quello che abbiamo fatto con i Motorhead. Sì, è diverso, ma credo che non è poi così diverso capire che tutto gira intorno a batteria-basso-chitarra-voce. Posso capire da dove arrivava quella musica. La musica è come l’onda: arriva a riva e poi si ritrae”.
E poi continua Anselmo, ricordando la semplicità di Lemmy e la voglia di non abbandonare il palco nonostante il dolore.
Lemmy odiava il dolore, ma amava il palco. Posso solo ricordarlo così.