Great American Ghost: uscito l’EP “Torture World” su MNRK, un brano on line

Comunicato stampa:

E’ uscito su MNRK Heavy “Torture World”, il furioso nuovo EP dei bostoniani GREAT AMERICAN GHOST!

Con “Torture World”, prodotto da Will Putney (A Day To Remember, Knocked Loose, The Amity Affliction), che si era già occupato dell’acclamatissimo full-length del 2019 “Power Through Terror”, la band indirizza l’ira hardcore della vecchia scuola contro l’ipocrisia, l’apatia e il disprezzo di sé, dando vita a una nube scura di riff inesorabilmente taglienti.

Per festeggiare l’uscita la band svela il visualizer della canzone “Womb”. Il brano cattura la band nel suo momento più pesante, divorando il tecnicismo strumentale e dando nuova vita alla scena deathcore. Il cantante Ethan Harrison dichiara: “Se non fai headbanging con ‘Womb’, devi essere per forza morto“.

“Torture World” è disponibile in CD, LP, cassetta e digitale quì

I GREAT AMERICAN GHOST sono attualmente impegnati nel tour nordamericano di supporto ai Fit For An Autopsy.

Fin dai loro esordi i GREAT AMERICAN GHOST hanno prodotto un flusso costante di musica furiosa. Il gruppo che Metal Injection definisce “sempre pieno d’odio, sempre incazzato” ha costantemente costruito un seguito devoto con il tetro e pesante “Everyone Leaves” (2015), “Hatred Stems From The Seed” (2017), “Don’t Come Back EP” (2016) e “Power Through Terror”(2019).

Anche se il lockdown mondiale e le avversità personali grandi e piccole hanno minacciato di far deragliare la band, la perseveranza alla fine ha prevalso, dando vita a un EP di quattro canzoni, “Torture World”, pronto a portare la rabbia violenta della band in nuove direzioni.

Eravamo entusiasti di ‘Power Through Terror’ e pronti tornare on the road per quanto umanamente possibile”, ricorda Harrison. “Quando il disco è uscito a febbraio avevamo un mucchio di tour programmati. Poi siamo stati bloccati a marzo. Sono stati diciotto mesi molto lunghi per noi, come per la maggior parte delle persone. Ci sono stati un sacco di momenti in cui sono successe cose davvero brutte, e abbiamo pensato, ‘Beh, forse non vogliamo più suonare’. La mia salute mentale stava precipitando. Onestamente, abbiamo avuto un anno davvero orribile”.

Ma quando la luce ha iniziato a intravedersi verso la fine del tunnel, con piani per concerti e persino tour all’orizzonte, Harrison e i suoi compagni di band – il chitarrista Niko Gasparrini e il batterista Davier Perez – hanno cominciato ad avere qualche barlume di speranza. “Le conversazioni hanno cominciato a sembrare più reali. Ho provato una sensazione che non avevo da molto tempo. Mi mancava la band anche più di quanto mi rendessi conto”.

Le prime uscite hanno affrontato con nuda aggressività i sentimenti di disperazione, i pensieri di suicidio e l’amarezza per le relazioni interrotte. Su “Power Through Terror”, Harrison si è scagliato anche verso l’esterno, andando contro la complicità del governo nel traffico e nell’abuso sessuale; la lotta debilitante di un amico con l’alcolismo; la paura del fallimento che tiene così tanti legati all’apatia. “Torture World” affronta diverse questioni con urgenza e passione, non ultima delle quali è la lotta per l’uguaglianza e il conseguente disordine sociale amplificato negli ultimi anni. “Come maschio bianco cisgender, non sono nella posizione di dire di essere oppresso. Non è la mia storia che deve essere raccontata“, avverte Harrison. “Ma ho un problema enorme con la disparità che si verifica all’interno di questa civiltà in cui viviamo“.

“‘Torture World’ ha un doppio significato”, prosegue. “Alcune canzoni dell’EP sono estremamente politicizzate, mentre altre sono estremamente personali. Entrambe le cose finiscono per confondersi”.

Questo approccio al lato lirico continua ad applicarsi anche alla musica della band. Dalla prima volta in cui un punk rocker ha suonato una chitarra con la tecnica palm-mute, c’è stato un dibattito infinito su ciò che costituisca il “vero” hardcore, crossover, thrash, metalcore. I GREAT AMERICAN GHOST si pongono al di là di questa discussione. “Sono così stufo di tutta la faccenda del sottogenere”, dice Harrison. “Siamo sempre stati in questa terra di mezzo. Alcune persone che ascoltano metal non ci vedono come una band metal. Non siamo mai stati una band hardcore diretta. Quindi, non ci interessa molto. Mi interessa solo che la gente lo capisca o meno. Quando lo capiscono, li cambia o li tocca emotivamente in qualche modo? Chiamateci come volete”. 

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