Never Say Die Tour: Live Report e Foto della data di Milano

Finalmente siamo di nuovo di fronte al “Never Say Die Tour”, il più atteso evento -core promosso da Impericon che vede protagonisti i migliori gruppi del momento della scena. Appuntamento solito al Circolo Magnolia di Milano, con ben sette band pronte a farci moshare e sudare.

BOUNDARIES

I primi a esibirsi sono i Boundaries, provenienti da New York, e il loro ultimo disco, “Burying Brightness”, mi è stato caldamente consigliato da amici fidati, quindi ero piuttosto curioso di assistere a una loro esibizione live. La loro proposta -core misto ad hardcore punk è l’inizio perfetto per la serata, bella cadenzata in alcuni punti, spinta in altri, cattiva il giusto con un ottimo atteggiamento sul palco. La gente è ancora poca, ma questo è dovuto all’orario, non alla band, che riesce con il passare dei minuti ad accumulare sempre più persone, soprattutto nella zona del pit. Nonostante non siano dei veterani, ci sanno fare e hanno del loro, sicuramente con una confeerma anche a livello sonoro, malgrado possiamo definirli dei tester per tutti gli altri gruppi a seguire. Data la brevità dei loro pezzi, suonano in totale nove canzoni tra l’ultimo disco e il precedente, “Your Receding Warmth”, e il mio consiglio è quello di andarli a recuperare assolutamente perché meritano.

Setlist:

  • Heaven’s Broken Heart
  • Carve
  • Kill Me Patiently
  • Get Out
  • Realize And Rebuilt
  • My Body Is A Cage
  • Burying Brightness
  • I’d Rather Not Say
  • Is Survived By

CABAL

Rapidissimo cambio palco e si continua con i danesi Cabal, anche loro freschi di nuovo album, “Magno Interitus”. Solcano un po’ l’evoluzione metalcore, anche se mi sarei aspettato un pochino di più. Meno impegnati sul palco rispetto ai loro predecessori, che hanno sicuramente eseguito un lavoro fisico più coinvolgente. Manca la spinta giusta per farci entrare nel mood, facendo risultare un po’ sottotono il loro live. Peccato, mi aspettavo sicuramente qualcosa di più dai danesi, piccola delusione.

Setlist (incompleta):

  • Magno Interitus
  • Violents Ends
  • Plague Bringer
  • Death March
  • Exit Wound

INVENT ANIMATE

Parliamo ora dell’esibizione personalmente più noiosa della serata, quella degli Invent Animate. Sicuramente molto apprezzati e seguiti dal pubblico, ma che personalmente mi hanno stancato dopo il secondo brano. Il loro stacco rispetto al ritmo del resto del bill del festival è troppo netto e mi ha spiazzato non poco. Anche in questo caso ero più o meno a conoscenza della loro proposta, ma non mi avevano mai attirato particolarmente, stasera posso confermare i miei sospetti. Un po’ melensi, mosci ma soprattutto inadatti a una serata molto più frenetica. I loro brani, che si dividono tra parti molto lente e arpeggiate, fanno da contrasto ad altre al limite del djent e del deathcore, che non bastano a colmare la noia che avverto. Aggiungiamo che per praticamente due terzi del concerto non si è sentita la chitarra e il gioco è fatto, li perdono solo perché a Keaton si sono rotte un paio di corde durante l’esibizione di “The Sun Sleeps”. Un gruppo secondo me molto di nicchia, che non ha dimostrato il suo potenziale in una serata come questa. Nota di merito, però, la presentazione di una nuova canzone presa dal prossimo disco in uscita nel 2023, chiamato “Heavener”, occasione ghiotta per i fan degli Invent Animate.

Setlist:

  • Cloud Cascade
  • The Sun Sleeps
  • Shade Astray
  • Immolation of Night (Canzone Nuova)
  • Elysium
  • As If It Never Was

SPITE

Dagli Spite in poi però la serata cambia completamente volto. Darius sale in anticipo sul palco per il check del microfono e il suo sguardo è assassino, bellissimo presagio per quella che sarà l’esibizione più devastante della serata. Mentre si cerca di finire l’allestimento del resto del gruppo, lui continua a scaldarsi la voce aumentando l’hype di tutti i presenti. Secondo alcuni il loro ultimo album, “Dedication To Flesh”, è stato premiato come disco dell’anno, rimane solo capire quanto sono impattanti dal vivo e la risposta ci viene immediatamente data con “Lords Of The Upside Down”, che travolge i tantissimi presenti con dei suoni ultra pompati e una band spinta al limite. Gli occhi sono totalmente concentrati su Darius; la carica che sprigiona, sia tramite la sua voce che le sue mosse, coinvolge praticamente tutto il Circolo Magnolia con pogo o headbangoing in maniera compulsiva. I ritmi serrati ma allo stesso tempo cadenzati non fanno altro che amalgamare i presenti in uno stato di cattiveria pura, che prosegue con “Caved In” e “IED”. Le sette canzoni che propongono al pubblico sono sufficienti per farli scendere dal palco come i più brutali della serata, convincenti sotto ogni punto di vista. Ascoltateli.

Setlist:

  • Lords Of The Upside Down
  • Caved In
  • IED
  • Kingdom Of Guts
  • Dedication To Flesh
  • Kill Of Be Killed
  • Crumble

CURRENTS

Ora invece tocca alla band di cui ero più curioso: i Currents. L’ultimo loro disco, “The Way It Ends”, l’ho amato alla follia e mi mancava ancora il fatto di vederli dal vivo, e quale occasione migliore se non al “Never Say Die Tour”? Purtroppo per questo tour sono orfani del chitarrista Chris Wiseman, ma fortunatamente la sua assenza non si fa troppo invadente grazie a un sound-check davvero ben riuscito.

La scaletta, come ci si può immaginare, sarà quasi completamente concentrata sull’ultimo disco, cominciando però da “Into Despair”, tratta del loro E.P. “I Let The Devil In” e proseguendo con uno dei due nuovi brani del 2022, “The Death We Seek”. Dal vivo mi confermano tutto quello ipotizzato su di loro, ottima performance vocale, ottima tenuta di palco e canzoni che sprigionano il meglio di sé in ambito live. Sicuramente una delle formazioni da tenere sotto controllo nei tempi a venire. Chiudono il concerto con una cinquina formidabile, formata da quattro singoli presi da “The Way It Ends” e il loro nuovissimo singolo, chiamato “Apnea”. Per me assolutamente promossi e in grado di poter sostenere un tour da headliner in Europa.

Setlist:

  • Into Despair
  • The Death We Seek
  • A Flag To Wave
  • Kill The Ache
  • Better Days
  • Apnea
  • Monsters

SUICIDE SILENCE

Siamo giunti ora al primo dei due headliner del festival, che in Italia saranno i Suicide Silence. Cosa vuoi dire di una band così? Tolti i passi falsi del disco omonimo, l’ultimo “Become The Hunter” venne definito come uno dei migliori dischi più sottovalutati del 2020. Io ho avuto l’onore e la fortuna di poterli vedere sia con Mitch che con Eddie, è innegabile che tra i due c’è letteralmente un divario tra modi di fare e cantare, ma non possiamo nemmeno negare il fatto che Hermida si sia impegnato davvero più di se stesso per portare avanti il progetto. Tanto di cappello se poi il risultato è questo! Suoni spaventosamente alti ma ben equilibrati porteranno i presenti a prendersi a botte senza pietà per tutto il tempo, una performance vocale davvero ben riuscita e coinvolgente e infine una scaletta da urlo. In più, ricordiamo che questo è il quindicesimo anniversario del disco di debutto “The Cleansing“, da cui verranno eseguiti tre brani; insomma è una data molto interessante a cui assistere. Partono a razzo con “Revelations”, “Unanswered” e “Wake Up”, giusto per far capire ai presenti che devono darsele di santa ragione. Proseguono con il nuovo singolo “You Must Die”, dopodiché Eddie si prende cinque minuti per parlare con il pubblico, ma soprattutto per ringraziare la Hellfire (e in particolare Matt Cabani) per come abbia sempre gestito al meglio le varie date sia dei Suicide Silence che del suo vecchio gruppo, gli All Shall Perish. Solo a nominarli scoppia un’ovazione con applauso generale, che lo sorprende un pochino. Infatti ci confida che i primi tour con gli ASP furono fatti insieme ai Suicide Silence, compreso il suo primissimo tour europeo anni orsono, e di come sia fortemente legato alla band da sempre. Durante questo discorso un ragazzo a torso nudo alza la maglia di Mitch scatenando la comicità sia di Eddie che di Mark prendendolo un po’ in giro (per il suo aspetto da tipico americano palestrato nda), obbligandolo a rimanere in mezzo al wall of death durante “Disengage”. Alla fine del concerto gli sarà consegnata la scaletta con un paio di strette di mano. Mi piace quando si vengono a creare queste situazioni, portano il concerto su un piano molto più confidenziale e leggero col pubblico.

Alla fine i Suicide Silence porteranno una sottospecie di best of, concludendo la serata con “You Only Live Once” e “No Pity For A Coward”. Probabilmente la miglior loro esibizione dopo quella del 2010 a Pinarella di Cervia insieme agli As I Lay Dying ed Heaven Shall Burn (che ricordi nda…)

Setlist:

  • Revelations
  • Unanswered
  • Wake Up
  • You Must Die
  • Disengage
  • Fuck Everything
  • Love Me To Death
  • Capable Of Violence
  • You Only Live Once
  • No Pity For A Coward

AFTER THE BURIAL

Giungiamo dunque alla fine di tutto, signori, ora è il momento degli After The Burial. La band americana ha avuto un successo travolgente con gli ultimi tre dischi, che li ha portati finalmente anche nel vecchio continente come band conclusiva di un tour importante come il “Never Say Die”. Personalmente non avrei mai pensato che potessero concludere il concerto anche a Milano, ma sono contento di essere stato smentito alla lettura degli orari qualche giorno prima dell’evento. Salgono sul palco puntualissimi suonando subito “In Flux”, che scatena immediatamente tutta la platea. I loro suoni sono puliti perché devono esserlo, altrimenti sarebbe difficile godersi appieno una loro esibizione. Senza seconda chitarra dal 2015, con la tragica morte di Justin, dal vivo reggono la sua assenza senza troppe difficoltà sparandoci le loro incredibili doti tecniche. Il loro mix tra deathcore e djent è una vera sassata che prosegue con “Collapse” e “Behold The Crown”, ma il punto più alto sicuramente lo si raggiunge con “Lost In The Static”, che butta giù quasi letteralmente il Circolo Magnolia. Conclusa questa canzone Trent ringrazia il pubblico e spende alcune parole riguardo il tour e le sue origini un po’ italiane e un po’ native americane; qui in Italia segue un forte applauso, mentre in Germania è andata un po’ diversamente (vi invito ad andare a scoprire cosa è successo qualche serata dopo la nostra nda). Salutano il pubblico tricolore con “Mire” e “A Wolf Amongs Ravens”. Anche per loro posso certificare una performance incredibile e la migliore rispetto alle altre due viste in passato.

Setlist:

  • In Flux
  • Collapse
  • Behold The Crown
  • Exit, Exist
  • Lost In The Static
  • Mire
  • A Wolf Amongs Ravens


Anno: 2022


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