Sex Pistols – Recensione: Never Mind The Bollocks…Here’s The Sex Pistols

Signore e signori, ecco il disco punk per antonomasia. E forse, non è nemmeno il miglior disco punk di tutti i tempi, ma poco importa, ha fatto la storia. Eh già, “Never Mind The Bollocks, Here’s The Sex Pistols” (“sbattitene i coglioni, qui ci sono i Sex Pistols”) è il disco che ha dato la sottocultura punk in pasto alle masse, rendendo quel sound lercio e ignorante un fenomeno di larga fruizione nonché perfetto interprete del malcontento sociale che i giovani inglesi pativano sul finire del seventies. Crisi, disoccupazione alle stelle e l’austerity della Thatcher non andavano d’accordo con i bisogni di una generazione che non trovava più valori (la storia si ripete, eh?) e si votava dunque a uno stile espressivo che si era ormai consolidato, portando con sé una serie di tacite norme comportamentali e associative. D’altronde in quello stesso periodo l’hard rock andava diventando fino e ricercato, mentre l’heavy metal era solo agli albori. Cosa meglio del punk, dunque?. L’album ebbe una storia lunga e travagliata. Pronto alcuni anni prima della sua pubblicazione, “Never Mind The Bollocks…” fu inizialmente previsto per la EMI, la quale rescisse il contratto causa l’ingestibilità dei membri del gruppo. Fu l’allora neonata Virgin a farsi avanti, regalandoci questo pezzo di leggenda del rock. E pensare che l’album in sé e per sé non fa altro che proporre melodie graffianti ed efficaci, brani cattivi ma basati su melodie efficaci e d’impatto che divennero un bacino di influenze pressoché infinito per le generazioni successive. I brani presentavano persino una forma canzone, sebbene i testi fossero maledettamente crudi, volgari, sardonici. Ma il tutto era così deliziosamente punk. L’album contribuì ad alimentare il mito di Johnny Rotten e del compianto Sid (che tuttavia suonò il basso soltanto su “Holidays In The Sun” e “Bodies”, causa la dipendenza dall’eroina che non gli consentiva di partecipare attivamente alle registrazioni) e l’ensemble inglese divenne portabandiera di una cultura, musicale e di vita. “Holidays In The Sun”, “Liar”, “God Save The Queen”, “Seventeen”, “Anarchy In The U.K.” divennero il grido di una generazione che si vedeva alla deriva e che ai tempi si mobilitava per avere risposte, fortunatamente impossibilitata a frignare su Facebook…

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Virgin Records

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Holidays In The Sun
02.  Bodies
03.  No Feelings
04.  Liar
05.  God Save The Queen
06.  Problems
07.  Seventeen
08.  Anarchy In The U.K.
09.  Submission
10.  Pretty Vacant
11.  New York
12.  E.M.I.


Sito Web: http://www.sexpistolsofficial.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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