Negură Bunget: Live Report della data di Bologna

Protagonisti dello scorsa edizione del Paganfest e del Fosch Fest, i Negura Bunget tornano in Italia per sei imperdibili date, supportati in questa occasione dai conterranei Din Brad e dagli esordienti romani Shores Of Null. Nonostante l’ubicazione della venue, raggiungo il locale con estrema curiosità volta alle band che avrei visto durante il corso della serata. Seppur il Freakout sia pieno solo per metà, il pubblico dell’hinterland bolognese “risponde alla chiamata”, portando un po’ di sano entusiasmo!

I primi a salire sul piccolo palcoscenico del Freakout sono i Din Brad, side project di Negru (batterista e fondatore dei Negura Bunget,ndR). Il trio calca la scena con un leggero ritardo  proponendo un folk strumentale fortemente legato alla musica tradizionale rumena, dedicata all’esplorazione del patrimonio musicale e spirituale della loro terra madre che, purtroppo, non riesce a convincere il pubblico, visibilmente annoiato da uno show monocorde.

Seguono i romani Shores of Null, realtà emergente nella scena gothic/doom death metal. Anch’essi sconosciuti a molti dei presenti in sala, questi cinque ragazzi guidati dal vocalist Davide Straccione (nonché membro degli Zippo) regalano al pubblico uno show notevole, presentando brani estratti dal loro primo album. Il sound dai toni doom e passaggi quasi “Opethiani” colpisce positivamente il pubblico, distraendolo da alcuni disguidi tecnici.

E giunge con tanta impazienza il momento per i Negură Bunget di salire sul palcoscenico. Tanta era la curiosità votata alla band transilvaniana, qui alle prese in un contesto più intimo e non dispersivo come quello del Paganfest, dove li abbiamo visti protagonisti. Gli otto musicisti che completano la formazione danno conferma di essere una band dall’enorme (ma poco sfruttato) potenziale, che riesce a creare una giusta atmosfera anche in sede live e non solo su disco. Da subito, si denota una grossa novità: la lineup. Immenso è stato lo stupore degli astanti nel constatare il totale rinnovamento del combo, non troviamo più infatti elementi indispensabili come la tastierista Inia Dinia (che inoltre aveva preso parte al progetto Din Brad lo scorso anno, ndR) e il vocalist Buvnitz Buvnitzescu, entrambi assenti, in quanto non più partecipi alle attività della band dallo scorso Gennaio. Quest’ultimo è stato prontamente rimpiazzato con Tibor Kati (ex Grimegod), che in sede live purtroppo presenta qualche lacuna: nonostante la buona volontà, il frontman non riesce a dare il meglio di sé, specialmente per ciò che riguardano le parti cantante in growl e per la sua totale mancanza di presenza scenica. Menzione necessaria, invece, per il polistrumentista Petrică Ionuţescu, che ha dato grande prova di sé, soprattutto sul brano “Norilor”, dove l’abbiamo visto barcamenarsi tra i vari strumenti tipici transilvanici, ma la vera ciliegina sulla torta è stata l’ottima esecuzione dell’uso del Kaval (per chi non lo conoscesse, è un lungo flauto tipicamente utilizzato in Macedonia, Grecia, Turchia e Bulgaria, ndr), che ha reso i brani più coinvolgenti ed interessanti. Il set proposto dalla band si svolge e vola come niente fosse e nonostante i volumi troppo alti – fattore che aveva penalizzato le precedenti band -, l’ensemble rumeno ottiene riscontri positivi durante la serata e con il brano “Dacia Hiperboreană” si appresta a salutare un pubblico piuttosto soddisfatto, le cui aspettative sono state saziate da un sound black metal ricco di sperimentazione.

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