Cadaver – Recensione: Necrosis

Death scandinavo. Molto è stato detto e scritto su questo stile musicale, ma nonostante il loro ruolo seminale i norvegesi Cadaver non sono certo tra le band più citate e conosciute del movimento. I loro primi due album (‘Hallucinating Anxiety’ e ‘…In Pains’) sono dei piccoli classici, ma dopo questi quasi dieci anni di vuoto. Il ritorno un paio di anni fa con il nome di Cadaver Inc. e un sito che pubblicizzava la vendita di un alibi e la rimozione del cadavere per chi volesse commettere un omicidio. Un bella trovata, ma che attirò più l’attenzione della polizia norvegese che quella dei fan del death metal. Oggi ci riprovano con il nome originale e un disco ancora più ancorato allo stile di un tempo. Non solo i brani, ma anche la stessa produzione ci riporta ai primordi della scena: suoni grezzi e minimali che si confondono con il thrash mittel-europeo o il black primitivo, brani scarni ed essenzialmente basati su ritmiche a centrifuga, voce strozzata ma comprensibile. Una concentrato di banalità, ma quello che non si può far trapelare dalle parole scritte e l’entusiasmo reale che la band riesce ancora a trasmettere con le sue composizioni, forza che tirerà dalla parte dei Cadaver i più nostalgici. Non capita facilmente oggi di poter ascoltare qualcuno che riesca in modo credibile a proseguire il discorso dei prime mover e brani come ‘Decomposed Metal Skin’, la disarmonica ‘Odium’ o la furiosa e malata ‘Goat Father’ sanno ancora lasciare un segno grazie a quella personalità unica che può possedere solo chi ha contribuito in modo decisivo a creare una scuola. Si possono anche ignorare, ma non senza correre il rischio di pentirsene.

Voto recensore
7
Etichetta: Candlelight / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist:

01. Necro As Fuck
02. Decomposed Metal Skin
03. Evil Is Done
04. Odium
05. Awakening
06. Goat Father
07. Unholy Death
08. The Etching Cleanser
09. Heartworm


riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi