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Necrodeath: Live Report della data di Milano

Interessante serata di metal italiano al Transilvania Live, che ci propone questo Venerdì sera una kermesse guidata dagli storici Necrodeath, accompagnati per l’occasione da tre realtà emergenti nel panorama tricolore.

Arriviamo al locale quando la performance degli Evil Bards (opening act della serata) si sta ormai avviando verso la fine. Dobbiamo accontentarci di due buone song di thrash/death tecnico e compatto (di ispirazione nordeuropea) in cui la band mostra delle doti esecutive convincenti e un approccio piuttosto energico alla dimensione live. Ai monzesi manca forse un pizzico di originalità in più, ma i pochi minuti in cui riusciamo a seguire il loro set ci lasciano un’impressione positiva.

Una breve pausa per allestire il cambio palco, ed ecco cominciare lo show dei milanesi Legion, band che ci offre un death ricercato e ricco di contaminazioni melodiche e progressive, ispirato in primis dai Death, non a caso omaggiati da un’ottima riproposizione del classico ‘The Philosopher’. I lombardi tengono il palco con disinvoltura, forieri di un sound intransigente ma multiforme. Le song eseguite dai Legion (oltre alla cover citiamo ‘Memories And Agony’ e la più compatta ‘Escape’) appaiono piene di sfaccettature, grazie soprattutto ad un sound chitarristico graffiante ma pieno, sempre incisivo ma anche in cerca di momenti più atmosferici che donano varietà ad ogni canzone. Davvero bravi, teniamoli d’occhio.

Terminati gli spettacoli di due gruppi “da mosh”, tocca ai “gotici” Soultakers portare un po’ di romanticismo al pubblico del Transilvania. Il sestetto meneghino ci intrattiene con un metal melodico e intrigante in cui trovano spazio abbondanti dosi di musica sinfonica, tessuti dalle tastiere di Federica Badalini e dal violino di Juri Pilati, uno strumento che non crea solamente sfumature, ma si ritaglia dei cammei sognanti. I brani eseguiti dai Soultakers (ricordiamo che la band ha da poco pubblicato il suo esordio ‘Tides’) si fanno apprezzare per la loro estrema fruibilità e per quell’atmosfera “decadente” che riescono a creare. Ottimo in questo senso il compito svolto dal vocalist Dino Brentali, molto interpretativo in particolare sulle parti più atmosferiche, e dalla chitarrista Francesca Badalini, che con il suo strumento crea alcune intrusioni dal sapore progressive piacevoli e mai eccessivamente intricate.

Nel frattempo il pubblico si è fatto più numeroso e in buona parte si avvicina al palco per assistere allo show degli headliner. I Necrodeath, vent’anni di storia e considerati a ragione tra i pionieri del metal estremo italiano, non si faranno pregare per coinvolgere l’audience in uno show travolgente. Guidati dal velenoso screaming di Flegias, i liguri proporranno questa sera una scaletta che darà lustro al presente ma anche al passato della band, in quello stesso periodo in cui altri prime movers della scena estrema stavano per dare il loro scossone al panorama metal. E i Necrodeath danno spazio a ‘Mater Tenebrarum’, ‘Internal Decay’, ‘Necrosadist’, e dopo queste schegge impazzite è il turno di ‘Perseverance Pays’, la più “tecnica” ‘Hate And Scorn’ e ‘Church’s Black Book’, una canzone permeata da un’atmosfera molto oscura e soffocante che accompagna la narrazione dei crimini “benedetti” dalla chiesa nel corso dei secoli. Peso e soci si mostrano come in ogni occasione una band estremamente professionale che ormai vive la dimensione live divertendosi per prima. Non mancano il dialogo con il pubblico ne una grande dose di energia e coinvolgimento che raggiungono il culmine con l’esecuzione delle cover. Stavolta tocca a ‘Black Sabbath’ (introdotta da Flegias come un doveroso omaggio a uno dei più grandi gruppi rock della storia) e a ‘Countess Bathory’ dei Venom, con la quale i Necrodeath si congedano dal pubblico del Transilvania.

E a noi piace pensare che un posto “al sole” nella storia del metal estremo, i Necrodeath lo meritino pienamente.

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