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Nachtblut – Recensione: Apostasie

Napalm Records licenzia “Apostasie”, quinto album in studio dei tedeschi Nachtblut. La band, attiva da poco più di dieci anni, appartiene a quel calderone “dark metal” inteso alla crucca maniera, ovvero musica metallica pennellata di melodic black, gothic, industrial e tanta, tanta enfasi come piace ai nostri colleghi magna-crauti.

Il bello è che questi, ehm, esponenti della Neue Deutsche Welle, non hanno quasi mai sbagliato un colpo. Di certo i loro album non inventano nulla, ma dalla loro hanno una indubbia capacità di comporre pezzi ficcanti e di presa che si rischia di ricordare subito, ostracizzati soltanto dall’utilizzo della lingua madre. Tra l’altro, la band opta per dei testi molto interessanti che attraverso metafore nemmeno troppo velate, affrontano scomode tematiche politico/sociali.

Nel nuovo “Apostasie” c’è davvero un po’ di tutto e non ci si annoia. L’opener “Multikulturell” è una sorta di incrocio tra i Rammstein e i Cradle Of Filth, tra orchestrazioni epiche e pompose, elettronica boombastica e accelerazioni black accompagnate dallo screaming di Askeroth. Non c’è trucco e non c’è inganno, soltanto una melodia portante efficace e un refrain gustosissimo. E’ questo il modus operandi scelto dalla band che si ripete durante l’album: ci si impegna poco e si gode dell’ascolto.

Ecco dunque alcuni pezzi robusti e con una spiccata vena metallica come il singolo “Lied Für Die Götter”, “Amok” e la titletrack, altri cacioroni e martellanti come vuole la tradizione teutonica (su tutte “Scheinfromm”). Menzione particolare per “Frauenausbeiner”, un episodio dal tiro molto rock’n’roll e per la dolce ballad “Einsam”, con tante tastiere e il contributo della voce cristallina di Aeva Maurelle degli Aeverium.

Si chiude con la scanzonata cover di “Wat Is’ Denn Los Mit Dir”, una hit della tamarrissima band tedesca Kollegah, in pratica la versione germanica di Rovazzi. In fondo va bene così, “Apostasie” scorre senza cedimenti, diverte e intrattiene a lungo.

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