My Dying Bride – Recensione: Feel The Misery

Venticinque anni di carriera e dodici album in studio non sono certo pochi. Eppure, i My Dying Bride sono ancora tra noi con un platter credibile e solido, ideale continuatore di quel “A Map Of All Our Failures” che tre anni fa vedeva Aaron Sainthorpe e soci riscoprire il lato più ruvido e cupo del progetto.

“Feel The Misery” comincia proprio da lì, da un sound lievemente sporco che non risparmia di contaminare una costante malinconia di fondo con momenti di aggressività, dando risalto a un angolo death metal che il precedente corso aveva lasciato sopire. Sarà complice il ritorno di Calvin Robertshaw, primo chitarrista del gruppo, ma il suo strumento e quello di Andrew Craighan tessono riff compressi e muscolari, in particolare nella prima parte dell’album. Non manca però l’atmosfera e nemmeno quelle melodie portanti tristi ma sensuali che hanno contribuito a forgiare il sound del gruppo inglese.

L’opener “And My Father Left Forever”, casualmente composta poco prima della scomparsa del padre di Aaaron, è interpretata dal nostro con grande intensità. La sua inconfondibile voce pulita, lamentosa e a tratti smithiana guida le sorti di un brano musicalmente compatto e veloce per il genere di riferimento, dove le chitarre e la sezione ritmica tagliano impietose, quasi a voler sottolineare la natura effimera dell’essere umano.

Ancora suoni possenti ma arrendevoli nella successiva “The Shiver In Empty Halls”, a nostro giudizio uno dei brani migliori del disco. Un pezzo dall’andamento granitico ma forte di un melodia anthemica e di un innesto atmosferico di tastiere davvero solenne. Lo spigoloso growl di Aaron si trasforma infine in un sussurro che scandisce una dolorosa ninna-nanna.

La parte centrale dell’album presenta delle tracce dal minutaggio più breve, per alcuni aspetti più orecchiabili e snelle ma sempre legate al contesto crepuscolare e al trademark della band. Convincono in particolare la titletrack, arricchita dalle tastiere e da un finale sinfonico in crescendo e “I Celebrate Your Skin”, triste ballata dove i suoni si rendono il più possibile lunghi e diluiti, mentre degli inquietanti cori ossianici si giustappongono alla voce.

In chiusura, la lunga suite “Within The Sleeping Forest”, si propone come una sorta di riassunto di ciò che i My Dying Bride sono stati, sono e saranno, tra atmosfere romantiche ed esplosioni di rabbia. Un platter che conferma tutto il valore dell’ensemble.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Peaceville Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. And My Father Left Forever
02. To Shiver In Empty Halls
03. A Cold New Curse
04. Feel The Misery
05. A Thorn Of Wisdom
06. I Celebrate Your Skin
07. I Almost Loved You
08. Within A Sleeping Forest


Sito Web: http://www.mydyingbride.net/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. Seyr

    Disco immenso

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