Mr. Big: Live Report e foto della data di Trezzo sull’Adda (MI)

Che viaggio fantastico che è stato cari Mr. Big!!! 

Avete accompagnato la parabola di tanti ascoltatori amanti dell’hard rock (come il sottoscritto) dall’adolescenza alla “seconda giovinezza”, tramite un serie di album di livello assoluto e grazie alla vostra maestria come musicisti dal gusto melodico spiccato e mai banale; credo che molti dei presenti in un Live Club di Trezzo stipato la pensino come me e fossero proprio lì per tributare il giusto omaggio a voi che, così sembrerebbe, vi ritirerete dalle scene (almeno per quanto riguarda le esibizioni dal vivo).

JARED JAMES NICHOLS

La serata è stata aperta dal sorridente Jared James Nichols, chitarrista/cantante blues hard rock che sembra un incrocio ipervitaminizzato di Gary Moore e Ted Nugent; l’americano, con una formazione “power trio”, ha sciorinato un’ottima esibizione e sapienza chitarristica, concentrandosi sul suo ultimo album, omonimo, uscito lo scorso anno e finendo in apoteosi con la cover di “War Pigs”; non esattamente quello che ascolto di norma ma spettacolo decisamente promosso.

MR. BIG

Sapevamo che per questo “The Big Finish” tour la band avrebbe eseguito l’intero capolavoro “Lean Into It” ma non abbiamo volutamente sbirciato le setlist precedenti per non rovinarci la sorpresa… ed in effetti la scaletta è stata assolutamente azzeccata (anche se quella perfetta per tutti non esiste); sapevamo altresì delle difficoltà, sia fisiologiche che contingenti, alla quale era andato incontro Eric Martin in alcune date che l’avevano obbligato a ricorrere ad un aiuto on stage nella persona di Michele Luppi (non presente comunque a Trezzo perché impegnato in Svezia con alcune date live insieme a Kee Marcello).

Martin, anche stasera è sembrato in palese difficoltà, evitando di cantare ampi spezzoni di canzone e non forzando quasi mai ma, è altrettanto vero, che tramite la sua pluridecennale esperienza ha comunque messo in scena un’esibizione sincera e coinvolgente ben coadiuvato ai cori dai suoi compagni di viaggio, compresa la recente addition Nick D’Virgilio. Vorrei spendere due parole proprio su questo fantastico batterista/cantante mai adeguatamente osannato in articoli e poll varie ma di una bravura disarmante e da ricordare non solo per il suo passato negli Spock’s Beard e nel suo presente nei Big Big Train ma anche per le incredibili performance da solista o con Fates Warning, Genesis, Cirque Du Soleil ed innumerevoli altre.

Nessun appunto e nessuna novità nell’esibizione di Billy Sheehan e Paul Gilbert, due musicisti che non hanno più bisogno di presentazioni e che anche a Trezzo hanno messo in scena un spettacolo annichilente a partire dal classico “Addicted To That Rush”, passando per la groovy “Take Cover” ed alla tirata “Colorado Bulldog”; ovviamente “Lean Into It” ha fatto la parte del leone dello show ed è stato riprodotto fedelmente da “Daddy, Brother, Lover, Little Boy” a “To Be With You” mentre la parte conclusiva dello show è stata caratterizzata dai vari solos (un momento un po’ retro ma che permette di rifiatare) e da una serie di cover tra cui segnaliamo le immancabili “30 Days In The Hole” (Humble Pie) e “Baba O’Riley” (The Who) e una “Good Lovin’” (The Olympics) con il consueto scambio di strumenti fra i quattro.

Insomma uno show davvero lungo e completo, corredato anche da una certa malinconia finale ripensando a questa splendida carriera che giunge al capolinea e con un pensiero commosso al grande Pat Torpey. 

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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