Deinonychus – Recensione: Mournument

Cosa accadrebbe se in un cupo pomeriggio di inizio inverno ascoltaste un disco che innalza all’ennesima potenza la concezione di oscurità ed oppressione? Sareste in grado di risvegliarvi dall’incubo… “Mournument” possiede quell’aura avvolgente e inquietante, anche se, se proprio vogliamo essere pignoli e analisti, non riesce a creare quel tipo di emotività e di sensazioni appassionate tipiche delle strutture musicali “gotiche”, al di là delle elucubrazioni che possono nascere dal voler descrivere cosa è o non è gothic metal. Decisamente un punto a favore dei tre Deinonychus è dato dalla capacità di saper creare il giusto clima, la classica atmosfera da foresta nordica invasa da banchi di nebbia, magari con un sinistro castello sullo sfondo ingrigito dalla luce crepuscolare… L’intro “Pluto’s Ovoid Orbit”, opprimente nel suo soliloquio e nella maestosa e crescente forza oscura, esplode in “Salus Deceived” le cui basi ritmiche difficilmente rintracciabili ad orecchio, data la lunghezza degli accordi, formano un vero e proprio tappeto su cui si fondano le vocals create dalla lacerante voce di Marco Kehren, non esente da un certo sentimento ed interpretazione degni dei migliori Aaron Stainthorpe ma, purtroppo, la chiusura della song ci sembra una troncatura frettolosa e quel fading lascia un po’ l’amaro in bocca… che viene subito ‘raddolcito’ dalla tirata “Odourless Alliance”: una potenza sonora che certamente avrebbe poco a che fare con l’habitat creato se non fosse per grazia delle tastiere di Arkdae e la voce sempre lancinante di Marco. Un lavoro degno delle più plumbee e tristi giornate di fine autunno, freddo pungente e umidità si insinuano nelle ossa e l’ascolto di “The Crimson Tides-Oceans Of Soliloquy pt.II” non aiuta di certo. Un growling spaventoso fa da corona ai suoni bassi e cavernosi, il drumming granitico e possente crea le basi per le ritmiche cadenzate e particolarmente adatte. Incredibile la cover di “Ancient Dreams” dei Candlemass, personalizzata al punto che risulta piuttosto difficile estrapolare le melodie per poterle accoppiare alla versione originale e fare paragoni, potrebbe essere scambiata per un pezzo dei Deinonychus senza alcun dubbio… Note dolenti, invece, arrivano dalla non-originalità con cui ci viene presentato il concetto che sta alla base di questo disco. Non si vuole intendere, come concetto, il singolo tema portante per tutte le canzoni, assolutamente. Si tratta di qualcosa di più profondo: è la concezione gotica che si ha nel momento in cui si partorisce una creatura e la si vuole far crescere in questo mondo oscuro, privandola però delle armi con cui difendersi. In questo caso alla creatura, il disco, mancano le giuste difese: canzoni tenacemente allungate in introspezioni strazianti e ottenebranti, tastiere un po’ più presenti, una produzione che renda davvero giustizia ad un lavoro dietro il quale, ci sembra, ci sia stato tanto impegno per una notevole stesura delle canzoni ma forse troppa fretta nella pubblicazione a fine registrazione, con le conseguenze evidenti… Resta comunque un disco che si conquista degnamente l’ascolto dei più appassionati ed esperti conoscitori della materia, anche se non imperdibile o necessario.

Voto recensore
6
Etichetta: My Kingdom Music / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Pluto’s Ovoid Orbit / Salus Deceived / Odourless Alliance / Tantalised In This Labyrinth / The Crimson Tides-Oceans Of Soliloquy pt.II / Selek From Menes / A Misleading Scenario / The Obscure Process Of Metamorphus / Arrival In Mesopotamia / Ancient Dreams / Ascension – The 40th Day After Easter


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