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Mournful Congregation – Recensione: The Incubus Of Karma

Osmose Productions licenzia “The Incubus Of Karma”, quinto album in studio degli australiani Mournful Congregation, ancora una volta artefici di un funeral doom metal cupo e romantico nel senso letterario del termine. Classe 1993, la band è quasi contemporanea ai padri britannici del doom/death, dai quali ha tratto alcuni spunti (in un periodo di ricerca come i primi anni ’90, pochi anni di anticipo o di ritardo potevano fare la differenza), sviluppando poi degli elementi caratteristici ben distinti.

Detti elementi, sono ben presenti nel nuovo album “The Incubus Of Karma”, un platter che certo non farà cambiare idea a chi non ha mai seguito una nicchia musicale tanto sui generis, ma che conferma in pieno la bontà di una band che poco o nulla ha da invidiare a più blasonati colleghi (e potremmo citare Ahab, Skepticism, My Dying Bride, solo per nominarne alcuni). Il sound dilatato e catacombale tipico del genere, incontra qui aperture melodiche di grande bellezza tessute dalle chitarre del mastermind Damon Good (anche voce e tastiere) e di Justin Hartwig, accompagnate in modo puntuale dai synth.

I paletti piazzati dal genere di riferimento sono elusi da un impatto emozionale fortissimo, le melodie guida paiono guardare alla lezione dei Pink Floyd del post-Waters dilatandosi ma riuscendo ad essere orecchiabili, in un insieme in cui il suonato è notevolmente più importante della voce. Quando questa interviene, passa da un growl cavernoso a un emozionante pulito, che troviamo più spesso ad accompagnare i dialoghi tra la chitarra acustica e quella elettrica, oltre ai passaggi di tastiera.

Gli ottanta minuti di ascolto e i brani dal minutaggio lungo non devono spaventare. Per quanto “The Incubus Of Karma” sia un lavoro omogeneo e monolitico nel quale ogni canzone è una parte inscindibile dal tutto, sarà inevitabile lasciarsi coinvolgere dal gusto estetico del gruppo. “The Rubaiyat” e “Scripture Of Exaltation And Punishment” possono comunque essere considerati i brani più rappresentativi. Più ariosa e con risvolti psichedelici la prima, pachidermica, abrasiva e funerea la seconda, che non risparmia comunque un finale delicato.

Drammatici e teatrali, i Mournful Congregation interpretano uno stile musicale tanto cupo e disperato con inusuale romanticismo, confermandosi una realtà interessante e rara entro questo panorama.

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