Mothership – Recensione: Mothership

Sembrano un po’ dei marziani, e non tanto perché il nome (peraltro abbastanza inflazionato, facendo una ricerca in rete vengono fuori diverse omonimie) del gruppo fa venire in mente le astronavi madri, quanto per il genere che suonano e per la grafica maledettamente rétrò che accompagna i loro eventi live. Riallacciarsi in modo così esplicito al classic rock di band come UFO e Led Zeppelin, condito da una leggera spolverata di hard blues e southern rock, non è, infatti, una scelta consueta o dettata dalla sete di guadagni, ma sono proprio questi i generi da cui i Mothership pescano a piene mani, tra l’altro dimostrando buone capacità e scrupolo nella cura dei particolari.

L’album omonimo inizia con ‘Hallucination’, un brano strumentale da cui emerge subito un aspetto importante del terzetto texano, ovvero il grande utilizzo di parti strumentali, che spesso sembrano frutto di jam improvvisate più che di uno studio vero e proprio. Tutti i pezzi sono costruiti avendo al centro la musica suonata più che quella cantata, con alcune differenze che possono riguardare i cambi di ritmo o l’uso di qualche riff più o meno grintoso, ma non molto altro. I testi fungono quasi da riempitivo e sono basati su temi onnipresenti, come quello del rock che scorre nel sangue e nelle vene (‘City Nights’), o la perpetua ripetizione di rime non proprio nuove come “Faster / Master” (‘Lunar Master’). Nel loro complesso comunque, a parte qualche momento un po’ sottotono, i Mothership realizzano un’interessante opera prima, dove il rock classico diventa a tratti ispirazione per un viaggio mentale un po’ allucinato ma positivo.

Voto recensore
7
Etichetta: Ripple Music

Anno: 2013

Tracklist:

01. Hallucination
02. Cosmic Rain
03. City Nights
04. Angel of Death
05. Win Or Lose
06. Elenin
07. Eagle Soars
08. Lunar Master


Sito Web: http://www.facebook.com/mothershipusa?ref=ts&fref=ts

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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