Ninefold – Recensione: Motel

Istantanee di viaggio. Alcuni dischi, a volte succede, sanno appagare il desiderio di avere per le mani qualcosa che sappia divincolarsi da tutti i futili appellativi di circostanza; altri sanno addirittura stupire senza per questo pretendere lo status di “arte per pochi”; altri ancora, i migliori, si lasciano per strada persino la necessità di pianificare a priori lo schema di quello che poi sarà il risultato finale, permettendo che sia creatività allo stato puro l’unico fattore determinante ai fini della via da intraprendere. Tutti questi dischi sono anomalie e, questa volta, l’anomalia si chiama ‘Motel’: un capolavoro quasi casuale e una dicotomia di ricercatezza ed onestà che oggi ha davvero dello stupefacente, in un tempo in cui tutti pretendono di elargire genio a destra e a manca. Perché si da il caso che questo sia un disco tanto pregno di stratificazioni quanto sincero; tanto sincero da generare il dubbio che l’intimità di una ‘Milkbox’ da brividi non avrebbe mai dovuto finire fossilizzata tra i bit di una ISO9660 solo per accondiscendere alle orecchie di noi che stiamo da questa parte. Molto spesso il groove che sottende alle intenzioni post-grunge di ‘Porno Tea’ viene tacitamente allontanato, ma solo per abbandonarsi a lisergici flussi di coscienza a la Joyce (‘Amigdala’) o magari per concedere lo spazio a chiari riferimenti ai Tool di ‘Dounat Boy’ o ‘The Sleeper’, anche se i salti umorali sono così troppo repentini che molto spesso diventa addirittura improponibile qualsiasi analisi monodirezionale: per intenderci, prendete una ‘Simon Boy’ qualunque e cercate di districare l’enorme rompicapo che sa (de)costruire nel cervello; per quanti sforzi impiegherete, sarà praticamente impossibile fare chiarezza, anche volendo discuterne secondo il punto di vista delle cose più fisiche di Ninefold che stanno in ‘Tester’ e ‘Doctor Zero’. Per una buona volta, lasciamo che sia musica rotonda e corposa a meritare il massimo dei voti, non tanto perché ci hanno stufato i nuovi messia o i presunti tali, quanto perché, forse, è tempo di lasciare che sia l’individualità pure e semplice a parlare. In questa circostanza, assolutamente scevra da tutte le necessità del caso.

Voto recensore
9
Etichetta: LoudBlast / GoodFellas

Anno: 2003

Tracklist: 01. amnion (4:54)
02. doctor zero (6:04)
03. the sleeper (4:46)
04. milkbox (4:49)
05. porno tea (5:38)
06. ?? (2:04)
07. vortex (5:27)
08. tester (4:07)
09. simon one (4:32)
10. dounat boy (4:49)
11. simon x (1:49)
12. amigdala (18:51)

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