Mortiis – Recensione: The Great Deceiver

Sembra sia stato un parto tormentato quello di “The Great Deceiver”, nono album dei Mortiis inizialmente previsto per la fine di Gennaio e ora disponibile grazie a Omnipresence. “The Great Deceiver” è stato descritto dallo stesso Håvard Ellefsen come un arrivo all’Inferno e in effetti contiene parecchia rabbia, umori tesi e cangianti a ulteriore conferma della maturazione artistica di un progetto che nulla più ha a che vedere con la militanza del suo leader nel panorama black metal, per quanto in molti si ricordino di Mortiis proprio per questo motivo.

Sono passati quasi sei anni da “Perfectly Defect” e “The Great Deceiver” ribadisce la maturità del musicista norvegese, forse osa un pizzico di meno rispetto al predecessore ma di certo conferma i Mortiis come una solida e caratteristica realtà dedita a quell’ibrido amato/odiato tra il metal e la musica elettronica. “The Great Deceiver” plasma al meglio tutte le influenze del nostro, che si muove disinvolto tra metallo industriale pulsate ed aggressivo e richiami alla new wave d’antan, mantenendo un costante, ragionato equilibrio tra momenti orecchiabili ed altri nettamente più affilati.

Non a caso il singolo “Doppelganger” (accompagnato da un video molto forte) non possiede affatto un feeling da club, ma respira atmosfere pe(n)santi ed aggressive, mentre la voce ulula tutto il malessere possibile. I momenti più disincantati, dove il refrain gioca a fare il ruffiano (ma sempre con un certo gusto) sono affidati a “Demons Are Back”, vera dichiarazione d’intenti e all’intensa “Sins Of Mine”, sorta di ballad à la VNV Nation dove la voce si trasforma in un emozionante pulito e la malinconia supera di gran lunga l’immediatezza.

Mortiis sembra divertirsi come un bimbo che immagina di costruire una fortezza mettendo insieme tanti mattoncini, ma lo fa con la logica e la freddezza adulte di un musicista navigato. Le bordate industriali dei Ministry fanno capolino in un pezzo carico di nervosismo e tensione come “The Great Leap”, mentre la parte centrale dell’album chiama in causa gli Skinny Puppy nella sibilante “Road To Ruin”, dalla struttura minimale e disturbante, l’EBM dei primi ’90 in “Bleed Like You” e soluzioni sintetiche che ricordano DAF e Depeche Mode in “Scalding The Burnt”, episodio poi inserito al meglio in un contesto contemporaneo, dove i ritmi diventano presto veloci, guidati dalle furibonde chitarre.

Un mosaico oscuro, seducente, nichilista.

Mortiis-The-Great-Deceiver-cover

Voto recensore
8
Etichetta: Omnipresence / World And Essential

Anno: 2016

Tracklist: 01. The Great Leap 02. The Ugly Truth 03. Doppelganger 04. Demons Are Back 05. Hard To Believe 06. Road To Ruin 07. Bleed Like You 08. Scalding The Burnt 09. The Shining Lamp Of God 10. Sins Of Mine 11. Feed The Greed 12. Too Little Too Late
Sito Web: www.mortiis.com

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi