Morbid Angel: Live Report della data di Roma

Memori dell’estenuante massacro perpetuatosi al Circolo Degli Artisti con i Dark Tranquillity, il cambio di location che aveva preferito l’Horus Club per la discesa nella Capitale dei Morbid Angel, in occasione del tour di supporto a ‘Heretic’, non aveva potuto che trovare pareri favorevoli tra i presenti, liberi di poter respirare e non costretti a vivere la serata come una vera e propria sfida di sopravvivenza: serata che viene aperta dai deathsters brasiliani Krisiun, che alternano brani tratti dall’ultimo ‘Works Of Carnage’ ad altri delle loro precedenti fatiche.

Il gruppo, pur impegnandosi, paga purtroppo un eccessiva ripetitività all’interno delle proprie composizioni, che alla lunga finiscono per tediare l’ascoltatore. Da sottolineare in ogni caso la pausa all’interno di una canzone, conclusasi con un’apostrofazione che è risultata ben nota al pubblico presente, e l’ottima prestazione del batterista, oggetto tempo addietro di critiche in suolo italico, ma che, possiamo ammettere, si sono rivelate decisamente infondate.

L’attesa del pubblico è pero’ ovviamente catalizzata sull’imminente ingresso in scena della formazione capitanata da Trey Azagthoth che, puntualissima, sferra il suo attacco alle dieci precise: l’apertura, affidata a ‘Day Of Suffering ‘ e subito seguita da ‘Within The Enemy’, viene purtroppo penalizzata da iniziali problemi tecnici, ma lascia comunque intendere l’indiscutibile potenza di fuoco del trio, accompagnato da un secondo chitarrista in sede live. Fortunatamente le iniziali imperfezioni vengono risolte in breve tempo, dando così modo agli americani di esprimersi al loro meglio, grazie anche ad una scaletta ben equilibrata che alterna sapientemente estratti dal nuovo album e grandi classici.

“Are your ready for some pain?”: con questa domanda Steve Tucker dà il via al primo estratto da ‘Covenant’, una devastante ‘Pain Divine’ che mette in chiaro le intenzioni del gruppo, che esegue, tra le altre, ‘Where The Slime Lives’ e ‘Lord Of All Fevers And Plague’, tra le più acclamate dai presenti.

Dopo l’esecuzione di ‘World Of Shit’ i floridiani escono momentaneamente di scena, ma di lì a poco tornano sul palco, e il riff iniziale di ‘God Of Emptiness’, che verra’ poi seguita da ‘Enshrined By Grace’, si impossessa del pubblico, che si scatena con le ultime forze rimaste. Chiusura affidata a ‘Chapel Of Ghouls’, accolta con un boato dai presenti, che cantano a squarciagola durante il celebre break, e che chiude un concerto che di sicuro avrà scontentato ben pochi.

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