Morbid Angel: Live Report della data di Trezzo Sull’Adda (MI)

Quanti, a parer vostro, si ricordano di cosa sia veramente il death metal, almeno sotto il profilo live? Una domanda apparentemente sciocca questa, è vero, ma che non garantisce una risposta sicura, da parte di molti, ipotetici, intervistati. In ogni caso, se qualcuno di voi avesse voluto fare una ripassatina, sarebbe dovuto venire, giovedì 7 Aprile, al Live Club di Trezzo sull’Adda (MI) per vedere in azione una delle band capostipiti di una delle incarnazioni più estreme e fantasiose dell’heavy metal, rafforzata dal ritorno in line-up del suo front-man e leader carismatico David Vincent, il quale mancava da quasi dieci annidai dischi e dai concerti della formazione statunitense. Direttamente dalle calde ed inquietanti terre della Florida, accompagnati da un guest di tutto rispetto nel panorama delle band emergenti, gli Hatesphere, i Morbid Angel hanno letteralmente reso al suolo il locale lombardo, generando un autentico pandemonio (parola quanto mai azzeccata visto monicker e concepì lirico del quartetto americano) tra il discretamente numeroso pubblico intervenuto.

A causa di un infortunio al polso del chitarrista Muhammed Suicmez, gli interessantissimi Necrophagistnon hanno potuto esibirsi, lasciando ai danesi Hatesphere la possibilità di godere di un set più lungo, durante il quale hanno potuto mettere in mostra la loro dirompente forza d’urto generata dall’unione di thrash swedish-school e hard-core quasi di stampo newyorchese. Aiutati da suoni di primissima qualità (sarebbe interessante sapere l’opinione di Azaghtoth e compagni, visto ciò che capitato loro successivamente!), il quintetto nordeuropeo, guidato dal suo cantante Jacob Bredahl, molto in vena di spiritosaggini (qualcuno glia ha insegnato qualche tipico complimento italiano da rivolgere al gentil sesso), attacca frontalmente il pubblico del Live Club, con brani tratti, principalmente, dagli ultimi lavori ‘Ballet Of The Brute’ ed il mini ‘The Killing EP’. Non c’è un attimo di respiro: il riffing serrato, poderoso ed essenziale del quintetto danese, la galoppante batteria di Anders Gildenøhr e le vocals feroci e, quasi ispirate al grande ‘Tompa’ Lindberg, strazianti vocals di Jacob riversano, sui presenti, rabbia al calor bianco. Forse, sulla lunga distanza, l’estrema omogeneità compositiva degli Hatesphere può stancare leggermente, visto che le track si somigliano molto per struttura e mood; ciò non toglie, però, che il quintetto nordico sia un’incredibile band live, e gli applausi (meritati) alla fine della loro performance, non fanno altro che dimostrare l’impressionante potenza di questo combo quando calca le assi di un palco.

Per anni, dopo il 1995, si è discusso su quanto avesse perso i Morbid Angel, vera e propria colonna portante del death metal ‘made in Florida’ assieme a Death, Atheist, Nocturnus, Deicide e Cynic, con la dipartita del cantante/bassista e mente ‘lirico-filosofica’ (spesso contestata per dichiarazione, forse, volutamente sensazionalistiche) David Vincent, quantomeno sul fronte live. La risposta, sintetica, lapidaria ed inequivocabile, è arrivata nel momento in cui i quattro americani sono saliti sul palco di un Live Club che si era ulteriormente riempito (ad occhio, 250 persone, ma qui l’errore sarebbe facile), ed hanno dato inizio ad una pioggia di fuoco che lo stesso Lovecraft (una delle fonti ispiratrici dei Morbid Angel) avrebbe fatto fatica a descrivere: ferocia al di là dell’umano, potenza, precisione, senso dell’abisso e del chaos primordiale. Se è vero che i suoni degli ultimi album e dell’impianto di giovedì sera, possono essere definiti ‘imbarazzanti’, questo non lo si può dire dei brani e dell’effetto che hanno avuto sul pubblico; un vero e proprio gorgo umano, un buco nero che assorbiva energia da ogni fonte si trovasse nei paraggi. La forza di questa band, che ha sempre avuto nella chitarra di Azaghtoth e nella batteria di Sandoval la sua spina dorsale, esplode nonostante la piattezza del suono prodotto dall’impianto (e che, spesso, mostrerà fastidiosissimi cali di volume e sparizioni di strumenti, con qualche accenno di protesta dello stesso Vincent) e ritrova nuova linfa grazie al come-back di Vincent ed all’entrata alla seconda chitarra di Tony Norman (Monstrosity), sia nei classici come ‘Chapel Of The Ghouls’, ‘Immortal Rites’, ‘The Ancient Ones’ e ‘When The Slime Live’, con il funambolico assolo di Azaghtoth quasi ammutolito dalle frequenze fuori assetto, sia nelle nuove produzioni tratte da ‘Gateways To Annihilation’ e ‘Heretic’, che godono di una nuova potenza ed energia grazie all’inconfondibile voce del front-man storico del four-piece statunitense. Vincent è assolutamente inquietante e carismatico nella mimica, nel rapporto con il pubblico o anche nel semplice annunciare un brano; Azaghtoth è il funambolo, impegnato a suonare e danzare proprio come la sua omonima creatura lovecraftiana. Sandoval è l’energia delle forze naturali, inarrestabile come uno tsunami e devastante come un terremoto. Dopo circa 1 ora e 20 o più di concerto (un record per i Morbid Angel, di solito abituati a set di non più di 70 minuti) Vincent e compagni chiudono una prova di potenza e classe che restituisce alla scena metal una delle formazioni fondamentali del death, che ha saputo mostrare, in una serata caratterizzata da problemi tecnici non trascurabili, cosa significa l’impatto live del death metal stesso. L’ ‘Angelo Morboso’ è tornato…più in forma che mai.

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