Fondati nel 2018 da Chiara Tricarico e Giulio Capone (ex membri di Temperance e Bejelith), i Moonlight Haze hanno saputo imporsi fin da subito con la pubblicazione per Scarlet Records di un debutto – il virgiliano “De Rerum Natura” dell’anno successivo – che anche sulle nostre pagine aveva riscosso consensi piuttosto espliciti (“un esordio stellare e necessario”). Forti di una line-up immutata e delle esperienze accumulate in questi anni, compresi altri due album ugualmente ben strutturati e l’impegno di Chiara come vocalist negli Avantasia di Tobias Sammet, per il quintetto italiano è venuto il momento di dare alle stampe il quarto lavoro, intitolato “Beyond”. Registrato vicino a Treviso con un approccio alla produzione orgogliosamente old school, con interventi che la band assicura essere stati piuttosto limitati in sede di rifinitura, il disco può avvalersi della collaborazione dell’esperto produttore tedesco Sascha Paeth per quanto riguarda le parti cantate, con riferimenti stilistici (tra i quali Sonata Arctica, Nightwish e Within Temptation) che rappresentano un solido ancoraggio e chiaro elemento di continuità con quanto realizzato fino ad oggi. Disponibile anche in vinile, in una doppia ed intrigante versione transparent e transparent blue, questa nuova uscita si apre con una title-track introdotta da voce e pianoforte. Avvolgente, suadente, sussurrante ed introspettivo, non si tratta certamente dell’incipit esplosivo al quale altri ci hanno abituato, ma la cura con la quale è stato assemblato è essa stessa una dimostrazione di forza ed autorevolezza.
Con l’elettronica e la ritmica scandita di “Tame The Storm” rientriamo tra i confini di un territorio più conosciuto, nel quale – tra elementi facilmente riconducibili al gothic ed al symphonic – spicca una voce di natura gentile (“L’Eco del Silenzio”) ma capace di farsi all’occorrenza graffiante e più immediatamente metal, senza nulla perdere in termini di efficacia, presenza ed autorevolezza. Specialmente nella strofa di derivazione più heavy, i Moonlight Haze rivendicano una differenza rispetto ad altre formazioni di genere più restie a spingere sull’acceleratore: qui sono molti gli spunti – tra i quali l’assolo di chitarra ed il drumming martellante – che rimandano a qualcosa di più grezzo e vibrante, perfetto insomma per quanti al sinfonico troppo rilassato/operistico non si sono ancora rassegnati.
Il brio che contraddistingue la band italiana anche nella successiva “Crystallized”, ben sorretta dall’incisivo basso di Alessandro Jacobi, diventa presto una gradevole costante del disco, in grado di orientarne molte delle scelte: è infatti in nome di questa impostazione che i brani si susseguono come affreschi dai colori vividi, che ripagano i sensi senza impegnarli troppo, che evocano immagini ed a loro modo ispirano (“Chase The Light”) senza mai ripetersi né correre il rischio di suonare ridondanti. La maturità della band si esprime in quella capacità di sottrarre per arrivare all’essenza, privilegiare la chiarezza del messaggio (lo si vede anche da una presentazione scarna e di poche parole, che punta subito all’ascolto) e proporre un prodotto perfettamente in linea con la promessa di un approccio diretto, senza filtri, quasi nudo ma senza rinunciare ad una produzione competente che il formato compresso non ci ha purtroppo permesso di apprezzare nella sua interezza.
Per quanto sia soprattutto l’impostazione generale a ben impressionare, nella scaletta di dieci brani si segnalano alcuni episodi più incisivi, benchè definirli ultra catchy sarebbe forse un po’ troppo generoso: “Would You Dare?” è una locomotiva dall’arrangiamento ricco ed elaborato nonostante il suo convincente impeto, “D.N.A.” presenta un divertente intermezzo di sapore folk perfetto per i concerti estivi e “Time To Go” ha il momento death che non ti aspetti e che rimescola ancora una volta le carte. Al contrario, ho trovato più dispersive un paio di tracce di estensione più generosa ma all’interno delle quali il quintetto italiano sembra un po’ perdersi, non riuscendo a dare peso e valore ad ogni passaggio: la dimostrazione, in un certo senso, che i Moonlight Haze si esprimono al meglio quando devono badare al sodo e catturare l’attenzione con un solo colpo, ben assestato. Il complimento più grande che si può fare a “Beyond” è quello di riconoscergli una natura che va chiaramente, ehm, oltre gli spazi di un semplice e prevedibile symphonic. Questo è un disco di pochi fronzoli e grande personalità, caratteristiche che gli danno un carattere moderno ed asciutto al quale l’uso di troppe parole – come intuito da Scarlet – non rende giustizia. Un disco tutto votato al suo ascolto, che intrattiene con le sue chitarre e la sua grinta (“Untold”), che con la sua architettura veloce strizza l’occhio al pubblico distratto dello streaming senza però rinunciare ad una certa idea di coerenza, di stile italiano e di qualità.

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Etichetta: Scarlet Records Anno: 2025 Tracklist: 01. Beyond 02. Tame The Storm 03. Crystallized 04. Chase The Light 05. Would You Dare? 06. L’Eco Del Silenzio 07. D.N.A. (Do Not Apologize) 08. Untold 09. Time To Go 10. Awakening Sito Web: facebook.com/moonlighthazemetalband |

Canzoni snelle, semplici e dirette. Suoni di chitarra caldi e asciutti. E voce di Chiara Dolce e cristallina dall’inizio alla fine, anche quando in growl… Fanno di questo veramente un disco maturo, che dal vivo da il meglio di se! Ascoltatelo, è un piacere per le orecchie e per l’anima!