Moon Shot – Recensione: The Power

Formatisi nel 2019 dall’unione di ex-membri di Disco Ensemble (Ville Malja alla voce, Jussi Ylikoski alla chitarra, Mikko Hakila alla batteria) e Children Of Bodom (Henri “Henkka T. Blacksmith” Seppälä al basso), i finlandesi Moon Shot sembrano impegnati in una missione per contrastare la banalità: qualunque cosa si voglia leggere di loro, cercando online, ci si imbatterà in spiegazioni elaborate, storie scritte con attenzione ai dettagli, video pubblicati dando credito ad ogni singola persona che ha contribuito alla loro realizzazione. Anche chi non li conoscesse già riceverà probabilmente l’impressione che il loro sia un alternative orecchiabile ma anche pensante, che i loro testi potranno assumere un peso diverso dall’apparente leggerezza della melodia, che ogni singolo fotogramma sia stato scelto per le possibilità interpretative che esso offre, alla ricerca di un significato che – probabilmente – non sarà mai né unico e definitivo. Inafferabili Moon Shot, allora, e per questo da conoscere. A poco meno di tre anni dalla pubblicazione di “Confession”, e freschi di contratto con la tedesca Reaper Entertainment, il quartetto finlandese torna con undici nuove canzoni, cinque delle quali già promosse allo status di singolo: un dato probabilmente destinato a crescere, e che lascia a suo modo intuire le ambizioni tentacolari di “The Power”. Le note di apertura sono riservate ad una “Life Is A Killer” che introduce nel modo più fluido alla proposta: una volta registrata l’attenzione ai cori ed una tensione di fondo che si sposa alla perfezione con il concetto del brano, uno degli elementi che più spiccano è l’attenzione riservata ai testi e soprattutto la facilità – grazie alla pronuncia di Ville ed alla scelta di mantenere la sua voce in primo piano – con la quale è possibile seguirli.

Per una formazione che ad ogni occasione ama giocare con le parole, catalizzando l’attenzione senza rinunciare al piacere del non-detto, questa impostazione è perfettamente coerente e non mancherà di contraddistinguere anche gli episodi seguenti. Se “Blackened Spiral” parla di affrontare e accettare la morte con un taglio sbarazzino e spiazzante, con un contrasto sussurrato che identifica in modo univoco tutto l’album, è probabilmente l’intrigante “The Power” ad aprire definitivamente le porte: con un’esperienza che lo splendido video girato da Sami Joensuu completa in modo ideale, la canzone affronta la tematica del controllo con un incidere ipnotico, un ritornello esplosivo ed una nota sottile dal tocco umano. Elementi di una semplicità che attrae e che, grazie ad un’immagine grigissima e per nulla scontata, i Moon Shot riescono ad elevare oltre l’ambito radiofonico, come anche una durata della traccia prossima ai cinque minuti sembrerebbe testimoniare.

Il loro è un alternative sempre tremolante ed avaro di punti di riferimento, eppure forte di un groove che accompagna nella difficoltà (“Arms Around Me”), capace di esprimere un calore nordico ed apparentemente distaccato, lontano dalla retorica. A piacere, ed a testimoniare il carattere autenticamente rock dell’impresa, è il fatto che il disco non suoni in nessuna occasione iper-prodotto o in preda ad una tentazione modernista: al contrario, la sua formula regala sempre la sensazione di una semplicità sofferta (“Shadow Boxer”) e un po’ punk (“Stars Are Holes”) che lascia alla sola interpretazione il compito di creare, senza artifici, qualcosa di speciale e spesso dilaniante. Immediate le ritmiche, non troppo elaborati gli assoli, ruvida quanto basta la produzione, certamente, ma sono l’affiatamento e la forza del messaggio che contano, in un disco forse difficile da raccontare ma di presa ben più efficace al momento – sanguigno e senza filtri – dell’ascolto.

Amaro ed autobiografico, mai del tutto rassegnato (“Yes!”), questo lavoro possiede molto di quel design scarno eppur capace di emozionare che in tanti apprezziamo nel gusto e nello stile freddo del nord. “The Power” è un disco scuro eppure vibrante (“Ride Faster”), rappresentante moderno di un alternative “per coloro che hanno perso qualcuno che amavano”, capace di fissarsi nella memoria anche grazie all’efficacia pungente dei suoi testi e suonato con una verve che lascia intuire la speranza, l’orgoglio e l’ambizione. Ed anche le ferite, la fatica, i valori. Verbosi eppure sottilmente criptici, graffianti cacciatori della luce alla fine del tunnel ed interpreti di una malinconia esplosiva che conquista, i Moon Shot donano nuova vitalità ad un intero genere, grazie ad un approccio a tratti scomodo ed originale, che interpreta ed esalta il contrasto in chiave umana, contemporanea, sussurrata.

Etichetta: Reaper Entertainment

Anno: 2024

Tracklist: 01. Life is a Killer 02. Blackened Spiral 03. The Power 04. Arms Around Me 05. Shadow Boxer 06. Yes! 07. Ride Faster 08. Stars Are Holes 09. Supercharged Love 10. Deep Hood 11. 1800 Nights
Sito Web: facebook.com/moonshotofficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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