Metallus.it

Monster Magnet: Live Report della data di Roma

Mentre montava l’attesa per il ritorno in grande stile dei Monster Magnet in terra italica, le notizie che arrivavano dalla data di Milano non facevano sperare decisamente niente di buono…

Ai Monster Magnet non è piaciuto il pubblico di Milano. Dal palco i milanesi vengono rimproverati in quanto nel corso della scarsa ora a disposizione non hanno dimostrato l’entusiasmo dei grandi happening da “notte rock”.

Un vero peccato, perchè i presupposti per la "notte rock" c’erano tutti. Quello che è venuto drammaticamente a mancare è stato il tiro della band. Se mordi il freno, se non lanci il groove e ti limiti a fare la rockstar, allora chi ha pagato per venire al tuo concerto non partecipa perchè su quel palco non c’è alcuna festa, solo un’autocelebrazione.

Fatta di fretta, per di più.

Ci è dispiaciuto tanto, ma la "notte rock" è iniziata alla fine del concerto, in un pub, con salsicce e birra.

Fabio Negri

…ma almeno sono servite a stemperare l’attesa ed a placare il senso di delusione che si respirava al termine della serata. Iniziata in deciso anticipo sui tempi previsti, costringendoci a saltare i The Quill e ad assistere a pochi minuti dell’esibizione dei Gluecifer che, col senno di poi, si sarebbero dimostrati i migliori del lotto nella serata romana. Con un’ulteriore crescita della suddetta delusione.

Questo perché i Monster Magnet hanno imbastito sul palco uno spettacolo decisamente sotto tono. Per non dire a tratti imbarazzante. Non e’ servito nemmeno proporre alcuni dei cavalli di battaglia storici, fra cui ‘Powertrip’, ‘Tractor’ o ‘Space Lord’, oltre ad altri estratti da album piu’ datati come ‘Superjudge’ per sconfiggere quel senso di vuoto che aleggiava fra il pubblico presente.

Il problema di fondo e’ la band: appare svogliata, dedicata al compitino e poco più, riesce a spegnere i primi flebili entusiasmi con una ballata, ‘Too Bad’ piazzata a metà scaletta e cantata da un Dave Wyndorf a corto di voce già dalla terza canzone. Allora il concerto si trasforma in una sfilata di chitarre custom, di salti finti sugli ampli e di tentativi sterili, per non dire ridicoli, dello stesso Dave di dare un tono alla sua performance.

A tutto questo va aggiunto un infinito bis, fatto di dilatazioni psichedeliche oltre il limite del pacchiano e travestito da medley di cover del passato.

Ma forse basta una sola immagine a dare il senso dell’intera serata: un ragazzo del pubblico che, abbracciato alla sua ragazza, agitava bellamente il pugno in aria alla rullata finale dei bis, accompagnando il tutto con uno sbadiglio mostra-tonsille.

Per la serie: s’è fatta ‘na certa…

Michele Baccinelli

Exit mobile version