Scorpions – Recensione: Moment Of Glory

Ho amato gli Scorpions. Adoro tutti i loro dischi degli anni ’70, a partire dal folle ‘Lonesome Crow’ e per finire con la favolosa era di Uli Jon Roth. Ho sempre apprezzato anche il loro hard sanguigno degli eighties, almeno finché un certo manierismo e la voglia di inseguire il successo delle alte classifiche non hanno preso il sopravvento sulle velleità artistiche della band. Dopo il mediocre, ma vendutissimo, ‘Crazy World’, il gruppo tedesco ha fatto di tutto per mantenere gli stessi standard di vendite, prima con risultati qualitativi eccellenti (‘Face The Heat’ è fantastico!), poi scendendo nella totale mediocrità, culminata con il pessimo ‘Eye To Eye’. Visto che il grande pubblico non ha reagito in maniera proprio esaltante, Klaus Meine e compagni cercano ora il rilancio facendo ricorso a una delle più abusate mode del momento: l’album che ripresenta i vecchi pezzi in un nuovo arrangiamento orchestrale. E il risultato è disastroso. Il compositore Christian Kolonovits è riuscito nell’assurda impresa di combinare più danni di quanti non ne avesse fatti Michael Kamen su ‘S&M’ dei Metallica, aggiungendo alle canzoni originali parti sinfoniche ridicole e ridondanti che sembrano uscire da una colonna sonora di serie Z. L’opener ‘Hurricane 2000’, nuova versione della gloriosa ‘Rock You Like A Hurricane’, testimonia perfettamente tutto lo strazio cui ci troveremo di fronte nel corso del disco: introdotta dall’orchestra nel più puro stile cinematografico hollywoodiano (pacchianaggine a mille), prosegue con la classica parte hard rock, su cui si innestano svolazzi di violino assolutamente fuori luogo, mentre la canzone perde tutto il dinamismo e l’energia originali. Segue, ed è il tracollo, l’inedito ‘Moment Of Glory’, una delle peggiori ballate mai uscite dalla penna di Klaus Meine, con un intermezzo centrale da ‘Pastorale dei poveri’ che ottiene solo il risultato di far piangere o ridere, a seconda che abbiate comprato voi il CD o che ve l’abbiano fatto ascoltare in prestito. Arriva ‘Send Me An Angel’, con la partecipazione di un’ospite straordinario: Zucchero “Sugar” Fornaciari, per la gioia di grandi e piccini. Semplicemente “no comment” (anche perché questa nuova versione è veramente noiosissima). Non ci si risolleva con ‘Wind Of Change’ (dove un ennesimo intermezzo sinfonico assurdo rovina il crescendo del coro), né con ‘Crossfire’, spogliata di tutta l’enfasi marziale che la caratterizzava. Il primo vero sprazzo positivo viene con la ‘Deadly Sting Suite’, in pratica un un’unione strumentale di ‘He’s A Woman, She’s A Man’ e ‘Dynamite’: anche qui (in particolare sulla seconda) ci sono inserti forzati e lontani dal contesto delle canzoni, ma almeno la band torna per un attimo a ruggire con potenza ed energia. L’altro inedito ‘Here In My Heart’ è una dignitosa cover di una pop-ballad già eseguita in passato da Tiffany e da Nicol Smith, su cui Klaus si fa aiutare dalla bella voce di Lyn Liechty: siamo lontanissimi dallo spirito originario della band, ma quantomeno qui il gruppo ammette senza problemi quale sia la sua natura attuale. Si riprende coi vecchi classici, ed ecco ‘Still Loving You’: questa nuova versione è letteralmente magnifica per 3/4, ma quando nel finale interviene il nuovo stacco assurdo ed insensato viene voglia di spaccare il cd in quattro parti e darlo in pasto a un inceneritore. Anche ‘Big City Nights’ (ospite alla voce Ray Wilson dei Genesis) è rovinata da un arrangiamento da latte alle ginocchia, e, quando ormai ci si dispera per tutti i soldi buttati via, arriva l’unica vera gemma dell’album, una stupenda ‘Lady Starlight’ che quantomeno contribuisce a diminuire un minimo (ma proprio un minimo) il rammarico per l’insensato acquisto. Anche se, come me, avete amato gli Scorpions, il consiglio è uno solo: lasciate perdere!

Voto recensore
2
Etichetta: EMI

Anno: 2000

Tracklist:

Hurricane 2000

Moment Of Glory

Send Me An Angel

Wind Of Change

Crossfire

Deadly Sting Suite

Here In My Heart

Still Loving You

Big City Nights

Lady Starlight


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