Beaver – Recensione: Mobile

Da sempre fra i più “stilosi” interpreti dell’hard rock / stoner di matrice 70s, gli olandesi Beaver spostano il discorso, con questo ‘Mobile’, un ulteriore passo avanti. Lontani sia in forma che in sostanza dalla becera riproposizione dei riff di Hawkwind, Black Sabbath e Kyuss che pare interessare tanto almeno metà dei gruppi scandinavi, i Beaver scavano nella materia chitarristica, la dilatano, la frammentano con interventi ritmici spesso rarefatti ma mai eccessivamente atmosferici che conferiscono all’ascolto una dimensione straniante: Hunter S. Thompson sarebbe felice di recuperare la sua definizione di “terribili ondate di paranoia” per ‘End Of A Rope’… Quello che ne risulta è spesso una specie di rock/blues in slow motion carico di una tensione meravigliosa, non tanto calcata da opprimere ma presente quel basta da intrigare. Lo scorrere della conclusiva ‘Hour Glass’, regolare e lento, ricorda davvero l’estatico cadere della sabbia in una clessidra. Una delle poche plausibili versioni doom dei Queens Of The Stone Age? Con un po’ di fantasia, un VERO gruppo invisibile…

Voto recensore
8
Etichetta: Man's Ruin / Goodfellas

Anno: 2001

Tracklist:

Tracklist: Private Stash / At The Mirror Palace / End Of A Rope / Circumnavigation / Liberator / 9 Lives / Immaterialized / Hour Glass


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