Masterplan – Recensione: Mk II

Forti di una nuova formazione in cui fanno il loro ingresso Mike Terrana e Mike DiMeo- singer dei Riot- (che il titolo stia a significare Mike II e non Mark II?) i Masterplan confezionano un altro prodotto perfetto sotto ogni punto di vista e destinato ad infiltrarsi nelle classifiche di gradimento dei fan del heavy melodico e moderno. Ben poco cambia infatti dal passato e i mutamenti di qui sopra sono stati quasi totalmente assorbiti dalla perfetta clonazione dello stile a cui eravamo abituati. Perfino lo stesso DiMeo, pur con una timbrica molto distante da Lande, riesce ad adattarsi a melodie non sempre congeniali (preparate per il suo predecessore?) con la fluidità e la maestria dei migliori. Tutto molto ben fatto, ma passaggio dopo passaggio nello stereo il disco continua a lasciare una troppo forte sensazione di costruito; pare quasi di trovarsi davanti ad una superficie splendente e levigata che non mostra imperfezioni, ma troppo fredda e perfetta per essere emotivamente comunicativa. Certo le song sono quasi tutte di presa immediata e quando tirano i Masterplan sono una macchina da guerra in grado di spazzare via la concorrenza senza sforzo, basta ascoltare brani come ‘Warrior’s Cry’ e la stessa ‘Masterplan’ per averne conferma. E sicuramente non di meno arriva da brani sapientemente giocati sui tempi medi e le melodie dagli angoli smussate, come ‘Lost And Gone’ e ‘Watching The World’. Alla fine è una questione di termini di paragone, se cercate tra le nuove band in circolazione difficilmente troverete qualcosa all’altezza di ‘Mk II’, ma vista la grandezza dei musicisti coinvolti ci pare naturale aspettarsi qualcosa di più. Un bel disco, di cui si può però anche scegliere di stare senza.

Voto recensore
6
Etichetta: Afm / Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist: 01. Phoenix Rising
02. Warrior’s Cry
03. Lost And Gone
04. Keeps Me Burning
05. Take Me Over
06. I’m Gonna Win
07. Watching The World
08. Call The Gipsy
09. Trust In You
10. Masterplan
11. Enemy
12. Heart Of Darkness

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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