Mike Portnoy’s Shattered Fortress + Next To None: Live Report della data di Assago

E’ un Teatro della Luna pressoché stipato quello che accoglie con calore il ritorno di Mike Portnoy in Italia, musicista che nel corso degli ultimi 25 anni ha visitato (musicalmente parlando) il nostro Paese svariate decine di volte sotto varie spoglie!

I primi a cercare di smuovere il pubblico ancorato alle proprie poltroncine (non è usuale assistere ad un metal show comodamente seduti) sono i Next To None, band del figlio di Portnoy, Max (sembra davvero di rivedere lui all’epoca di “When Dream And Day Unite”) che è in procinto di pubblicare il secondo (appena sufficiente) album “Phases” ma che ha dimostrato un’ottima attitudine live considerata l’età dei musicisti; la lunga “The Wanderer” è stata l’apoteosi finale di una proposta ancor troppo scollegata nelle parti e assolutamente da limare ma che ha messo in luce soprattutto la bravura dello stesso Max e del chitarrista Derrick Schneider (anche ai cori).

Mike Portnoy’s Shattered Fortress è un’idea nata dal batterista americano che avrebbe voluto festeggiare in maniera particolare il suo cinquantesimo compleanno a bordo della Cruise To The Edge qualche mese addietro riproponendo (tutte collegate tra loro) le canzoni dei Dream Theater contententi da un punto di vista lirico il suo percorso di guarigione dall’alcolismo di cui è stato succube per anni; questa idea primordiale si è allargata poi ad una serie di eventi selezionati in giro per l’Europa trasformandosi in un tour vero e proprio.

L’istrionico musicista è accompagnato sul palco dagli Haken (escluso il batterista ovviamente) e dal bravissimo Eric Gillette (suoi quasi tutti gli assolo e parte delle lead vocals) proveniente dalla Neal Morse Band e ha messo in scena uno spettacolo magniloquente sia dal punto di vista visivo che strumentale (la presenza di tre chitarre dava un peso importante alla resa finale).

Partendo dall’incipit di “Scenes From A Memory” e passando per “The Mirror” (comunque anch’essa collegata al suo percorso interiore) si è arrivati alla parte centrale dello show dove i momenti più riusciti per chi scrive sono stati una “This Dying Soul” resa in maniera impeccabile e proprio “The Shattered Fortress” (di cui in sede live non ci spiace nemmeno la versione degli attuali Dream Theater). A chiudere, negli encore, si è tornati in maniera circolare a “Scenes From A Memory” con il trittico “Home”, “The Dance Of Eternity” e “Finally Free” che sono stati sicuramente il momento migliore della serata anche per il grande songwriting che sorregge questi pezzi.

Mike Portnoy prendendo il microfono in un paio di occasioni ha ammesso a cuore aperto quanto tenga a queste composizioni e della fortuna che ha avuto di proporle, forse per l’ultima volta, dal vivo grazie all’apporto di musicisti da lui stimati; sinceramente è inutile e difficile capire se sia più credibile questa sorta di cover band di lusso (grandi musicisti ma che hanno difettato in entusiasmo, a parte il tastierista Diego Tejeida) o l’incarnazione attuale della band madre ma è innegabile il trasporto con cui questa sera siano state rese queste canzoni da chi ha contribuito a crearle.

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