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Michael Monroe – Recensione: One Man Gang

One Man Gang” è il nuovo album in studio di Michael Monroe, il frontman dei mitici e sottovalutati Hanoi Rocks  che dopo quattro anni dal valido “Blackout States” ritorna con dodici  composizioni all’insegna del più dirompente street rock contaminato a dovere dall’irruenza del punk proveniente dalla grande mela a cui si aggiungono abbondanti dosi di melodia che costituiscono la struttura portante dei pezzi qui proposti. Come il precedente album anche questo è stato registrato e mixato in Finlandia da Petri Majuri e la continuità è ulteriormente mantenuta grazie alla stessa formazione che accompagna il biondo lungo crinito cantante e che vede Rich Jones e Steve Conte alle chitarre, l’amico e componente degli Hanoi Rocks Sami Jaffa al basso e Karl Rockfist alla batteria.

Sin da quando si preme il tasto play si viene travolti da una miscela irrefrenabile di rock’n’roll sfrontato, disinvolto e coinvolgente e l’opener “One Man Gang” è la rappresentazione perfetta di tutto questo a cui segue la più sleazy ed impertinente “Last Train To Tokyo”, una composizione che entra direttamente in circolo e come una droga è impossibile farne a meno. “Junk Planet” ha la disinvolta andatura del punk a cui si aggiunge l’indiavolato uso dell’armonica di Michael che impreziosisce maggiormente il pezzo, mentre la successiva “Midsummer Nights” ha un delizioso retrogusto glam anni settanta con un ritornello accattivante al punto giusto.

Un pezzo come “The Pitfalls Of Being An Outsider” porta alla memoria quanto sentito sull’album omonimo dei Demolition 23, sleazy punk rock decadente che odora dei fetidi vicoli della periferia newyorkese, sicuramente uno dei brani migliori di questo platter a cui segue la melodica “Wasted Years” composizione che vede la partecipazione di Nasty Suicide un altro ex Hanoi Rocks alla chitarra e in cui fa capolino nuovamente l’indiavolata armonica del buon Monroe. Le melodie dettano legge anche su “In The Tall Grass” sebbene l’atmosfera che permea questo pezzo è più malinconica ed introspettiva rispetto alle altre composizioni, ma già con l’irruenta e in your face “Black Ties And Red Tape si cambia nuovamente registro.

Hollywood Paranoia” parla di lasciarsi il passato alle spalle anche se musicalmente ci sono riferimenti molto marcati ai vecchi Hanoi Rocks che tutti noi amiamo così come in “Helsinki Shakedown”, mentre alla più retrò “Low Life In High Places” spetta il compito di chiudere questo “One Man Gang”. Michael Monroe ha colpito ancora con un album che non solo sa emozionare e convincere dal primo ascolto, ma soprattutto è un artista che sa reinventarsi disco dopo disco a dispetto delle mode e dei trend che sono passeggeri lui ieri come oggi si conferma come punto di riferimento per gli amanti di questo genere.

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