Metallus.it

Michael Monroe – Recensione: Blackout States

Dopo l’antipasto rappresentato dal singolo e video di “Old King’s Road” finalmente abbiamo a disposizione l’intero full-length album di Michael MonroeBlackout States” che esce a distanza di due anni dal pluri premiato “Horns And Halos”.

Ad accompagnare ormai in pianta stabile il frontman finlandese troviamo l’ex Hanoi Rocks Sami Yaffa al basso, Steve Conte alla chitarra (New York Dolls, Company Of Wolves), Rich Jones alla seconda chitarra al posto di Dregen dei Backyard Babies e Karl Rockfist (Chelsea Smiles/Danzig) alla batteria. E’ indubbio che l’alchimia all’interno della band sia forte e a prova di questo abbiamo tredici valide composizioni che lo dimostrano. Il sound come sempre è un riuscito mix di schietto e grintoso street rock, contaminato dal migliore punk di matrice newyorkese, il tutto arricchito da melodie vincenti e da un retrogusto glam degli anni settanta che aggiunge più colore al tutto. Questa volta troviamo un maggiore e marcato uso delle melodie in questo “Blackout States” che bilanciano in modo sapiente l’irruenza di tracce come “This Ain’t No Love Song” e “Good Old Bad Days”. “Goin’ Down With The Ship” è una composizione beffarda e ruffiana quanto basta da conquistare subito dal primo ascolto, mentre la breve “R.L.F.” invece è un assalto sonoro punk micidiale, tanto veloce quanto efficace e letale. “Keep You Eye On You” è una power ballad che spiazza per la sua disarmante semplicità, mentre “The Bastard’s Bash” scatena l’ennesima pioggia di energia elettrica in un concentrato di ruvido e sporco street rock impreziosito dalla indiavolata armonica di Monroe.

Under The Northern Lights” originariamente composta negli anni novanta da Dee Dee Ramone, amico di lunga data del frontman finlandese, viene qui riarrangiata e prende vita in un brano squisitamente vecchio stile che predilige movenze graffianti e suadenti, ma che colpisce anche grazie ad un’ottima  produzione a cura di Chips Kiesbye (Hellacopters, Nomads).

In chiusura troviamo uno dei pezzi migliori dell’album “Walk Away”, il preferito di Monroe tra l’altro, una traccia che ricorda i migliori Demolition 23 in una miscela di selvaggio punk rock made in New York che conferma uno dei ritorni più attesi dell’anno e che ogni rocker che si rispetti dovrebbe fare suo all’istante.

Exit mobile version