Michael Monroe: “Blackout States” – Intervista

A distanza di due anni dall’uscita di “Horns And Halos”, diventato disco d’oro in soli quattro giorni in Finlandia,  Michael Monroe e la sua band ritornano con un nuovo valido album in studio intitolato “Blackout States”. Abbiamo avuto il piacere di parlare di questo e di altro con un Monroe molto entusiasta e disponibile.

Innanzitutto grazie mille per il tuo tempo e per l’intervista. E’ un piacere averti quì con noi su Metallus. Iniziamo subito parlando del tuo nuovo album “Blackout States”. Puoi introdurlo ai nostri lettori?

E’ il terzo album che compongo e registro con questa band, ad eccezione di Rich Jones, subentrato a Dregen poco tempo prima della registrazione di “Blackout States”.  Prima di Dregen al suo posto avevamo con noi Ginger Wildheart, questa è stata l’unica variazione all’interno del gruppo. Questo disco ha un suono più melodico e punk rispetto al precedente. Credo che ci siano dei pezzi più forti rispetto a “Horns And Halos” e nel corso degli anni  tra di noi si è instaurata una chimica piuttosto magica e penso che molto di questo sia merito di Rich Jones. Anche per quanto riguarda il sound come è adesso, lui ha influenzato la band in modo positivo e sono davvero contento di questo album. A mio avviso è un grande disco e anche i fan ne saranno molto soddisfatti perchè è un album che ritorna alle radici.

Parliamo un po’ del titolo del disco, qual è il significato di “Blackout States”?

Blackout States” è anche il titolo di uno dei brani dell’album. “Blackout States” è una dichiarazione e rappresenta lo stato d’animo in contrasto con gli Stati Uniti o qualche cosa di simile, è uno stato mentale. La canzone in realtà parla di un tossicodipendente amico di Rich Jones. Riguarda questo tossico che quando è fatto ed è ubriaco non ricorda più nulla, ha un blackout e da quì “black out junkie state of mind”. Per decidere sul titolo dell’album abbiamo fatto una conference call con gli altri ragazzi della band e mentre stavamo parlando di quanto avessimo bisogno di un nome per il disco è uscito “Blackout States” e tutti eravamo d’accordo che sarebbe stato perfetto, anche senza riferimenti forzati droghe o alcol. In ogni caso niente di particolarmente profondo nel significato.

Cosa puoi dirci riguardo il processo di scrittura di questo nuovo lavoro. E’ stato diverso dal precedente?

E’ stato un po’ diverso, con l’altro abbiamo provato molto come gruppo in sala prove e abbiamo composto un sacco di pezzi da zero, con questo album abbiamo avuto la possibilità sia di comporre per conto nostro, io a casa e anche Sami ha fatto così. C’è stato un momento in cui Steve, Rich e Karl si sono incontrati a New York, mentre io e Sami non potevamo essere li assieme a loro quella settimana. Ci siamo poi incontrati in sala prove a Helsinki un mese prima di iniziare a registrare assieme, abbiamo portato tutto il materiale e abbiamo lavorato duramente sui pezzi realizzando una nuova versione demo con ben diciotto brani. Dopo aver fatto una scrematura abbiamo registrato tutti i pezzi e alcuni anche come bonus track. Tredici sono finiti nell’album. Un brano è stato composto da Dee Dee Ramone a New York. Ho vissuto per dieci anni nella Grande Mela e c’è stato un periodo all’inizio del 1990, del 1991 o giù di li in cui mi vedevo spesso con lui. Aveva lasciato i Ramones e stava scrivendo tantissimo a quei tempi, aveva un brano in particolare chiamato “Under The Northern Lights” e mi disse che dovevo prenderlo io in quanto finlandese e perchè aveva un retaggio dark, così ho pensato fosse davvero un’idea fantastica. Non ho mai avuto il demo finito del pezzo, ma solo due audio cassette di Dee Dee . Ho avuto quella composizione in un cassetto per tutti questi anni ed era un qualche cosa che volevo fare in  questo disco, così l’ho portata agli altri ragazzi e abbiamo deciso di provarla e di ri-arrangiarla e dopo venticinque anni ho la canzone ed è la prima volta che è stata registrata e realizzata ufficialmente.

Ascoltando l’album c’è un maggiore uso della melodia rispetto al precedente lavoro, ma è anche molto punk, in particolare in brani come “This Ain’t No Love Song” e “Good Old Bad Days”. Che cosa ci puoi dire di questi due brani e dell’approccio generale di questo album riguardo il sound?

Si come ho detto all’inizio sono d’accordo. C’è più melodia in questo album e credo che “This Ain’t No Love Song” sia un brano composto in maggior parte da Rich Jones. Il significato del brano è che è meglio essere morti che trovarsi in cattiva compagnia. “Good Old Bad Days” è stata scritta da me a casa e l’ho registrata subito prima di dimenticarla. Posso vedere la mia coscienza nel brano quando l’ho composto. Parla di come sarebbe tornare ai vecchi tempi dove cercavamo di divertirci e le canzoni e le melodie provenivano dal cuore e c’era davvero dell’ottima musica in giro e mi chiedo se le persone hanno la mia stessa opinione al riguardo. Questo è quello che cerco di dire nel brano. Siamo ancora quì, cerchiamo di divertirci oggi nel presente.

Parlando di un altro pezzo “Walk Away” ricorda un po’ il sound dei Demolition 23. Che cosa ci puoi dire di questo brano e credi ci sia un collegamento tra i Demolition 23 e questa nuova composizione?

Divertente che hai detto questa cosa, ma no non c’è davvero nessun collegamento. Steve Conte l’ha scritta, è un brano di Steve e potrebbe essere che abbia ascoltato qualche cosa dei Demolition 23  anche se dubito, però potrebbe essere stato influenzato un pochino da quell’album, potrebbe essere quello. Ha un coro molto catchy. A dire il vero è il mio pezzo preferito e ho pensato fosse un’ottima scelta di chiudere l’album proprio con questa composizione e non è una bonus track.

Parlando del testo, io prendo la mia privacy seriamente e non come quelle rockstar che invitano i giornalisti a casa propria e si fanno consigliare su tutto. Nel business non devi sempre essere come un libro aperto, come le canzone. Lasciami dire che alcune persone comuni che trovi su facebook si alzano, fanno colazione, fanno la doccia e postano ogni cosa e io non sono affatto interessato a vederli fare cose di questo tipo, ma mi stanno bene, solo io sono diverso da loro e credo che “Walk Away” parli di mantenere le distanze, ma alle volte per quanto vorremmo farlo non è possibile. E’ un buon brano ed e molto carino sentire le tue parole al riguardo, è la prima volta  che qualcuno fa questo accostamento e mi piace il paragone, è figo.

“Horns And Halos” è diventato disco d’oro in Finlandia in soli quattro giorni. Ti aspetti la stessa cosa per “Blackout States” e quale è stata la tua reazione a quel traguardo con il tuo disco precedente?

E’ diventato d’oro in così poco tempo, è stato davvero figo. “Sensory Overdrive” è diventato d’oro entro l’anno che è uscito, ma “Horns And Halos” invece in soli quattro giorni e questo significa che il suo successo è stato davvero più grande, ma solitamente non mi aspetto mai nulla dai miei dischi anche se spero sempre per il meglio. Non mi aspetto mai nulla perchè sono rimasto molto deluso in passato. Sono felice, faccio il mio meglio, mantengo sempre la mia integrità e proseguo dritto seguendo i miei principi per non compromettere mai la mia integrità e poi mi sento bene nei confronti dell’album quando è buono e pronto per essere consegnato al pubblico. Non mi interessa cosa accade poi al disco, le persone apprezzano quello che faccio che è sempre onesto e proviene dal cuore. Spero che anche questa volta sia così e per ora abbiamo ricevuto ottimi responsi. Alle persone piace un sacco il singolo e video di “Old King’s Road” e sono sicuro che i fan non saranno delusi neanche dall’album.

Recentemente sei salito sul palco con Alice Cooper e Slash quando hanno suonato in Finlandia. Che cosa ci puoi dire di queste esperienze assieme a loro?

Oh aver suonato con loro è stato fantastico e sono molto felice di aver avuto questa opportunità. Alice Cooper è una leggenda vivente. E’ sempre stato una grande influenza per me da quando ero un ragazzino. Finalmente l’ho conosciuto quando mi trovavo a Los Angeles in America. E’ la persona più dolce e più cool che io abbia mai conosciuto, è un vero gentleman, gentile. Quando incontri questi artisti e scopri come sono, realizzi che sono davvero forti anche nella vita reale. E’ stato un grande onore. Anche Slash è un carissimo amico. Non abbiamo suonato assieme per un lunghissimo periodo, ma ogni volta che passa quì lo facciamo, le ultime volte noi abbiamo aperto per lui a Helsinki, o allo stadio o all’Arena e prima abbiamo suonato assieme anche nel 2010 ad un festival a Turku il Ruisrock e ho anche cantato con lui. Abbiamo suonato un pezzo di Iggy tratto dal suo disco solista e poi anche un brano degli Hanoi Rocks e la gente è impazzita, così è stato davvero divertente esibirmi con lui e i fan lo hanno apprezzato tantissimo. Slash suona esattamente come dovrebbe suonare un chitarrista rock’n’roll.

Rimanendo in tema concerti suonerai in Italia con gli Hardcore Superstar tra un paio di settimane. Che cosa pensi di questo doppio bill e che cosa possiamo aspettarci dal tuo show?

Il nostro live show spaccherà di sicuro, siamo una band micidiale e nel corso degli anni siamo diventati molto uniti e il nostro legame fa quasi paura. Sarà un grande concerto di rock’n’roll. Ci siamo uniti agli Hardcore Superstar perchè è meglio partire per un grande tour con qualcun altro piuttosto che da soli, riesci a suonare in posti più grandi. Poi dipenderà dal paese, per esempio nel Regno Unito il nostro nome è più conosciuto e saremo noi gli headliner, mentre credo in Italia e in Germania lo saranno loro e noi apriremo. In entrambi i casi va bene, siamo contenti. Stiamo vivendo un momento fantastico della nostra vita e riuscire a suonare per tremila persone ogni sera invece che un centinaio per conto nostro va benissimo, specialmente in questo periodo dove il rock’n’roll è una razza in estinzione, siamo tutti una specie in pericolo. Anche Slash me lo ha detto e ha fatto lo stesso anche lui in America. I rocker devono unire le forze e stare insieme.

Durante lo scorso anno Dregen ha lasciato la band per ripartire con i Backyard Babies, cosa è successo con lui e cosa pensi di questa reunion?

Lui aveva il suo album solista in uscita e ha pensato di essere capace di gestire entrambi i gruppi, ma non c’è riuscito. Aveva troppo da pianificare così ha deciso di proseguire con le sue cose. E’ stato un accordo reciproco, una decisione comune per entrambe le parti e poi Rich Jones era da tempo che era pronto a prendere il suo posto, così è stato un cambio naturale. Dregen si sentiva così stressato, intendo suonando d’estate e poi anche facendo parte della nostra band e poi aveva anche la reunion dei Backyard Babies in arrivo. Ha preso questa decisione, siamo comunque buoni amici con Dregen, io lo sono da tantissimi anni. Avevamo già deciso che andasse via dal gruppo, ma è ritornato per suonare in un paio di concerti. Avevamo bisogno di un chitarrista e lui era disponibile, così lo abbiamo chiamato per due show, uno a Mosca e uno a San Pietroburgo, in sostituzione a Steve Conte che per quelle date aveva già preso degli impegni.  In estate abbiamo suonato ad un paio di festival in Svezia dove c’era anche lui ed è salito sul palco con noi per jamamre e suonare un paio di pezzi. Siamo ancora buoni amici. In realtà avevamo in programma di andare in tour con i Backyard Babies ad un certo punto, ma poi non è andato in porto, così siamo finiti con gli Hardcore Superstar.

Michael un domanda che faccio ad ogni musicista che ho la possibilità di intervistare. Qual è la tua opinione riguardo Spotify e il business dello streaming per te come artista?

Non capisco molto riguardo il business di internet, ma quello che so è che non si viene pagati molto con Spotify a quanto pare. Alcuni brani vengono suonati molte volte e i ragazzi che li hanno composti ricevono solo pochissimi euro per milioni e milioni di ascolti. E’ una cosa contro cui non si può combattere, le cose stanno così ora. Io non ho mai rubato un album. Le mie vendite dei dischi degli Hanoi Rocks non hanno mai rispecchiato la mia paga. Sono sempre stato un live performer, esibirmi dal vivo è un qualche cosa che nessuno può scaricare, duplicare o copiare ed è quello che so fare meglio e che mi piace di più, ma al giorno d’oggi se si tratta solo di ascoltare i dischi per me va bene, personalmente amo i cd, gli album in vinile, anche se non sono un maniaco del vinile, li voglio comperare. Mi piace vedere cosa sto ascoltando, la copertina con almeno una foto della band, i testi sono comunque importanti per me. E’ come avere un qualche cosa che puoi vedere ed ascoltare, mentre queste persone non hanno neanche le copertine dei cd, si scaricano solo i brani. Io non sono proprio capace di scaricare e non voglio neanche imparare a farlo. Spotify e tutto questo certamente fa schifo, le persone non vengono pagate per il loro lavoro capisci? Ovviamente non è molto bello che tutto il reddito, anche se non era molto neanche all’inizio vada a disperdersi in questo modo. Anche le case discografiche stanno dando di  matto e non guadagnano o guadagnano di meno. E’ inutile lamentarsi, cosa possiamo fare? Bisogna continuare a mantenere vivo il rock’n’roll. E’ tutto quello che abbiamo.

Era l’ultima domanda, se vuoi puoi concludere l’intervista con un messaggio finale per i tuoi fan italiani.

Devo dirlo ho un punto debole per gli italiani anche perchè Steve Conte è per metà italiano e il mio migliore amico Little Steven è un italiano newyorkese. Amo l’Italia e non vedo l’ora di suonare da voi. E’ sempre stato un grande pubblico e le persone sono belle, quindi venite ai concerti, l’intera band è davvero impaziente di esibirsi per voi quindi non mancate.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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