Metallica: Live Report della data di Milano

I Metallica hanno dato il via agli I-Days Milano 2024, in una giornata tanto attesa dalla Metallica Family in quanto unica data italiana del M72 World Tour, che è iniziato lo scorso anno e finalmente arriva anche a Milano. Come ogni volta, quando si tratta di un grande evento, le polemiche sono sempre dietro l’angolo, ed è doverosa una premessa relativa al contesto in cui si è svolto il concerto.

I commenti a caldo riguardavano lamentele già sentite in passato e avevano a che fare con i problemi con l’audio e la visibilità. Sembra quasi che a parlare siano persone che non sono mai andate a un concerto, ma che vogliono essere presenti al grande evento a ogni costo. Un po’ come chi vuole essere al derby scudetto e magari trova “solo” il biglietto in curva, per poi lamentarsi che ci sono le bandiere e si sta in piedi. Possiamo ragionare sul discorso che la differenza di prezzo fra Circle (la zona adiacente al palco) e posti “normali” non sia giustificata, in quanto spendendo 140 euro per i primi e 100 euro per i secondi ci si aspetterebbe di avere comunque una buona visuale; invece purtroppo non è così, non lo è mai stato e non lo sarà mai.

I Metallica sono ormai una band mainstream, che attira un pubblico variegato, i cosiddetti “occasionali”, che poi sono quasi sempre i primi a lamentarsi di tutto. All’interno del Circle la situazione era nettamente migliore rispetto alla zona gialla (che, insieme all’area rossa, comprendeva chi non era in possesso di un biglietto per il pit). Anche arrivando con relativa calma, nella zona mixer ad esempio, il palco era ben visibile e l’audio, seppur con un volume non esagerato, (ma ne parleremo) era ottimale. Tutto sommato non si può dire nulla contro la location. L’Ippodromo Snai La Mura è un posto enorme, capace di contenere quasi 80.000 persone, sicuramente uno dei luoghi più adatti ai grandi eventi, almeno per quanto riguarda il nostro paese. Resta il fatto che i Four Horsemen in questo tour europeo stanno suonando esclusivamente negli stadi, a volte con due date nella stessa città. Si poteva pensare di fare la stessa cosa anche da noi, magari con due date a San Siro, o una a Milano e una a Roma, in modo da accontentare tutti, con due scalette diverse come è stato fatto a Monaco di Baviera; purtroppo non è stato possibile. 

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, erano presenti otto torri con altoparlanti distribuite lungo tutta l’area dell’ippodromo, inoltre c’erano vari maxischermi, e almeno durante il concerto delle prime due band, il volume era abbastanza alto, mentre spostandosi nel circle, in effetti, il volume sembrava essere più contenuto. I maxischermi trasmettevano anche il messaggio di bere tanta acqua per idratarsi e combattere il caldo. Ora, premesso che per questa volta siamo stati graziati e la temperatura è stata tutto sommato mite, potrebbe essere utile incentivare questo messaggio collocando postazioni con acqua potabile gratuita, come succede in certi grandi festival esteri o come è stato gli anni scorsi all’Arena Parco Nord di Bologna. Per gli acquisti erano necessari i famigerati Token, oggetto a loro volta di diverse contestazioni e che sono segnale di un aumento generale dei prezzi ai concerti. 

ICE NINE KILLS

All’apertura dei cancelli, nonostante le lunghe code di gente formatasi già dalle prime ore del mattino, il deflusso è abbastanza regolare. Poco prima del concerto degli Ice Nine Kills abbiamo assistito a un breve intrattenimento di Virgin Radio con Ringo sul palco a presentare la giornata.
La band di Boston torna a Milano dopo il concerto dell’anno scorso tenutosi all’Alcatraz, e anche in un contesto molto più ampio la band ha convinto i presenti, con il suo metalcore basato su tematiche horror e splatter, portando anche sul palco degli I-Days, alcune citazioni cinematografiche ben costruite.

FIVE FINGER DEATH PUNCH

Alle 19 invece è il turno dei Five Finger Death Punch e del loro Groove Metal intrattenere nel miglior modo possibile il pubblico, ormai numeroso anche nelle aree più lontane dell’Ippodromo. La band statunitense ha eseguito una scaletta composta da dieci canzoni tratte praticamente da tutta la loro discografia, anche se il momento con più coinvolgimento è stato durante la cover di “The House Of The Rising Sun”. Non è mancato anche il siparietto (evidentemente ben organizzato) con una bambina visibilmente emozionata, chiamata sul palco, con la quale il cantante Ivan Moody si concede una corsa lungo la passerella.
Si tratta indubbiamente di due nomi che richiamano un certo tipo di appassionati e che hanno suscitato l’attenzione di molti appassionati che conoscevano i loro brani, nonostante le loro sonorità siano lontane  da quelle degli headliner. Si potrebbe fare un confronto con esibizioni degli anni passate in Italia, come quella dei Big Four o quella del 2019, quando ad aprire furono i Ghost, in sostanza esibizioni aperte da band dal sound molto più simile a quello dei Four Horsemen. Detto questo, sono state comunque due prestazioni di ottima fattura, che hanno accompagnato il pubblico fino al grande evento della serata.

METALLICA


Iniziamo dalla setlist, che per quanto mi guarda è stata ottima. Certo, magari con una “Fade To Black” in più sarebbe stata perfetta, ma per la data meneghina la band ha optato per un mix delle scalette delle due prime date del tour. A conti fatti non mancava nulla, considerando l’esecuzione di pezzi storici quali “Enter Sandman”, “Seek & Destroy”, “One”, “Master of Puppets” e molti altri. Quando dall’impianto audio partono le note di “It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘n’ Roll)” degli Ac/Dc il pubblico la canta all’unisono sapendo che i Quattro Cavalieri stanno per fare il loro ingresso sul palco, non prima ovviamente della splendida The Ecstasy of Gold, che da tanto tempo ormai introduce il concerto dei Metallica. Sui maxischermi ai lati del palco campeggia il logo della band, e si parte subito decisi con “Creeping Death”, che scatena un pogo convinto.

Il palco utilizzato dalla band è quello che verrà usato durante tutti gli I-Days, ed è stato un peccato non  vederli in scena sul loro stage abituale, con grandi lampioni e il logo in bella mostra.  Un’ottima iniziativa è stata invece quella di installare tre batterie, una al centro del palco una a destra e una a sinistra, in modo che Lars Ulrich potesse essere visto da vicino anche da chi si trovava ai lati dello stage.

La luce del sole sta tramontando dietro il palco degli I-Days, quando inizia “For Whom the Bell Tolls”, che ha letteralmente infiammato i 70mila presenti. Sentire cantare “Take a look to the sky just before you die” e indicare il dito al cielo è qualcosa che emoziona sempre come se fosse la prima volta.
La setlist, come detto, è quasi perfetta, va a pescare maggiormente dai primi quattro album con ben otto canzoni, mentre le restanti otto sono equamente divise fra il black album “Metallica” e il nuovo “72 Seasons”, da cui sono state scelte le tracce più immediate. I maxischermi vengono poi divisi in diverse parti, ciascuna delle quali inquadra i componenti della band, creando un colpo d’occhio particolare.

La scaletta procede spedita come un treno e dopo “Holier Than Thou” si prosegue con la hit “Enter Sandman”, con un altro momento di pogo deciso; arriva anche il momento di promuovere il nuovo album con la title track “72 Seasons”, e “Too Far Gone?”, quando tutto intorno diventa improvvisamente giallo.

Eccoci al momento della cover, quando Kirk Hammett e Rob Trujillo hanno cantato “Acida” dei PROZAC+ fra il divertimento dei presenti. Conosciamo l’abitudine, presente ormai da qualche anno, di rendere omaggio a qualche artista locale durante un concerto; basti pensare alle cover di “El Diablo” dei Litfiba e di “C’è chi dice no” di Vasco. Non sapremo mai ovviamente il motivo per cui hanno scelto proprio questo brano (dubito che i Metallica conoscessero questa canzone, anche se è bello pensarlo), ma sono sicuro che il giorno dopo i PROZAC+ avranno avuto “qualche” like in più sui loro canali social.

Torniamo a fare sul serio con la straordinaria “Welcome Home (Sanitarium)”, tratta da quello che è considerato a detta di molti l’album Thrash Metal per eccellenza, mentre dopo la nuova “Shadows Follow”, si torna a “Master Of Puppets” con “Orion”, uno di quei brani che non hanno certo bisogno di presentazioni. Larpeggio di “Nothing Else Matters” fa scattare il momento romantico, e le luci dei telefonini illuminano la scena. Dopo il momento “tranquillo” torna l’energia con “Sad But True”, cui segue “Lux Æterna”, prima del gran finale. Durante l’inconfondibile riff di “Seek & Destroy” dal palco sono stati lanciati una serie di enormi palloni con impresso il logo della band, per il divertimento generale. Per il gran finale si torna all’album “…And Justice for All” con “One”, accompagnata durante l’intro da fuochi d’artificio e poderose fiammate che si elevano verso il cielo. Una versione lunghissima della devastante “Master of Puppets” ha il compito di chiudere il concerto, con tre minuti di giochi pirotecnici che illuminano il cielo e la notte di Milano. La band ha fatto ciò che doveva fare, ovvero dimostrare ancora una volta che sul palco sono dominatori indiscussi, suonando i brani old school con la giusta rabbia alternati ai pezzi del nuovo “72 Seasons”, che in sede live rendono decisamente bene.
Una notte di quelle destinate a rimanere indelebili nella mente di chi c’era. 

Setlist:
Creeping Death
For Whom the Bell Tolls
Holier Than Thou
Enter Sandman
72 Seasons
Too Far Gone?
Acida (cover dei PROZAC+ suonata da Kirk Hammett e Rob Trujillo)
Welcome Home (Sanitarium)
Shadows Follow
Orion
Nothing Else Matters
Sad but True
Lux Æterna
Seek & Destroy
One
Master of Puppets

Fabio De Carlo

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Nato qualche anno fa, in pieno autunno, si avvicina al Rock dall’infanzia, quando tra le mani e le orecchie le capitano Europe e Bon Jovi, ma è con gli Iron Maiden prima e Helloween poi, che arriva la svolta al Metal. 
La musica ha sempre messo le cose un po’ più in ordine, il mio sogno era stare sopra un palco, non ci sono mai salito, ma ho iniziato presto coi concerti, Monsters of Rock 88. 
La passione per la fotografia arriva più tardi, nei primi anni 2000. "...no more wasted years, no more wasted tears life’s too short to cry, long enough to try." [Kai Hansen - Helloween]

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