Metalitalia.com Festival: Live Report del Day 1 con Venom, Unleashed,Paul Di’Anno e altri

Siamo giunti alla tanto attesa prima serata del Metalitalia Festival, che vedrà sul palco del Live Music club di Trezzo sull’Adda esibirsi alcune delle band più importanti del proprio genere. Gli headliner saranno niente poco di meno che I Venom, che verranno aperti tra gli altri da band di altissimo spessore, come la Swedish Death Metalc band Unleashed, l’ex cantante degli Iron Maiden Paul Di’ Anno, la proggressive/tech death metal band Pestilence e altri ancora. Il contorno del festival non sarà composto solo da negozianti di dischi e vinili e dall’offerta culinaria a base per lo più di hamburger, quest’anno infatti il festival ha ospitato sul piano superiore del locale una piccola convention di tatuatori che, oltre a esporre, hanno marchiato la pelle di diversi presenti; personalmente, una mossa vincente. 

MISCREANCE

La band tricolore avrà l’onore di aprire le danze assieme alla propria proposta death/thrash, che spesso sfocia in torrenziali ritmiche di stampo proggressive/tech. I Miscreance portano sul palco il proprio ultimo lavoro, “Converge”, disco interessante con chiari spunti old school ma che, con un tocco personale, offre all’ascoltatore un’esperienza vivace. Ottima partenza. (Giorgio Di Giulio) 

 

WHISKEY RITUAL

Black Metal e punk estremo, l’irriverente band originaria di Parma approda sul palco del Live Club con la propria proposta aggressiva che non lascia spazio alle interpretazioni. I nostri suonano a un ritmo forsennato davanti a una già buona fetta di pubblico, che inizia a pogare sotto al palco. Buona tenuta del palco scenico e anche qui buona proposta. (Giorgio Di Giulio)

 

WITCHMASTER 

La band polacca classe 96’ affronterà il palco del Live Club con la propria proposta blackened thrash metal, forse non particolarmente originale, ma senza ombra di dubbio decisa e cruda, cosa che sembra essere apprezzata da chi, sotto al palco, non smette di fare headbanding tenendo le corna alzate verso il soffitto. La band si muove discretamente e porta a casa un live onesto. (Giorgio Di Giulio)

 

MALEVOLENT CREATION

Se si pensa al panorama Death Metal statunitense non si possono non menzionare i Malevolent Creation, band che ne ha fatta molta di strada e che ancora oggi riesce a tritare le orecchie dei propri ascoltatori. I nostri sul palco sono delle macchine da guerra e, sebbene della formazione originali resti solo il chitarrista Phil Fasciana, non ci possiamo dire contrariati da quello che si vede sul palco ove un ottimo Deron Miller (in formazione solo da un anno) dà il meglio di sé tra delle vocals perfettamente riuscite e dei riff da storcere le budella. L’esibizione si apre inoltre con un ricordo, attraverso alcuni video, del cantante Brett Hoffmann, morto nel 2018. Purtoppo, specialmente durante l’esecuzione di questo set, i suoni risultano essere eccessivamente confusionari, pastosi e non definiti, non il massimo. (Giorgio Di Giulio)

PESTILENCE

Se i suoni di prima non ci hanno convinti per niente, quelli dei Pestilence saranno leggermente migliori, rendendo più piacevole questo live set dedicato al passato della band. Patrick Mameli alla voce è una garanzia e riesce ancora a tirar fuori quel velenoso timbro che tra gli anni 80 ed i 90 ha fatto appassionare tante persone alla band. D’altro canto, la formazione non è da meno; avevamo recentemente (Wacken 2022) avuto la possibilità di vedere la band dal vivo e devo dire che questa performance non è stata affatto da meno. “Testimony Of The Ancient”, la pietra miliare del 1991 che tutt’oggi ha un posto speciale nelle classifiche Death Metal, è stato il protagonista principale della serata, con brani quali “Twisted Truth”, “Land Of Tears” e la colossale “Prophetic Revelations”. Gradevolissimi. (Giorgio Di Giulio)

PAUL DI’ ANNO

Eccolo qui, a pochi metri da un pubblico pronto a idolatrarlo, invecchiato, in sedia a rotelle, sudato e stanco, ma con la stessa luce brillante negli occhi di quando riempiva gli stadi. Paul Di’ Anno non è l’headliner della prima giornata del festival, ma come si dice in altri contesti, la vittoria morale gli appartiene a tutti gli effetti. Il repertorio è quello di sempre, una selezione accurata dei migliori brani degli Iron Maiden primo periodo, e non ci sarà mai verso di farlo scollare da quei brani. Dal primo album vengono eseguiti tutte le tracce tranne “Charlotte The Harlot” e “Strange World”, mentre da “Killers” vengono eseguiti altri classici intramontabili, fra cui spicca una “Wratchild” esplosiva quasi a inizio concerto. Dal punto di vista emotivo, non ci sono problemi; anzi è lo stesso Di’ Anno a commuoversi in modo quasi plateale (fino a domandare con insistenza dei fazzoletti perché sul palco è rimasto senza) per l’affetto ricevuto e gli applausi che fioccano senza sosta. Arriva poi la dedica a Clive Burr prima di “Remember Tomorrow“, e poi una sequenza rapida di emozioni, un brano dopo l’altro. Certo, la voce non c’è più, a parte qualche sprazzo in cui si riaffaccia, quasi per miracolo, il timbro originario; oltre a questo, l’atteggiamento che Di’ Anno mostra nei confronti della vita è sempre  lo stesso. Dovrebbe fare riabilitazione, smettere di bere e di fumare, e forse, con molta pazienza e tenacia, potrebbe tornare a uno standard di vita più accettabile. Magari potrebbe anche tornare a esibirsi sulle sue gambe. Ma, evidentemente, la sua tendenza a vivere la vita come viene (sempre che non sia una tendenza all’autodistruzione) e a godersela fino all’ultima sigaretta, all’ultimo sorso, ha e avrà sempre la meglio. Soffochiamo l’istinto di prenderlo a sberle e godiamoci lo spettacolo finché lo abbiamo, e naturalmente gli auguriamo il meglio. 

  

 

UNLEASHED 

Chiudono la cornice Death Metal della serata gli svedesi Unleashed, con il loro Viking (Swedish) Death Metal. Il pubblico presente li accoglie a gran voce, segno che alla nostra penisola sono mancati! La loro ultima esibizione nel Belpaese risale infatti al 2018, in quel lontano ma ancora ottimo ricordo della prima giornata di Rock The Castle, che li ha visti suonare a un orario poco nobile considerando la grandezza della band. Detto questo, devo dire a mani basse che questo è stato il miglior live degli Unleashed che abbia visto; a mio avviso non ho raggiunto questo senso di appagamento nemmeno quando l’anno scorso li vidi suonare in quel del Gefle Metal Festival, in Svezia. Detto questo, lo show è stato davvero ottimo, i nostri sul palco hanno suonato eccezionalmente e preso tutti i presenti grazie anche a un Johnny Hedlund in perfetta forma e anche capace di scherzare durante l’esibizione con il chitarrista Frerick Folkare. Le luci che hanno illuminato la band svedese sul palco hanno creato un perfetto setting per questa battaglia, che ha visto gli Unleashed proporre una vasta gamma del proprio repertorio, suonando dal vivo brani legati gli ultimi album come l’ottima “No Sign Of Life”, parte del disco più recente della band (recente per modo di dire, come ricorda sul palco il leader) o “The Hunt For White Christ”, non dimenticandosi però di ciò che li ha resi quelli che sono oggigiorno, proponendo brani come “To Asgaard We Fly”,Death Metal Victory” (dove coinvolge il pubblico a cantare con lui il ritornello) e “Before The Creation Of Time”, che chiude la scaletta del gruppo. I colossi del Death Svedese non hanno sbagliato un colpo e si portano a casa un live riuscito alla perfezione. (Giorgio Di Giulio)

VENOM 

Se ci si può già sentire appagati da quanto è stato visto finora, non ci si può dimenticare che manca ancora una band all’appello, e si parla dei giganti che hanno contribuito a costruire le basi per il metal estremo: signore e signori, direttamente dall’inferno dantesco, i Venom. Saliti sul palco, i nostri non si fanno desiderare e partono subito con l’inno al metal estremo, “Black Metal”, che in poco tempo vede decine di persone scaraventarsi gli uni contro gli altri a ritmo del classico uscito nel 1982. I suoni sono buoni e ciò che si vede è puro caos. La scena è tutta di Cronos, insieme alla sua giacca e ai capelli rosso sangue (un accostamento cromatico discutibile, ma non siamo certo a un ballo di gala), non potrebbe nemmeno volendo passare inosservato, ma la mente è sua e a lui va giustamente attribuito il merito di avere così tanti fan di fronte al palco che si stanno lasciando andare in forti scosse al collo. I musicisti che accompagnano il bassista inglese non sono da meno; personalmente sono rimasto affascinato dalla potenza con cui Danny Needham sferrava i propri colpi sui tamburi, quando si dice “martellare”… “In League With Satan” e “Witching”, eseguite dopo una breve pausa durante la quale il pubblico ha richiamato gli dèi inglesi al proprio cospetto, segnano la fine di questo live. La band storica ha fatto la propria figura anche oggi, chiudendo la prima giornata del festival. (Giorgio Di Giulio)

 

 

anna.minguzzi

view all posts

E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi