Metalitalia.com Festival 2025: Live Report e foto del Day 1 con Dark Tranquillity, Kanonenfieber e altri

Il Metalitalia 2025 si svolgerà, come da tradizione, presso il Live Club di Trezzo sull’Adda, che per l’occasione viene attrezzato con un tavolo dedicato ai meet & greet con le band e con una zona ristoro, dove sarà possibile interrompere i ritmi forsennati del metallo per rifocillarsi con panini o bevande. Non possono mancare gli stand di vinili e CD, il banco della Tsunami e una zona “Tattoo” al piano superiore, con diversi artisti pronti a marchiare la pelle dei clienti desiderosi di portarsi a casa un ricordo indelebile. L’organizzazione, come di consueto, è risultata buona. Peccato solo per il meteo che, nella prima metà della giornata, si è rivelato sfavorevole, portando forti piogge sul locale; fortunatamente, anche all’esterno, tutti i tendoni hanno funzionato alla perfezione, permettendo ai presenti e ai venditori di godersi il festival nonostante il clima avverso. 

BEDSORE

I primi a salire sul palco sono i romani Bedsore, che danno il via alla grande al Metalitalia 2025 con il loro impattante death progressivo. Gli amanti dei Blood Incantation accoglieranno bene la proposta degli italiani che, nella mezz’ora a disposizione, confezionano un ottimo show. I nostri dimostrano talento e riescono ad attirare a sé i già numerosi presenti: la musica è di qualità e i suoni risultano davvero interessanti. Da approfondire! 

IOTUNN

A salire sul palco in seconda battuta sono i danesi Iotunn. La performance vocale di Jón Aldará è da brivido: un tono immersivo e avvolgente, sia nel pulito che nel distorto. I suoni, durante questo live, risultano leggermente impastati e la voce emerge troppo dal mix, ma il pubblico apprezza comunque. Gli Iotunn portano con sé un’atmosfera gelida che avvicina la band a un melodic death metal molto personale. I brani, essendo piuttosto lunghi, rendono la setlist davvero breve; possiamo però dire che “Kinship Elegiac” è stata particolarmente travolgente. 

PERSEFONE

Direttamente dall’Andorra, tornano in Italia i Persefone, band prog/melodic death di lunga data (attiva ormai da 24 anni) pronta a regalare forti emozioni al pubblico italiano. Il palco sembra un po’ vuoto: mancano infatti il bassista e il tastierista, ma i nostri non si lasciano certo intimorire dalla cosa. “Sounds and Vessels” apre lo show, con il cantante che urla nel microfono con tutta la sua forza, anticipando il “cinema” di suoni che si svilupperà più tardi. L’audio, a inizio concerto, non è dei migliori e, a peggiorare la situazione, alcuni problemi tecnici, probabilmente dovuti a un cavo difettoso, costringono il chitarrista ritmico a fermarsi momentaneamente. Questo concerto, per me, è stato come una favola di Cenerentola: poco dopo aver risolto il problema alla chitarra, anche il mixing generale è migliorato, restituendo un suono “in your face” che ha giustamente caricato i presenti. Durante l’esibizione partiranno infatti i primi moshpit, incitati dal cantante. Tecnicamente i nostri sul palco sono dei veri mostri: le mani dei chitarristi si muovono simultaneamente in un perfetto intreccio di tecniche diverse, sostenute dalla precisione della batteria, mentre l’ottima estensione vocale di Daniel Flys lascia il pubblico a bocca aperta. La folla reagisce di conseguenza, allargando il moshpit e agitando le braccia verso il palco. Verso la fine dello show, il cantante invita tutti a fare gli auguri di compleanno al chitarrista Filipe Baldaia, che viene poi “spedito” nel mosh, mentre il pubblico dà vita a un circle pit attorno a lui. A chiudere il concerto ci pensa “Mind As a Universe”, con la band che riesce così a riscattarsi egregiamente da un avvio sfortunato. 

EQUILIBRIUM

Non il live peggiore, ma forse quello più sconcertante. L’ultima volta che vidi gli Equilibrium, la band vantava ancora nella formazione Robert Dahn, e soprattutto un look più riconducibile al folk. Sapevo che il cantante fosse cambiato e che il sound della band si fosse avvicinato al metalcore, ma non pensavo che il cambiamento fosse stato così radicale. L’impressione che ho avuto è stata quella di assistere a un concerto degli Electric Callboy, ma in una versione più pesante e con un leggero tocco epic/folk. Lo show è stato comunque coinvolgente: i suoni impetuosi hanno fatto vibrare le casse toraciche dei presenti e i nostri hanno caricato di energia il pubblico, tenendolo costantemente impegnato in continui moshpit. Poche le critiche da muovere alla tecnica, poiché ogni singolo musicista ha svolto alla grande il proprio lavoro; anzi, il nuovo frontman si conferma un upgrade non indifferente nel reparto voci. Tuttavia, il dubbio rimane, e non sarà una “Blut im Auge” a rincuorarmi dopo questo show. Bravi, sì, ma lontani da quello che speravo di vedere. 

MESSA

Con il loro quarto lavoro in studio, rilasciato ad aprile di quest’anno, i Messa salgono sul palco del Metalitalia Festival, pronti a far vibrare i cuori dei numerosi spettatori presenti. La band propone un Doom ipnotico, non troppo cavernoso: i suoni sono ben curati e anche in questa occasione la performance è di ottimo livello. La staticità sul palco rientra perfettamente nell’immagine della band, quindi dà un’atmosfera posata, riuscendo comunque a incantare il pubblico sotto al palcoscenico. Come anticipato, i Messa presentano al pubblico il loro ultimo lavoro in studio, “The Spin”, uscito per Metal Blade Records. Il disco consolida la crescente reputazione della band, che propone un doom metal contaminato da elementi gothic e hard rock classico. Brani come “At Races”, “Reveal” e “Immolation” si susseguono davanti a un pubblico attento e rispettosamente silenzioso, eccezion fatta per i meritati applausi al termine di ogni pezzo. Il nome dei Messa continua a crescere in tutto il mondo e, sebbene i gusti restino sempre soggettivi, non si può che essere soddisfatti del fatto che la band abbia trovato quella che sembra essere la giusta strada per maturare ulteriormente e per esprimersi al meglio attraverso la propria musica. 

KANONENFIEBER

Avvicinandoci sempre di più agli headliner, ci imbattiamo nella potenza dei Kanonenfieber, band tedesca ideata da Noise (cantante in sede live), che nel 2020 ha dato vita al progetto registrando in autonomia tutti gli strumenti e decidendo poi di assumere turnisti per i concerti. I testi e l’immaginario della band si rifanno alla Prima Guerra Mondiale: tutti i brani sono in tedesco e i live sono arricchiti da diversi cambi di costumi di scena. I Kanonenfieber entrano sul palco e il pubblico, già numeroso, esplode in visibilio. La partenza è travolgente e scuote con decisione il Live Club. I nostri presentano dal vivo il loro ultimo lavoro, “Die Urkatastrophe”, secondo disco della formazione tedesca. Noise scandisce il tempo come un direttore d’orchestra, ma con la voracità di un comandante. L’esibizione è chiaramente studiata nei dettagli: l’ottima capacità di riprodurre dal vivo la propria proposta musicale viene ulteriormente valorizzata dalla scenografia e dagli elementi teatrali pensati per i concerti. Così veniamo trasportati da una trincea all’altra, passando dal gelo invernale evocato da “Der Füsilier I” fino agli U-Boot della Kaiserliche Marine con “Kampf und Sturm”. Lo spettacolo è senza dubbio di grande impatto e cattura l’attenzione degli spettatori, con gli occhi puntati al palco e le orecchie tese, anche se, ahimè, il volume risulta un po’ troppo basso (problema riscontrato anche durante le altre esibizioni della giornata). I Kanonenfieber lasciano comunque un segno importante sul palco del Metalitalia Festival. Non saranno forse la band più originale, i brani tendono a sembrare ripetitivi, soprattutto nei ritornelli, ma l’esibizione rimane di quelle che sicuramente verranno ricordate. Non è forse una band da ascoltare tutto il giorno in cuffia, per il sottoscritto, ma certamente una formazione da rivedere live. 

SOEN

Martin Lopez, ex batterista degli Opeth, torna in Italia con la sua progressive metal band SOEN. La band svedese, nata nel 2010, non è certo il nome che mi aspettavo per introdurre gli Dark Tranquillity. La potenza dei Kanonenfieber viene così interrotta da lidi più pacati, creando un senso di rottura nella serata: il nome non è affatto “piccolo”, ma probabilmente una band diversa avrebbe potuto dare maggiore continuità alla chiusura del festival. Detto questo, i nostri svolgono un lavoro egregio. Tra il pubblico si notano molti fan cantare e seguire le parole del frontman, mentre il lavoro strumentale dei chitarristi Lars Enok Åhlund e Cody Ford è spettacolare: tra assoli e intrecci ritmici con Lopez e Zlatoyar, vengono create trame musicali interessanti, ma probabilmente non sufficienti a catturare l’attenzione di chi non conosce già la band. I SOEN chiudono il loro live 15 minuti prima di quanto previsto, dando così inizio all’attesa per gli attesissimi headliner della serata, gli Dark Tranquillity. 

DARK TRANQUILLITY 

Siamo tutti in attesa della band svedese: gli animi si riscaldano e le voci eccitate di chi non ha mai avuto la possibilità di ascoltare i brani di “The Gallery” tra il pubblico si fanno sempre più alte. Ma questa dolce e ansimante attesa si trasforma in preoccupazione quando, a circa 20 minuti dall’inizio dello show, uno scoppio accompagnato da scintille fa saltare la corrente sul palco, lasciando accese solo quelle che sembrano luci di emergenza. Non spetta a me ipotizzare la causa del problema, resta il fatto che, fortunatamente, non mi era mai capitato di assistere a una scena simile nel contesto del Live Club. I brusii di fondo si alzano tra chi ipotizza un annullamento dello show e chi si chiede quanto sia grave il problema ma fortunatamente, dopo poco più di una quindicina di minuti, tutto viene risolto e si può procedere con la preparazione del live, che purtroppo comporterà un piccolo taglio di due brani in scaletta. Quando tutto è pronto, si abbassano le luci e sullo sfondo si vede il backdrop di “The Gallery”, storico album dei Dark Tranquillity che con questo tour celebra i suoi 30 anni. I nostri sul palco partono con “Punish My Heaven” ed è subito un fiume di persone che si spingono in avanti. L’atmosfera è bellissima: si vedono giovanissimi così come vecchie guardie del metallo. La band sul palco cerca di dare il massimo; chiaramente, tagliare due brani non era nei loro piani, ma il pubblico non ci pensa nemmeno. Si susseguono poi la bellissima “Edenspring”, che trascina con sé i cori del pubblico, fino a uno dei brani più attesi della serata, “Lethe”. Martin alle tastiere introduce il pezzo (come avvenne nel live a Milano del 2008, l’intro di basso viene riarrangiato da lui). Qualcuno ha le lacrime agli occhi: è da tanto che questo brano, uno dei più apprezzati dell’album, non veniva inserito stabilmente nella scaletta dei tour della band, ma finalmente possiamo gustarci il momento. Si canta insieme a Stanne e si gode della sua performance, straordinaria dal punto di vista del riarrangiamento vocale. Lo show prosegue con la seconda parte, dedicata a “Character”, che festeggia i suoi 20 anni. Cambiano i backdrop laterali, che si tingono di blu con parte dell’artwork dell’album, e ci si prepara ad ascoltare brani da pelle d’oca come “The New Build”, “One Thought” e “My Negation” (una delle preferite del sottoscritto), cantati e accompagnati con entusiasmo dal pubblico. Immancabile “Lost To Apathy”, che chiude questa seconda parte e apre l’ultimo segmento dello show, dedicato ai Dark Tranquillity più recenti. In questa fase vengono eseguiti due brani da “Fiction” (uscito due anni dopo “Character”), ormai quasi ventennali: “Terminus (Where Death is Most Alive)” e l’immancabile “Misery’s Crown”, che per tradizione chiude il concerto. Vengono inoltre eseguiti pezzi dall’ultimo lavoro in studio “Endtime Signals”, come “Not Nothing” e “Unforgivable”, e “Atoma” dall’omonimo album. Il concerto è stato fantastico e davvero emozionante, anche se non sono pienamente soddisfatto. Avvicinarsi al palco (come ho fatto io) spesso significa rinunciare alla qualità dell’ascolto, ma in questo caso le chitarre da sotto mancavano quasi completamente e, anche qui, il volume generale sembrava troppo basso. Come già detto, la speranza era che lo show si sarebbe concentrato esclusivamente sui due album festeggiati c’era, quindi, un po’ di delusione è rimasta. Detto questo, è stato un piacere partecipare a questa celebrazione storica dei Dark Tranquillity, con la speranza di poter riascoltare certi brani dal vivo e magari assistere a un set più lungo di una risicata ora e un quarto. Tornando a casa, comunque, si resta soddisfatti dell’evento. 

La prima giornata del Metalitalia Festival è stata un successo: l’organizzazione non ha fatto fronzoli, l’atmosfera è stata ottima e l’ambiente eccellente. L’evento, tra l’altro, è andato sold out mentre la serata procedeva, un risultato davvero notevole! 

 

Fabio De Carlo

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Nato qualche anno fa, in pieno autunno, si avvicina al Rock dall’infanzia, quando tra le mani e le orecchie gli capitano Europe e Bon Jovi e Kiss, ma è con gli Iron Maiden prima e gli Helloween poi, che arriva la svolta al Metal. 
La musica ha sempre messo le cose un po’ più in ordine, il mio sogno era stare sopra un palco, ci sono riuscito solo in parte, tuttavia ho iniziato presto coi concerti, avevo 14 anni quando ho preso parte al leggendario Monsters of Rock 88. 
Successivamente arriva passione per la fotografia, nei primi anni 2000, che mi accompagna ancora oggi e mi da la possibilità di fotografare i miei "idoli" dal Pit. "...no more wasted years, no more wasted tears life’s too short to cry, long enough to try." [Kai Hansen - Helloween]

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