Metal Park: Live Report e Foto del Day 2 con Emperor, Cavalera Conspiracy, Coroner e altri

Seconda giornata, nonché conclusiva, di quello che è uno degli appuntamenti estivi più importanti in Italia, prendendo in prestito l’evento dell’AMA Festival di Bassano del Grappa. Questa prima edizione del Metal Park ci saluta con il concerto degli Emperor a poco meno di due anni di distanza dall’immenso sold-out registrato all’Alcatraz di Milano nel dicembre 2022. Una line-up varia, ma che vede la cancellazione dell’ultimo minuto dei portoghesi Moonspell a causa dell’annullamento del volo; ciò comporterà un aumento della durata delle performance degli altri gruppi presenti nel bill. Si inizia subito dopo pranzo con il trittico italiano, saranno gli Sluggore ad aprire le danze.
Se siete curiosi di sapere le nostre considerazioni riguardo al festival le potete leggere dopo i report a fine articolo. 

(Fotografie a cura di Paolo Manzi)

SLUGGORE

Le tempistiche di arrivo alla nostra destinazione ci hanno purtroppo impedito di assistere al live della prima band in programma per oggi. Ce ne scusiamo e proponiamo solo le fotografie dell’esibizione.

MORTUARY DRAPE

I secondi a calcare il palco sono una conoscenza storica del panorama black italiano e si presentano al pubblico vestiti di tutto punto. Purtroppo possiamo ascoltare solo le prime due canzoni in quanto, nel primo pomeriggio, abbiamo avuto la possibilità di intervistare i Dark Tranquillity e ci limiteremo a dire che il problema dell’acustica pessima si protrarrà anche con loro. Chi vorrà includere il suo giudizio riguardo alla performance lo potrà fare qui sotto nel box commenti, non esitate a dirci la vostra!

Setlist:

01- Restless Death
02- The Secret Lost
03- Vengeance From Beyond
04- Abbòt
05- Primordial

FLESHGOD APOCALYPSE

Al nostro ritorno sul prato del Metal Park i Fleshgod Apocalypse  stanno suonando la seconda canzone, “Sugar”. Anche per loro l’audio è un po’ blando, ogni tanto la batteria sovrasta ogni strumento, ogni tanto si sente solo la voce di Veronica e in altri momenti le chitarre spariscono. Non so da cosa sia dovuto, perché non ci sono vento forte o condizioni meteo estreme (ha piovuto fortissimo circa dieci minuti durante l’esibizione dei Mortuary Drape, nda) e questo aspetto ha reso l’esibizione dei Nostri davvero difficile da promuovere. Saranno sei le canzoni che porteranno dal vivo, tutte suonate in modo preciso, ma ingiustamente penalizzate dall’aspetto dell’audio. Le problematiche si risolvono nel finale, e “The Violation” chiude la loro esibizione in modo dignitoso. Certe proposte musicali non hanno solo bisogno di musicisti stratosferici, ma anche di fonici meritevoli. Questa volta è mancato il secondo elemento, oltre ai problemi del trigger per Eugene; infatti, durante l’esecuzione di “Pendulum”, si sono sentiti in modo netto due colpi fortissimi che hanno fatto saltare il doppio pedale fino alla fine della loro esibizione. 

Setlist:

01- Healing Through War
02- Sugar
03- No
04- Pendulum
05- The Fool
06- The Violation

DARK TRANQUILLITY

Per parte della redazione di Metallus i Dark Tranquillity, e in particolare Mikael Stanne, sono di casa quindi essere imparziali con loro è praticamente impossibile. Ciò non significa non poter criticare la band, ma quella che hanno messo in opera questo pomeriggio può senza alcun problema annoverarsi tra le migliori esibizioni che i nostri abbiano mai eseguito in suolo tricolore. Certo, della vecchia guardia rimangono solo Stanne e Martin, il resto della band è un susseguirsi di entrate/uscite, ma è innegabile che la scaletta scelta per il Metal Park sia stata innanzitutto ispirata, oltre che contornata dalla prima vera acustica da festival all’aperto. I volumi sono alti, equilibrati e non si registra alcun problema per tutta la durata del set, che viene battezzato da “Encircled”. Il sole si fa spazio tra le nuvole portando una temperatura estiva, finalmente, mentre gli svedesi eseguono “Hour Passed In Exile”, tornata alla ribalta nei recenti tour. L’ultimo ingresso in casa Dark Tranquillity è Peter Lyse Kamark, chitarrista solista per i danesi Hatesphere, che si cala perfettamente nel ruolo suonando con personalità brani di un certo spessore come “Forward Momentum” o “The Last Imagination“. Stanne dal canto suo ci ricorda sempre quanto il pubblico italiano sia stato di fianco alla band fin dagli esordi, e per questo motivo ci presenta a metà set una “Cathode Ray Sunshine”, brano per i veri affezionati pescato da “Damage Done“, seguito dall’ultimo singolo del prossimo disco “Not Nothing”. 
Il tris conclusivo è davvero poesia: “ThereIn”, “Lost To Apathy” e la meravigliosa “Misery’s Crown”. In tanti anni che seguo i Dark Tranquillity posso dire che non li vedevo così in forma da tempo, forse perché dopo questa data a Bassano Del Grappa si sono presi una lunga pausa dai festival e quindi erano molto più riposati rispetto a quanto visto l’anno scorso all’Emergency Festival. In attesa del prossimo disco, ci danno dimostrazione di uno stato di forma eccellente, bene così!.  

Setlist:

01- Encircled
02- Hour Passed In Exile
03- Forward Momentum
04- Unforgivable
05- Atoma
06- The Last Imagination
07- Nothing To No One
08- Cathode Ray Sunshine
09- Not Nothing
10- Phantom Days
11- Final Resistance
12- ThereIn
13- Lost To Apathy
14- Misery’s Crown

CORONER

Affrontare il capitolo Coroner non è assolutamente facile, in quanto personalmente è stato il momento più noioso dell’intera giornata. La proposta degli svizzeri non mi è mai piaciuta e sinceramente, pur comprendendo il valore storico dei loro dischi nei primi anni ‘90, non trovo giustificazione nel farli continuamente suonare sempre con la stessa identica scaletta dal loro ritorno (ultima volta visti nel 2011, nda). Portare uno show fotocopia in quindici anni snatura completamente il senso di qualsiasi reunion celebrativa, trasforma la loro presenza da glorificazione a mero strumento economico per tirare su due soldi in più. 
Per lo meno l’audio è equilibrato e più alto rispetto alle band precedenti, e gli elvetici battezzano il palco con “Golden Cashmere Sleeper, Pt1” e “Internal Conflicts”. Noto comunque che sotto palco ci sia davvero poca gente, in tanti ne hanno approfittato per la pausa cena come per il sottoscritto. Comodamente seduto davanti a una birra guardo e ascolto il concerto e la mia idea riguardo ai Coroner non cambia, anzi, prende ulteriore forma, e mi chiedo se ha davvero ancora senso dare spazio a certe realtà con fior fior di giovani band pronte. Il loro set allungato con l’assenza dei Moonspell includerà dieci brani presi da tutti i loro dischi (ricordiamo l’ultimo, risalente al 1993, nda) e anche il recente singolo, “Sacrificial Lamb”. Per il resto l’esibizione lascia il tempo che trova, se non cambia nulla in quindici anni di attività un motivo ci deve pur essere. 

Setlis:

01- Golden Cashmere Sleeper Pt1
02- Internal Conflict
03- Serpent Moves
04- Divine Step (Conspectu Mortis)
05- Sacrificial Lamb
06- Semtex Revolution
07- Metamorphosis
08- Masked Jackal
09- Grin (Nails Hurt)
10- Reborn Through Hate

CAVALERA CONSPIRACY

Finalmente arriva il momento più atteso per me, quello di poter vedere i Sepult… ehm, scusate, i Cavalera Conspiracy suonare i Sepultura! I fratelli Cavalera metteranno in piedi uno spettacolo totale e letteralmente devastante, con piena partecipazione dei presenti entusiasti ad accompagnare canzoni storiche come “Bestial Devastation”, “Antichrist” o “Necromancer”. L’inizio fa già presagire botte da orbi, infatti il pit sottopalco si apre immediatamente con l’aiuto di Max a far smuovere i presenti tra circle pit e walls of death. L’audio è esagerato, equilibrato e ti rapisce grazie alle tremende plettrate di “Mayhem” o “Crucifixion”, che ti portano senza volerlo a fare headbanging con Max sul palco, rapito dalla musica, nonostante una lenta e inesorabile trasformazione in Jack Black (si scherza, nda). Altro momento da incorniciare sono le bestemmie cantante all’unisono da tutti, compresi i Cavalera Conspiracy, con alle spalle la casa di riposo gestita dalle suore che rende il tutto così maledettamente romantico, prima di passare ad altri classici come “To The Wall”, “Inquisition Symphony” e “Escape To The Void”, che permette alla band di tirare il fiato per un paio di minuti. La parte finale è anche quella più violenta di tutte: “Refuse/Resist”, “Territory” la brutale “Troops of Doom” con il saluto lasciato ad un filone unico costituito da “Black Magic / Morbid Visions / Dead Embryonic Cells / R.I.P.” Esibizione esagerata che mi lascia un piccolo amaro in bocca: ma “Arise”? “Roots Bloody Roots”? Se le avessero suonate, il concerto si sarebbe potuto considerare definitivo, visto che hanno inaspettatamente salutato i presenti con a disposizione ancora dieci minuti di set. Una scelta singolare, ma abbiamo comunque assistito a qualcosa di memorabile e chissà, con l’addio del gruppo cover, la prossima volta i Fratelli Cavalera torneranno sotto il moniker di Sepultura. Chissà..

Setlist:

01- Bestial Devastation
02- Antichrist
03- Necromancer
04- Morbid Visions
05- Mayhem
06- Crucifixion
07- From The Past Comes The Storms
08- To The Wall
09- Inquisition Symphony
10- Escape To The Void
11- Refuse / Resist
12- Territory
13- Troops Of Doom
14- Black Magic
15- Morbid Visions
16- Dead Embryonic Cells
17- R.I.P. (Rest In Pain)

EMPEROR

Il momento è giunto, dalla fredda Norvegia l’impero del male è arrivato fino a Bassano Del Grappa, spazzando via le nuvole e regalandoci un cielo parzialmente sereno e un line check emozionante. Ihsahn sale sul palco tinto di blu per “Into The Infinity Of Thoughts“, la messa ha inizio. Sembra quasi inverosimile che in meno di due anni siano già al secondo concerto nel nostro paese, e purtroppo le presenze lo dimostrano: molte meno rispetto al fragoroso sold-out dell’Alcatraz, ma con una scenografia mille volte migliore. Non è un caso infatti che gli Emperor diano il meglio di sé in ambienti aperti, in cui luci, fumi, palco alto e la possibilità di godere del backdrop ben visibile alle loro spalle diano tutt’altre emozioni. “The Burning Shadows Of Silence” segue dopo i cori del pubblico e i ringraziamenti dei norvegesi, “Thus Spake The Nightspirit” viene annunciata da un Ihshan in formissima, sempre posato nei modi da galantuomo qual è. Il tutto viene vissuto in modo liturgico, con il Metal Park in solenne silenzio durante l’esecuzione dei brani, per assorbire al meglio uno dei concerti estremi più importanti del 2024. La nostra voce viene sempre fuori a canzone conclusa, con gli Emperor che ringraziano per l’ovazione da stadio che gli riserviamo durante la setlist molto differente rispetto a quanto ascoltato a Milano. Non ci sono alti e bassi, ma solo altissimi grazie l’aura di solennità che si è creata negli anni intorno ai signori del black metal. Dei veri e propri inni del male, “With Strength I Burn”, “Curse You All Man!” o le immortali “I Am The Black Wizard”, “Inno A Satana”, che ci porterà a una breve pausa prima della conclusione. Saranno “In The Wordless Chamber” e “Ye Entrancemperium” a decretare la fine della seconda giornata e in generale del Metal Park. Esibizione straordinaria, trionfale e che denota le immense differenze tra le band che hanno un repertorio fermo da vent’anni, ma che si impongono in modo totale dal punto di vista scenico, acustico e di personalità sul palco. Qui si gioca un altro campionato. 

Setlist:

01- Into The Infinity Of Thoughts 
02- The Burning Shadow Of Silence
03- Thus Spake The Nightspirit
04- Ensorcelled By Khaos
05- The Loss And Curse Reverence
06- With Strength I Burn
07- Curse You All Men!
08- The Majesty Of The Nightsky
09- I Am The Black Wizard
10- Inno A Satana
11- In The Wordless Chamber
12- Ye Entrancemperium

CONCLUSIONI

Chi scrive ha partecipato solo alla seconda giornata, quindi non ho assolutamente idea di come sia stata gestita l’area campeggio, chi c’è stato può senza alcun problema commentare com’è stata vissuta.
Dal mio punto di vista ci sono più contro che pro. Partiamo da quelli più gravi. Il primo tra tutti, come accade ormai di consueto SOLO in Italia, è l’utilizzo dei Token, l’idea più inutile mai partorita. Si ringrazia la trasparenza del comunicato, uscito qualche giorno prima dell’evento, sui prezzi del bar che sarebbero dovuti essere a multipli di due euro (ovvero 1 token, nda).

Peccato che potevi acquistare esclusivamente un multiplo di cinque token (5T, 10T ecc, nda), e che per una birra ne servissero tre, portandoti a fine serata ad avere le tasche piene di resti di questi schifosissimi tasselli verdi che non potevano essere ricambiati in euro.

Numero due: mi viene confiscato l’anti-zanzare spray all’ingresso come da regolamento,  vendendolo poi all’interno brandizzato con l’evento in corso (venduto in euro e non in token, nda). 
Episodio che si è replicato uguale all’I-Days di Milano, ma ad un prezzo più alto rispetto all’AMA Festival.
QUESTO è semplicemente fregare il pubblico, non ci sono scusanti o motivazioni che reggano. 
Se il boccettino spray è vietato per motivi di sicurezza, È VIETATO, punto. Non è che è vietato solo perché si chiama Autan e non “Spray anti-zanzare AMA Fest”. Provate a pensare se qualcuno, infastidito da tale scelta, avesse riempito il boccettino spray con dei sassolini per poi lanciarlo sul palco. Se ricordate questo è stato il motivo che in passato ha portato il divieto di introdurre le bottigliette di acqua, o di venderle, col tappo.

Numero tre: l’acustica. Sluggore incomprensibili, risultato simile per i Mortuary Drape e con i Fleshgod Apocalypse salta pure il trigger. Inutile sprecare ulteriore fiato su questo aspetto, sapete come la penso quindi stendiamo un altro velo pietoso. 

Numero quattro: i parcheggi. Rientro all’auto senza una luce e pieno di fango. Nemmeno un sacco di sabbia (cinquanta litri costano tre token, nda) per evitare che qualcuno si faccia male. Mi sembra così inverosimile che non siano avanzati pochi spiccioli per rendere il tragitto fino al parcheggio calpestabile o illuminato invece di mettersi tutti chinati con le torce del telefono a farci strada. Considerati i cinque euro a veicolo (un prezzo onesto rispetto a quanto leggiamo su altri eventi, nda), un minimo di impegno in più si poteva anche fare,  per fortuna che la dea bendata ci ha evitato un acquazzone (senza considerare che il meteo dava piogge intense da circa una settimana per domenica, prevenzione per eventuali disagi pari a zero, nda). 

Ma il contro più importante è il numero cinque: prato mezzo vuoto. Un ingiusto flop di presenze per due figure importantissime nel mondo del metal. 

Nei pro metto: l’impegno dei tanti addetti che nonostante tutto hanno reso l’atmosfera una bella festa, la presenza di uno stand con cibarie FINALMENTE senza glutine e aver rimediato all’assenza dei Moonspell con l’aumento delle esibizioni delle varie altre band presenti sul bill. 

Siamo lontani anni luce dalla media europea dei festival di piccola/media dimensione, ma leggendo i commenti trovati in rete qua e là tra i vari blog, sembrerebbe che l’organizzazione sia piaciuta a tutti. Se questa tipologia di festival piace, allora è giusto che si continui in questo percorso, perché è quello che ci meritiamo.






Sito Web: https://metal-park.it/

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