Votum – Recensione: Metafiction

La sempre più presente Polonia sulla scena heavy prog ha partorito una propria etichetta per evitare la fuga di cervelli. Il risultato di questa nuova esperienza discografica si chiama Mystic Production, label sempre pronta a lanciare nuovi talenti sul mercato internazionale. I Jelonek ne sono stati un esempio. Ma anche i Frontside, i Virgin Snatch e, oggi, i Votum. Strappati alla ProgRock Records, dove erano approdati per il lodo non esaltante debutto ("Time Must Have A Stop" del 2009), la Mystic ha visto nei Votum la propria punta di diamante. La band ha infatti dato un grande esempio di personalità, professionalità e di capacità migliorativa, a solo un anno di distanza dal precedente lavoro, con "Metafiction". Sull’esempio degli Anathema più intimisti, il nuovo volto dei Votum è malinconico, solitario, non ama il metal, ma predilige le astmosfere introspettive, lente e riflessive. Si inverte la rotta, dunque, verso i lidi del rock dei Porcupine Tree, con qualche leggero accenno agli Opeth più leggeri. Notevolissime le capacità dei cinque musicisti e della produzione cui hanno fatto ricorso; così come ben studiata è anche il workart, capace di attrarre immediatamente l’attenzione. Non v’è dubbio: siamo innanzi ad una nuova band, promessa di tutto rispetto all’interno del nuovo mercato dell’est europeo.

Voto recensore
8
Etichetta: Mystic Production

Anno: 2010

Tracklist: 01. Falling Dream
02. Glassy Essence
03. Home
04. Faces
05. Stranger Than Fiction
06. Indifferent
07. December 20th

Sito Web: http://www.myspace.com/votumband

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