Meshuggah: Live Report della data di Milano

C’era molta attesa per la data milanese dei Meshuggah, dopo l’uscita del controverso ‘Catch 33′. Aprono per loro i discreti Scarve, gruppo metal-core con due cantanti che si differenziano più nel look (uno è travestito da Phil Anselmo, l’altro da Max Cavalera) che nelle voci, entrambe urlate e tirate a mille. La musica è discretamente dinamica, i sei suonano bene e aggrediscono il pubblico il giusto per scaldare un po’ gli animi, in attesa che l’implacabile macchina ritmica svedese salga sul palco.

E quando arriva è il terremoto. Poca concessione allo spettacolo, sono tutti concentratissimi sui loro strumenti ed è anche comprensibile visto l’impegno a riprodurre dal vivo gli intricati ritmi che creano con la loro musica. I suoni sono buoni, e gli svedesi scagliano tutta la loro disturbata aggressione sui presenti, che non chiedono di meglio che di farsi annichilire dall’onda d’urto. Che arriva inesorabile, pescando un po’ da tutto il repertorio più recente. Compresa la parte centrale di ‘Catch 33’, introdotta dalla voce computerizzata che si sente nell’album, e dilatata anche dal vivo in maniera quasi insostenibile, ai limiti del male fisico. Ma poi tutto passa con un’altra ondata di violenza, con in evidenza ‘New Millenium Cyanide Christ’ e ‘Future Breed Machine’. Tutto. Passa. Definitivamente.

I cinque sono tutti molto in palla, senza la minima sbavatura. Eccezionale Haake che mulina le braccia sulla batteria come un polipo epilettico, incocciando in maniera apparentemente casuale i piatti che lo circondano in maniera altrettanto apparentemente casuale. Ma da due casualità apparenti nasce l’ordine perfetto e malato che è la spina dorsale del suono del gruppo. Tutto riprodotto esattamente come da disco, tranne qualche assolo di Thordendal che si lascia andare a un po’ di improvvisazione, sempre con i suoi loop improbabili e disturbati, mentre Kidman urla in maniera impressionantemente monocorde, ormai anche la sua voce ridotta a strumento puramente ritmico più che melodico, a completare la disumanizzazione del loro assalto.

Il concerto dura poco, troppo poco, praticamente un’ora. Sicuramente è musica molto impegnativa da suonare ed è difficile tenere questi ritmi per molto tempo, e in effetti la proposta è talmente aggressiva verso gli ascoltatori che veramente dopo un’ora si era quasi al limite fisico, però comunque qualche perplessità per la scarsa durata rimane. Per il resto promossi a pieni voti, su tutta la linea.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi