Meshuggah + The Halo Effect + Mantar: Live Report e Foto della data di Milano

Nonostante la data infrasettimanale, il combo svedese riesce a compiere l’ennesimo sold out di questa caldissima prima parte dell’anno italiano. Il sold out è arrivato forse un po’ a sorpresa, in quanto diversi amici sono rimasti a bocca asciutta convinti che avrebbero potuto comprare il biglietto alle casse, ed è stato un vero peccato, perché lo spettacolo messo in piedi all’Alcatra ha doppiato quanto visto pochi mesi fa al Dissonance Festival, sia a livello di suoni che di prestazione sul palco.

MANTAR

I primi a salire sullo Stage A del palco meneghino sono i tedeschi Mantar, con il loro sludge che stona un pochino con il resto della serata. Il duo, composto da cantante e batterista, rispettivamente Hanno & Enriç, non mi ha convinto principalmente per due motivi: la tipologia di musica, in quanto lo sludge, se non fatto alla perfezione è difficile da apprezzare, ma soprattutto per lo stile di Hanno come cantante, che è risultato fastidioso e simile più a un urlato sforzato che ad uno scream, facendo annoiare fin dal primo brano, “Pest Crusade”. Anche i suoni non aiutano, purtroppo il mixing non è dei migliori, nonostante ci siano solo tre strumenti sul palco (voce, chitarra e batteria), un po’ tutto soffocato dai tamburi rovinando ulteriormente l’esibizione. 
Quello che però devo ammettere è la super attitudine sul palco del duo teutonico, molto carichi nonostante ci fossero davvero pochi sostenitori tra un brano e l’altro. 
Rimango dubbioso sulla decisione dell’opening act; si poteva scegliere sicuramente qualcosa di meglio e più in linea con quello che seguirà.

Setlist:

01- Pest Crusade
02- Spit
03- Age Of The Absurd
04- Egoisto
05- Hang ‘Em Low (So The Rats Can’t Get ‘Em)
06- Oz
07- Era Borealis
08- White Nights

THE HALO EFFECT

Impossibile per il sottoscritto mancare a un concerto in suolo italiano della super band svedese. Dall’ultima volta sono cambiate poche cose, qualche singolo nuovo in questo primo 2024 e alla batteria Anton Ross al posto di Daniel Svensson, che salterà tutto il tour per problemi personali. Ovviamente alla seconda chitarra troviamo il solito Patrick Jensen, in attesa di rivedere chissà quando Jesper Stromblad ancora sul palco ed ecco che il quadro è completo. 
Partono in quarta con “Days Of The Lost”, sommersi da applausi, pogo e davvero TANTO body surfing da far sorridere immediatamente il nostro amato Stanne al microfono. I suoni sono decisamente migliorati e si può godere di un bel concerto sia dal punto di vista visivo che uditivo, contornato da una folla completamente in mano ai The Halo Effect. Come ovvio che sia, tutto il set è concentrato sull’unico disco uscito finora in attesa di quello successivo che dovrebbe uscire a breve: “The Nedless End” e “Feel What I Believe” anticipano quello che è il loro ultimo singolo, “Become Surrender”.
Si sa come Stanne sia legato all’Italia sin dai suoi esordi con i Dark Tranquillity e come di conseguenza si sia costruito negli anni una fortissima fanbase, ma soprattutto una fitta maglia di amicizie sparse in tutto lo stivale. Non sorprende infatti che dedichi “Last Of Our Kind” a Teo Segale, morto pochi giorni fa, con Mikael profondamente colpito dalla notizia tanto da avere gli occhi lucidi. 
Il loro set si chiude con “Gateway” e l’immancabile “Shadowminds”, con un pubblico davvero entusiasta e la band che alza sul palco la bandiera tricolore. 

Concerto scolastico da professionisti della scena, non si poteva chiedere nulla in più. Alla prossima con il nuovo album!

Setlist:

01- Days Of The Lost
02- The Nedless End
03- Feel What I Believe
04- Become Surrender
05- Conditional
06- Last Of Our Kind
08- Gateways
09- Shadowminds

MESHUGGAH

Chi era presente al Dissonance della scorsa estate si ricorderà sicuramente due cose: una formazione un po’ strana e uno show sotto i sessanta minuti di durata. Non mi stupisce quindi il sold out annunciato il giorno prima del concerto, a sorpresa sicuramente per i non addetti ai lavoro, ma io sotto sotto sapevo che l’ultimo concerto dei Meshuggah fosse stato ampiamente insufficiente. 
Ecco, prendete ogni singolo ricordo di quella afosa giornata di giugno e cancellatelo, perché gli svedesi confezionano uno spettacolo con la S maiuscola.
La struttura del palco rimane invariata, sia dal punto di vista del posizionamento della band che dei vari stendardi, così come il fatto che i nostri sul palco entrano sul palco come mesi fa eseguendo “Broken Cog”. La scenografia magica si carica di energia e hype in attesa delle imminenti esplosioni di suoni e luci con “Rational Gaze” e “Perpetual Black Second”. “Nothing” rimane un album inarrivabile per il sottoscritto e sono al settimo cielo per ogni canzone che portano dal vivo; nonostante sia relegato al ruolo di incipit dei loro concerti, sono due brani da pelle d’oca in cui musica, fumo, fari led e sontuosità di Jens Kidman si fondono insieme per donarci una esibizione a dir poco allucinogena. 
L’impatto è commovente, non solo perché il mixing è perfetto ma soprattutto sparato a livelli esagerati, che poche volte ho potuto ascoltare all’Alcatraz (forse recentemente solo con i Lorna Shore, QUI il nostro live report), ma soprattutto perché come accade SEMPRE con loro, è davvero simpatico guardarsi attorno e constatare che ognuno fa headbanging al proprio ritmo. Scherzi a parte, i Meshuggah sono davvero difficili da eguagliare sia in studio che in sede live, e nonostante dal vivo siano immobili per poter suonare al meglio la loro musica, ci pensa tutto il contorno a creare un’atmosfera pressoché unica nel panorama metal contemporaneo. 
Ovviamente un punto imprescindibile nella scaletta degli svedesi sono le due “In Death”, che anticipano l’unico break della serata con “Future Breed Machine”, anche in questo caso con un pubblico in estasi completa. 
La band rientra poi dopo una breve pausa per concludere il concerto suonando “Bleed”, finalmente riproposta dopo qualche tempo per i problemi di Thomas Haake alle mani, e “Demiurge”, entrata dritto per dritto tra le classiche senza tempo dei Meshuggah

Tirando le somme, concerto spettacolare sotto ogni punto di vista, dove la musica è stata la protagonista assoluta regalandoci una performance che raramente si può godere dal vivo. Se non gli avete dato fiducia, visto come era andata l’anno scorso, avete fatto un grosso errore. 

Setlist:

01- Broken Cog
02- Rational Gaze
03- Perpetual Black Second
04- Kaleidoscope
05- God He Sees In Mirrors
06- Born In Dissonance
07- In Death – Is Life
08- In Death – Is Death
09- Humiliative
10- Future Breed Machine
11- Bleed
12- Demiurge

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