Meshuggah – Recensione: Immutable

All’interno della scena Metal mondiale, pochissime band possono essere paragonate ai Meshuggah. Nel corso degli anni, infatti, il combo svedese ha saputo portare la musica estrema verso territori inesplorati, riuscendo a fondere un’incredibile perizia tecnica con rabbia primordiale, follia pura e dolore profondo. Il risultato sono otto dischi che hanno marcato a fuoco la storia del genere, partendo dalla pietra miliare “Destroy Erase Improve” del 1995 per giungere al precedente “The Violent Sleep Of Reason”. Forti di un sound e un’attitudine peculiari e assolutamente riconoscibili, i Nostri danno alle stampe questo nuovo capitolo, “Immutable”, opera che sin dal titolo fuga ogni dubbio sulla direzione artistica intrapresa.

 

 

Se siete dei fan di lunga data, allora già sapete cosa aspettarvi; in caso contrario, salite a bordo e lasciatevi conquistare da brani dall’incidere poderoso, che alternano riff granitici – firmati dalla coppia Mårten Hagström/Fredrik Thordendal – a improvvise aperture ariose, assoli ipnotici ad atmosfere claustrofobiche. Il tutto supportato da una sezione ritmica devastante: ascoltate “Phantoms”/”Ligature Marks” per farvi un’idea di come il basso di Dick Lövgren e la batteria di Tomas Haake riescano a contorcevi le budella e lasciarvi tramortiti con la loro violenza. Un torrente di magma vi travolgerà incendiandovi come il protagonista della copertina del disco: difficilmente resterete indifferenti al contrasto tra il caos, evocato da sonorità così oscure e malate, e la genialità di strutture brillantemente architettate, in cui ogni elemento è funzionale alla creazione di una piccola gemma. Come nel caso della strumentale “They Move Below”: nove minuti in cui sublimare tutto quello che ci siamo fin qui detti, in cui alternare umori e approccio, in cui imprimere sfumature diverse a un affresco di grande impatto emotivo.

L’esperienza è sublime e richiede diversi ascolti per essere apprezzata nella sua interezza. Fate ripartire il disco tante volte e potete starne certi che troverete sempre qualcosa di nuovo, qualche elemento sfuggito che si nascondeva tra le pieghe di un brano. Citarne anche uno solo risulta difficile, vista l’elevata qualità della produzione e dell’ispirazione. Se siete neofiti, vi risulterà difficile credere che brani come “Past Tense” e “Kaleidoscope” siano stati concepiti dalla stessa mente, visto come peschino da immaginari così diversi: struggente, sognante il primo, più diretto e brutale il secondo. Eppure, questi sono i Meshuggah, questa è la loro anima e queste sono tredici tracce di assoluto pregio per un disco che non può assolutamente mancare nella vostra collezione.

 

 

Ci sono cose che restano per sempre al nostro fianco, certezze che ci accompagnano nell’esistenza scandendo lo scorrere del tempo. I Meshuggah rientrano tra quelle poche che – in campo musicale – segnano il percorso da quasi trent’anni. Pur migliorandosi, pur sperimentando, pur cambiando pelle, i Nostri sono ancora qua, più che mai Oscuri Signori della scena metal estrema. Immutabili, appunto.     

Meshuggah Immutable
Etichetta: Atomic Fire

Anno: 2022

Tracklist: 01. Broken Cog 02. The Abysmal Eye 03. Light The Shortening Fuse 04. Phantoms 05. Ligature Marks 06. God He Sees In Mirrors 07. They Move Below 08. Kaleidoscope 09. Black Cathedral 10. I Am That Thirst 11. The Faultless 12. Armies Of The Preposterous 13. Past Tense

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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