Coroner – Recensione: Mental Vortex

C’è un thrash che richiama l’immagine d’adolescenti cicciottelli e brufolosi intenti a scuotere, appiccicosi di sudore, le loro lungocrinite testoline rincoglionite dalla birra e dagli ormoni in un piazzale assolato ricoperto da sparuti ciuffi d’erba e copiose quantità’ di rifiuti di varia natura, ed un thrash che invece porta alla mente l’immagine di ragazzi dalla faccia seria e lo sguardo un po’ corrucciato che ascoltano col minimo dell’impegno fisico e con un, invece, consistente sforzo mentale una band d’individui, altrettanto giovani ed altrettanto torvi, intenti a suonare sul piccolo palco d’un fumoso e piuttosto buio locale.

I Coroner appartengono, almeno nel nostro privato bestiario, a questa seconda categoria. E ‘Mental Vortex’, all’interno della loro produzione, rappresenta il picco di creatività e di qualità compositiva.

Quarto album d’una serie in progressione fortemente verticale, questo lavoro è il punto d’equilibrio tra il thrash (di qualità sopraffina) dei primi tre album e le scelte più lente e cupe di ‘Grin’, successivo ed ultimo disco della loro carriera.

I brani sono ancora caratterizzati da un riffing assai complesso e vario e da assoli lunghi ed intricati, che s’intrecciano, serpentini, intorno a ritmiche di batteria ora elementari ora molto complesse, ma sempre molto varie: marchi di fabbrica dello stile Coroner, mescolati sapientemente con parti dai tempi più dilatati, che conferiscono all’album un tono cupo, oscuro, non comune al thrash di fine anni ’80 ma molto vicino a certo death meno aggressivo.

Menzione d’onore per la stupenda I Wan’t You (She’s So Heavy), pesante ma dolce allo stesso tempo, nemmeno troppo lontana dall’originale, incredibilmente, ancorché invecchiata di venti e passa anni, comunque personale ed in qualche modo ben calata nell’atmosfera del disco.

E poi un avvertimento: come tutti i grandi gruppi i Coroner hanno una enorme capacità di penetrazione e causano una elevata dipendenza; come certe delizie della pasticceria siciliana, desidererete fino alle lacrime rinnovare il gusto che vi ha lasciato in bocca l’ultimo morso prima che ne spariscano le tracce rimaste sul palato, e quando avrete finito con questo disco non potrete fare a meno di desiderare la corsa al negozio per comprare tutto il resto. Fatevi i conti in tasca prima. Io v’ho avvisato.

Etichetta: Noise

Anno: 1991

Tracklist:

01. Divine Step

02. Son Of Lilith

03. Semtex Revolution

04. Sirens

05. Metamorphosis

06. Pale Sister

07. About Life

08. I Want You (She's So Heavy)


0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi