K2 – Recensione: Melon Demon Divine

Dopo lo scioglimento degli Europe la carriera del virtuoso chitarrista Kee Marcello ha subito un preventivabile ridimensionamento a livello di fama; in questi anni ben poco si è sentito parlare di lui e il solo ‘Shine On’ del 1995 rimane a testimonianza discografica della attività più recente. Con buona pace dei pessimisti il ritorno sulle scene è di quelli che lasciano di stucco: ‘Melon Demon Divine’ è un bellissimo disco di hard rock al passo coi tempi, eppure sufficientemente legato al concetto classico di melodia da poter appassionare seriamente i fan del rock radiofonico. Come la stessa copertina lascia intendere ci troviamo al cospetto di un lavoro elettrico, in qualche modo sofferente e ricco di tensione anche quando si smorza il peso delle chitarre e affiora la profondità delle melodie (‘Epic’ ad esempio). Di peso la formazione schierata: Snowy Shaw alla batteria garantisce un incedere granitico che nei pezzi più heavy (‘Raptor’ docet) si sente eccome, Klaatu al basso fa in pieno il suo dovere, mentre la stessa chitarra di Marcello si dimostra sempre sopra le righe sia in fase ritmica, sia nei sempre azzeccati soli. La varietà delle composizioni è un’arma in più: dalla cruda ‘E.M.D.’, alla dura ‘Evil Ways’, fino alla moderna ‘Blood’ e alla melodicissima ‘Hey Romeo’ ce n’è davvero per tutti i gusti, motivazione in più per consigliare l’ascolto ad una larga fetta di appassionati. L’unica postilla la riserviamo per la voce dello stesso Kee, buono, a tratti buonissimo, ma mai eccezionale. Insomma, non sappiamo accontentarci, ma il valore assoluto di quest’opera è comunque elevatissimo.

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers

Anno: 2004

Tracklist: 01. Pre-Fix
02. E.M.D.
03. Enemies
04. Blood
05. Epic
06. Raptor
07. If
08. Falling Apart
09. Hey Romeo
10. Evil Ways
11. Tatto For Patto
12. Comin’ Home
13. Ride On

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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