Jack Blades: Melodic Ranger – Intervista

Jack Blades è senza dubbio un musicista di successo.

Prima in sella a gruppi heavy rock da arena stracolma come Night Ranger e Damn Yankees durante l’epoca d’oro del genere, poi a fianco di artisti scalaclassifiche come co-autore (probabilmente basterebbe la presenza della sua firma in calce ad un paio di brani targati Aerosmith e Journey nella colonna sonora del blockbuster ‘Armageddon’ per garantirgli una tranquilla terza età, quando sarà il momento…), il musicista americano ha saputo mettere a frutto le proprie doti musicali con la massima efficacia.

E’ quindi da una posizione di invidiabile rilassatezza che si è potuto concedere lo sfizio di ‘debuttare’ da solista dopo ‘soli’ venticinque anni di onorata carriera.

Inevitabile constatare che la persona che ci risponde al telefono sia terribilmente serena e soddisfatta, convinta che ‘pensare positivo’ costituisca la ricetta migliore per ottenere risultati importanti.

Insieme ad un talento simile al suo, ci permettiamo di aggiungere… Allora Jack, come presenteresti la prima sortita discografica a tuo nome?

"Il disco è un po’ come me, ha un sacco di sfaccettature diverse.

La possibilità di registrare tutto quello che volevo mi ha fatto stare davvero bene…" Visto che è stata un’esperienza così piacevole, perché ti ci è voluto così tanto tempo per decidere di ‘metterti in proprio’?

"E’ un’ottima domanda! Forse perché con Night Ranger e Damn Yankees ho sempre scritto, da solo o in collaborazione con gli altri, parecchio materiale…

Spesso chi realizza un album solista lo fa per suonare tipi di musica che non avrebbe modo di pubblicare diversamente con la propria band, mentre io ho sempre avuto la possibilità di proporre quello che amo.

Da qui l’assenza del bruciante desiderio di mostrare qualcosa di più al mondo…" Alla fine però ti sei deciso ed il risultato è appunto molto vario, in termini stilistici…

"Mi rappresenta: i testi e la musica vengono dal profondo del mio cuore e riflettono quello in cui credo.

La cosa bella, poi, è che posso cantare tutti i pezzi, anche quelli più heavy, accompagnandomi con una semplice chitarra acustica perché si tratta prima di tutto di buone canzoni." La positività espressa dai tuoi testi è distante dalla cappa negativa che avvolge tanta musica rock contemporanea…

"Penso che se ci si circonda di negatività, si finisce con il creare negatività. E sento che se si sceglie invece di avere luce e gioia, nella vita si otterranno risultati positivi.

Sfortunatamente c’è tantissima negatività oggi nel mondo, e proprio per questo è necessario che ci siano delle persone che scelgono comunque di avere un approccio positivo verso la bellezza, l’amore e tutte queste cose.

In caso contrario, ci troveremmo in fretta ‘alla fine della strada’. Tutti.

Anche in un pezzo duro come ‘On Top Of The World’, nel quale descrivo una rockstar che chiede aiuto perché si sente isolata nonostante il successo la abbia fatta salire ‘in cima al mondo’, c’è un messaggio di speranza.

In ogni caso si tratta della mia umile opinione (ridacchia, un po’ imbarazzato dalla foga con la quale ha appena espresso il concetto. Ndr)" Ti sei mai sentito in quel modo, personalmente?

"Si, è successo. Il mondo del rock, che frequento da venticinque anni, a volte è così: pensi di avere tutto con la ricchezza e la fama, però ho scoperto che a volte le persone più ricche e note sono anche le più sole e tristi.

Tutto quello che possiedono non vale molto se il vuoto che hanno dentro non è riempito dall’amore." Il tuo disco esce per l’italiana Frontiers…

"Serafino Perugino (uno dei titolari della label partenopea. Ndr) è mio amico da diversi anni e spesso quando ci telefonavamo mi ripeteva ‘Giacomo, perché non fai un disco solista per noi? So quante canzoni hai da parte e che ne scrivi di nuove in continuazione…’. Ho sempre avuto il suo supporto in quel senso, ma ho continuato a dire di no fino a quando, lo scorso anno durante una mia visita a Parigi, Serafino non mi ha raggiunto in aereo avvertendomi che veniva apposta per convincermi e discutere del progetto. Alla fine ci è riuscito: se il mio disco esiste è tutto merito dell’Italia!" Il materiale per il CD era già tutto pronto?

"Sei o sette canzoni le ho ho scritte negli ultimi mesi appositamente per l’album, mentre quelle restanti le ho recuperate da altri progetti, ad esempio ‘Shine On’ avrebbe dovuto fare parte del terzo Damn Yankees che non è mai uscito perché tutto è girato nel modo sbagliato durante la realizzazione di quel disco, in termini di suoni e produzione.

‘Sea Of Emotions’ è frutto di una collaborazione con Neal Schon (storico chitarrista dei Journey e co-autore anche di ‘To Touch The Sky’ e ‘Alone Tonight’ sul disco di Blades. Ndr) risalente a un paio di anni fa.

Visto che lui non ha deciso di utilizzarla, la ho inserita sul mio album.. " In effetti appena ho sentito ‘Sea Of Emotions’ mi sono chiesto come mai Neil abbia scelto di non includerla in ‘Arrival’, data la qualità del brano!

"Ehehe, diciamo che a volte la ‘politica’ interna ai gruppi crea qualche complicazione…" Dopo l’ascolto di quel pezzo, ho anche pensato che Steve Augeri (il nuovo cantante dei Journey ed ex Tall Stories. Ndr) probabilmente deve qualcosa anche a te, oltre che a Steve Perry…

"AHAHAH! Grazie, lo penso anche io!!!!

Battute a parte, sono felice che quella canzone sia finita sul mio disco." (Piccola digressione buffa: a questo punto Jack mi ricorda di aver scritto con Schon anche il primo singolo tratto da ‘Arrival’, solo che… non si ricorda più il titolo della canzone!

Quando gli rammento che si tratta di ‘Higher Place’, Jack ‘conferma’ felice e tesse le lodi del brano: cose che succedono agli autori di tante canzoni di successo, immagino…) Hai inciso l’album nel tuo studio personale: ti sei concesso abbastanza tempo per fare tutto con comodo?

"Principalmente le sessioni si sono svolte l’estate scorsa mentre ero in tour con i Night Ranger: di solito suonavo dal vivo dal giovedi alla domenica, dopodichè volavo a casa e nei restanti giorni mi occupavo delle registrazioni…

Un’estate piuttosto indaffarata!

In questo periodo sta succedendo di nuovo, perché oltre agli show con i Night Ranger sto incidendo un album con Tommy Shaw (Styx ed ex Damn Yankees, con all’attivo anche ‘Hallucination’, proprio insieme a Jack. Ndr).

Si tratta dei brani degli anni sessanta e settanta che Tommy ed io amiamo maggiormente: ti ricordi di ‘Summer Breeze’ di Seals&Crofts?" Ehm, onestamente no, probabilmente anche per questioni anagrafiche e geografiche…

"Quella che fa ‘Summer Breeze makes meeee feeel fiiiine…’ (e qui il buon Jack si mette a canticchiare i ritornelli di diverse canzoni prescelte, alcune piuttosto sconosciute dalle nostre parti come ‘No Matter What’ dei Badfinger’ o ‘On A Carousel’ dei The Hollies, altre celeberrime come ‘California Dreaming’ o ‘The Sound Of Silence’. Si dimostra un po’ stupito del fatto che qualcuno possa non conoscerle tutte a memoria, ma sentirlo gorgheggiare al telefono è uno spettacolo inaspettato che conferma l’esperienza da entertainer di Blades anche durante le interviste).

E ci sarà anche una delle mie preferite di tutti i tempi: ‘Lucky man’ di Emerson, Lake& Palmer!

‘Ooooooh What A Lucky Man Heee Waaaas…’

Il punto è che ci stiamo divertendo alla grande a suonarle e soprattutto a cantarle nel nostro stile.

Il disco probabilmente uscirà verso la fine della prossima estate…" Parlando di quell’era musicale, tra influenze più esplicite presenti nel tuo disco solista risalta quella di uno dei gruppi simbolo degli anni settanta: i Led Zeppelin…

"Certo, sono un loro grande fan! Penso sia ok se la loro influenza si insinua tra le mie composizionii, come in ‘Who You Want To Be’… Mi piacciono certe soluzioni.

Anche i Beatles sono fondamentali, per me… Anzi, ho proprio deciso di diventare un musicista dopo aver ascoltato le loro prime canzoni quando ero ancora un ragazzino!

Per questo ritengo un onore il fatto di aver suonato nel gruppo di Ringo Starr nel 1998!

I Beatles mi hanno spinto a suonare e più tardi mi sono appassionato al rock inglese di Cream, Deep Purple, Led Zeppelin.

Gli Humble Pie erano tra i miei preferiti… " Un gruppo criminalmente sottovalutato, gli Humble Pie di Steve Marriott…

"Esattamente così! Criminalmente sottovalutato!" Senza di loro probabilmente un gruppo di successo come i Mr.Big non sarebbe mai esistito…

"E’ divertente che tu abbia citato i Mr.Big, perché tra le altre cose sto lavorando anche ad un progetto con Eric Martin, il loro cantante.

Si tratta del disco solista di Tak Matsumoto, il chitarrista dei B’z, un gruppo nipponico che in patria ha venduto qualcosa come ottanta milioni di dischi!

Tak ha deciso di formare una sorta di supergruppo e così ha chiamato Eric e me per un album ed un tour giapponese ad agosto." Tornando su argomenti più ‘casalinghi’, nel disco hai collaborato anche con tuo figlio Colin nella stesura di un pezzo…

"Colin ha davvero talento come autore di canzoni ed in passato avevamo già scritto pezzi insieme…" Le famose colpe dei padri che ricadono sui figli!

"AHAHHAH, si, credo che abbia preso da me!

Lui ha uno stile più riflessivo e vicino a Cat Stevens: amo ‘Breaking It Down’ anche solo per il fatto di averla composta con lui.

Fra l’altro il suo disco dovrebbe uscire quest’anno e sono felice che accada una cosa simile. " Hai qualche preoccupazione per la carriera di tuo figlio, considerato lo stato attuale del music business? Un conto è affrontarlo oggi dal punto di vista del musicista affermato quale puoi essere tu, altra cosa e lanciarsi da esordiente, in fondo…

"Le buone canzoni rimarrano sempre buone canzoni ed il business non può fermare la creatività. La grande musica risplenderà sempre.

Penso che questo momento, oltre che di crisi per un’industria discografica che non sa più come muoversi, sia anche un’epoca di cambiamento con grandi possibilità per un compositore ventenne che canta emozioni vere.

C’è bisogno di meno musica prodotta in serie come quella di un Justin Timberlake.

C’è bisogno di grandi canzoni, piuttosto.

Anche perché è da lì che si dovrebbe partire, non da un passo di danza." In una carriera ricca di soddisfazioni, c’è qualche episodio particolare che ti piace ricordare?

"Ce ne sono così tanti… Sono grato e considero una benedizione il fatto che mi sia stato concesso di scrivere e suonare musica che ha reso felici milioni di persone, lavorando con artisti del calibro di Aerosmith, Ozzy Osbourne, Alice Cooper…

Anche trovarmi a suonare ‘Ticket To Ride’ su di un palco con Ringo Starr dietro alla batteria mi ha fatto pensare di aver combinato qualcosa di giusto!

E adesso che mio figlio ha deciso di ‘seguire i miei passi’, sono ancora più eccitato per il futuro!" Per concludere: quale domanda vorresti non ti venisse mai posta?

"Uhm… probabilmente: ‘Stai per smettere di suonare?’" Non è una domanda così difficile o terribile: in fondo la risposta è prevedibile ancora per parecchio tempo!

"AHAHAHA, è vero, ma preferisco che non me lo chiedano comunque!!!"

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