E sono 4!
Per me questa è la quarta partecipazione al Meh Suff! Festival in quel di Huttikon, nel canton Zurigo. Si tratta comunque di un appuntamento irrinunciabile in Svizzera per tutti gli amanti delle sonorità estreme.
Nato parecchi anni fa, il festival, che ha anche un’edizione invernale a gennaio (per il 2026 gi headliner di questa edizione saranno i Rotting Christ), è ormai un punto di riferimento per chi vuole godere di una due giorni dedicata al black, al death e al thrash metal in tutte le sue sfaccettature, con puntatine anche in altri generi come i metal classico e il folk.
Anche quest’anno la presenza di pubblico è stata buona, ma senza il sold out dello scorso anno, forse complice anche un tempo non favorevole nella giornata di venerdì, con pioggia e bassa temperatura. Sabato ci sono state più persone e complessivamente direi oltre un migliaio di persone nelle due giornate del festival.
Appena entrato nell’area concerti, debitamente riempita di paglia per contrastare il fango, mi ritrovo come se fossi a casa, con gli stand al loro solito posto e l’area per sedersi e godersi un pasto o una birra sempre organizzati di tutto punto. Un plauso va fatto agli organizzatori e a tutta la crew, che ti accoglie con il sorriso soprattutto con chi non parla tedesco come il sottoscritto. Il tempo di foraggiarmi per una durata di dodici ore di concerti e si aprono le danze
DAY 1
INFESTUS
A inziare a scaldare i già presenti sotto il palco ci pensano gli i tedeschi Infestus. La band è attiva da oltre un ventennio ed è aurice di un pregevole black metal, ben evidente dal loro ultimo ottimo album “Entzweiung“, il sesto della loro discografia. Nei 45 minuti a sua disposizione Andras, mastermind del progetto accompagnato da turnisti live, inzia a scaldarci i timpani con pezzi di buona fattura in cui si stagliano i suoi screams strazianti. Un ottimo antipasto per quello che vedremo in seguito
9 DEAD
Dopo il black metal cambiamo decisamente genere con gli statunitensi 9 Dead, che con gli altri sodali Viscral e Visceral Disgorge hanno intrapreso un tour europeo massacrante che si sarebbe concluso il giorno dopo, in cui i nostri hanno attraversato tutta l’Europa. Purtroppo l’unica data saltata è stata proprio quella italiana, in programma pochi giorni prima del festival a Paderno Dugnano…
Tornando ai nostri, originari del New jersey, hanno al momento pubblicato una manciata di singoli e un unico omonimo full-length nel 2022, un paio d’anni dopo la loro formazione. Non aggiungono nulla di nuovo al panorama brutal death metal da cui provengono, ma hanno offerto una prova energica e divertente e sono musicisti tecnicamente praparati, con il vocalist Blake Kinnamon ad aizzare a dovere i presenti. Tanto sudore, headbanging e sana attitudine.
GHORNT
Finita la carneficina brutal dei 9 Dead ci apprestiamo ad affrontare un’altra calata nei meandri oscuri del black metal con gli elvetici Ghornt. Nati nel 2020 e già autori di tre LP, di cui mettiamo in evidenza l’ultimo, l’ottimo “Bluetgraf“, il duo formato da J alla batteria (ma polistrumentista) e da Thulus alle vocals e affiancati da turnisti in sede live, hanno riversato sui presenti tutta la blasfemia che pervade la loro musica oscura e glaciale, fatta di riff taglienti, un drumming veloce e impressionante e un’interazione col pubblico pressocchè inesistente, come ogni gruppo black che si rispetti.
VISCERAL DISGORGE
Cambio di palco ed è il turno dei seminali Visceral Disgorge, gruppo statunitense originario di Baltimora fra i più influenti della scena brutal/gore death metal mondiale, dove le somiglianze ad altri ensemble come i connazionali Devourment sono abbastanza evidenti, autori nel 2011 di uno dei migliori album del genere, ossia “Ingesting Putridity” che li ha fatti conoscere al grande pubblico. Da allora la band ha pubblicato solo un altro album nel 2019 dopo anni di silenzio discografico. Dal vivo, la band guidata dall’indemoniato cantante Trevis Werner non ha lasciato scampo agli astanti con un wrekin’ neck da paura dove le chitarre segaossa hanno fatto letteralmente scatenare tutto il pubblico presente, con uno dei chiarristi, Charlie Marvel, che per l’occasione suonava una 6 corde di color verde pisello. Alla fine ho avuto modo di coplimentarmi con il vocalist (mentre stava mangiando un piatto di spezzatino con verdure) per la sua performance.
WARMEN
Dopo cotanta brutalità si cambia (ancora) proposta musicale ed è il turno dei finlandesi Warmen. Nati come solo project di Janne Wirman, per moltissimi anni keyboardist dei compianti Children of Bodom, nel corso del tempo si sono trasformati in una band vera e propria, fortemente debitrice al melodic power/death dei Con sette album all’attivo, fra cui l’ultimo ed apprezzato “Band Of Brothers“.
In sede live il gruppo sfoggia tutta la sua classe e perizia tecnica, grazie anche alla presenza alle vocals e alla chitarra di Petri Lindroos, frontman degli Enfiserum, che lo scorso anno fecero sempre qui uno show memorabile. Cinquanta minuti di un ottimo concerto, in cui i nostri, oltre al loro repertorio hanno anche proposto qualcosa dei Children of Bodom. Nel contesto del festival, forse una “mosca bianca” rispetto alla proposta musicale complessiva di questi due giorni, non come quella di Myrkur del giorno successivo, ma comunque lontana dal black e brutal death.
HELLRIPPER
Arriviamo a coloro che, a mio umile giudizio, sono stati il miglior gruppo di tutta la kermesse, gli scozzesi Hellripper. Formatisi nel 2014 per inziativa del mastermind James Mc Bain, unico mebro ufficiale, i nostri sono stati autori di un concerto DEVASTANTE, dove hanno fatto tabula rasa dell’arena concerti con il loro concentrato di speed/black metal. Quasi un’ora di concerto grandioso dove James, affiancato da validi musicisti live (fra cui menzione particolare merita il drummer Max Southall, autore di una prova superlativa), ha proposto brani da dalla discografia del gruppo attingendo anche dal primo LP “Coaugulating Darkness”, oltre che dalla produzione più recente. Forti debitori a Venom e Toxic Holocaust, ma per certi versi anche ai più recenti Midnight, gli Hellripper si stanno facendo strada a suon di concerti in svariati festival europei, dove la loro presenza è sempre più in alto nei bill. Questo è un ottimo segno per la musica che amiamo, dato che James ha solo 30 anni e farsi spazio fra mostri sacri e “dinosauri” non è per niente facile. Mi impressionarono già quando fecero di supporto ad Abbath in quel di Paderno Dugnano. Qui sono andati ben oltre. GRANDIOSI.
P.S. Altra menzione a merito di McBain è il fatto di essere disponibile con tutti i fan che ha incontrato.
MARDUK
Incomincia a far buio e la temperatura a farsi più fredda con l’arrivo delle leggende svedesi del black metal, i Marduk. Visti altre volte dal vivo, hanno fatto il loro come sempre, trascinati da quell’indemoniato di Mortuus alla voce. Durante il live sono stati riproposti tutti i loro cavalli di battaglia, fra cui “Christraping Black Metal” e “Panzer Division Marduk“, quest’ultima come encore ma, forse complice l’aver assistito alla perfoirmace degli Hellripper prima, mi sono sembrati leggermente sottotono e anche i suoni non mi sembravano al meglio. Ciò non toglie assolutamente valore al gruppo che, a differenza di moltri altri esponenti di punta del black mondiale, ha da sempre fatto un vanto un’attività live continua e sempre su ottimi livelli
MOONSPELL
Tocca alla fine agli headiner della prima giornata, i portoghesi Moonspell. Per me era la prima volta che li vedevo dal vivo e ho visto un gruppo professionale fino al midollo, con la giusta attitudine e con una perizia tecnica forgiata lungo un’attività ultratrentennale. Come previsto dal tour attualmente in corso, hanno riproposto “Wolfheart” nella sua interezza, dato che ricorreva il trentennale del loro album di debutto e quello più di successo assieme al susseguente “Irreligious“. Gothic metal di alto livello dove Ribeiro si staglia nella sua capacità di essere un ottimo vocalist e frontman. Anche un piccolo assaggio dall’EP “Under The Moonspell” dove i nostri, prima della svolta gothic, si presentavano come un gruppo devoto al black metal. Rispetto a tutti i gruppi della prima giornata, secondi solo agli Hellripper.
Dopo di loro c’è spazio anche per il melodic death metal degli svedesi Scar Symmetry e per il brutal death metal degli indonesiani Viscral. Di loro posso dire poco perchè ero ormai prossimo al collasso dopo una giornata di viaggio e quasi 10 ore di concerti. I primi sono molto apprezzati nel loro genere e in 20 anni di carriera hanno sfornato 7 album, in cui le influenze dei Soilwork sono abbastanza evidenti.
I secondi erano nel tour europeo con 9 dead e Visceral Disgorge. Per loro evideniamo due album all’attivo e tanto putridume sonoro come ogni gruppo butal death che si rispetti
DAY 2
La seconda giornata si rivela più fortunata da un punto di vista meteorologico rispetto al prima. Sole e temperature piacevoli hanno accompagnato le esibizioni delle bands al sabato. Presente anche un maggior numero di aficionados, tanto che gli stand della pizza e degli hamburgers chiuderanno anzitempo per, presumibilmente, fine della materia prima, mentre quelli delle bevande, pasta e raclette continueranno imperterriti fino alla fine.
KERBEROS
Ai locali Kerberos spetta il compito di aprire le danze. Autori di un Symphonic death metal abbastanza standardizzato, la band capitanata dalla vocalist Ai-Lan Metzeg, nei 40 minuti a disposizione ha proposto diversi brani del loro repertorio, attingendo prevalentemente dall’ultimo LP pubblicato a marzo di ques’anno, ossia “Apostle To The Malevolent”. Nulla di clamoroso ma fatto con passione ed impegno, da parte del quartetto elvetico
SOULLINE
Ben più enegica la prestazione dei ticinesi Soulline. 45 minuti di pura energia da parte loro, autori di un melodic death metal ben fatto dove i nostri, attivi da ormai 25 anni e autori di sette full-lenght, di cui l’ultimo è “Reflections” del 2024, hanno annichilito i già numerosi presenti con una performance msucolare e tiratissima grazie al carisma e alla perizia vocale del cantante Gabirele Gianora e al riffing degli axeman Marco Alberti e Lorenzo Barenco, ben coadiuvati anche dalla sezione ritmica.
KASSOGTHA
Terzo gruppo svizzero della giornata, i Kassogtha prendono il nome dalla sorella e compagna di Cthulhu. Sono attivi con questo monicker dal 2018, ma prima di questa data il gruppo era conosciuto come Deus ex Machina. Guidati dalla sensuale Stephanie Huguenin, propongono anche loro brani progressive/melodic death metal. Abbastanza noti in patria, da noi sono pressocchè sconosciuti. Va dato loro il merito di aver sfruttato alla grande i minuti messi a disposizione in questo festival, tanto che al termine dell’esibizione ho visto molti fans complimentarsi con la cantante al banco del loro merchandise.
KORPSE
Dopo sorpacciate di melodic death metal, poteva mancare la consueta dose di brutal death? Decisamente no, e a fornircela ci pensano gli olandesi Korpse. Qui sfociamo addirittura nello slammming brutal, con i nostri che provocano problemi cervicali a parecchi degli astanti, me compreso. Attivi dal 2013 ma con una discografia ridotta all’osso, solo tre LP e zero ep o single,split, i nostri hanno sfruttato al massimo tutto il tempo a loro concesso facendo delle prime file un infernale circle pit con tanto di crowdsurfing, con uno del pubblico che aveva portato con sè un materassino da mare. Tanto sano divertimento e dolore al collo con questi ragazzi che alla fine hanno ringraziato per la sentita paretcipazione dei fans durante la loro esibizione.
DISPARAGED
Si torna su binari più “calmi” con gli elvetici Disparaged. I nostri propongono un death metal ben fatto e mi ha fatto piacere il gran seguito che hanno in madrepatria. Guidati dall’iconico cantante/chitarrista Tom Kuzmic, dall’aspetto un incrocio fra un pope ortodosso e Saruman del Signore degli Anelli, nella loro carriera ultra ventennale hanno pubblicato sei album, di cui l’ultimo è “Down The Heavens”, molto apprezzato dalla critica in cui ha collaborato un’autentica leggenda come Andy LaRoque. I pezzi sono ben eseguiti, senza sbavature di sorta dove è risultata ben evidente la loro perizia strumentale.
KRAANIUM
Non si fa in tempo a tirare il fiato un attimo e veniano catapultati di nuvo nel ferale slam/brutal death metal dei norvegesi Kraanium, anche se a onor del vero ognuno dei cinque membri della band proviene da differenti nazioni. Destino strano per i nostri pocihè avrebbero dovuto suonare per ultimi dopo i Naglfar ma all’ultimo i previsti Gutrectomy dalla Germania hanno dovuto dare forfait per problemi di salute del loro batterista, mentre i Gutrectomy erano già subentrati ad un altro gruppo che aveva dato forfait pochi giorni prima del festival: un effetto a catena, insomma.
Sia come sia, i Kraanium sono dei veterani di questo e altri festival che ospitano sonorità estreme. Oltre 20 anni di carriera, sei LP e un’attività live massiccia e continua hanno fatto guadagnare loro il rispetto di molti fan che amano queste sonorità spacca ossa e che stravedono per altri gruppi simili ai nostri, quali gli statunitensi Devourment e i nostrani Vulvectomy. Bravi a sfruttare l’opportunità di suonare nel tardo pomeriggio e non in piena notte come precedentemente previsto.
MYRKUR
Con Myrkur si passa dalla carneficina dei Kraanium alla delicatezza e alla classe di Amalie Brunn aka Myrkur, cantante di origine danese che vive stabilmente negli USA da qualche anno. Artista apprezzata, cantante dalla voce incredibile e polistrumentista, Myrkur può vantare collaborazioni importanti, è stata backing vocals nell’ultimo tour di King Diamond, e partecipazioni ai più grandi festival metal esistenti (Wacken su tutti). La sua proposta è essenzialmente musica prettamente folk (metal) con qualche spruzzata di atmosferico black metal. Nell’ora a sua disposizione ha sciorinato tutta la sua bravura e il suo carisma, raccogliendo il favore di tutti i presenti, ben coadiuvata alle vocals dalla tasterista/bassista Maja Shining che la accompagna nelle esibizioni live.
Per me la vincitrice di questa seconda giornata, anche perchè immersa in un contesto dove il termine “mosca bianca” era quantomai appropriato, e lei ha dato il massimo con una prestazione superlativa e una frase che ha colpito molti dei presenti “So che questo è un festival metal, ma noi suoniamo folk”. Sincerità,non spocchia, e voglia di dare il massimo anche ad un’audience che non è propriamente la tua.
KANONENFIEBER
Dopo tanta delicatezza arrivano gli astri nascenti del Melodic Black/Death Metal europeo, i tedeschi Kanonefieber. Essere headliner ad un festival dopo solo cinque anni dalla loro nascita non è per nulla scontato, anzi. Fondati dal vocalist Noise, il nostro si accompagna in sede live da altri quattro musicisti che sono comunque gli stessi da quando la band esiste, a parte uno dei chitarristi, sostituito quest’anno, pertanto definirli una one man band mi pare riduttivo. Amanti delle tematiche legate alla Prima Guerra Mondiale e presentandosi agghindati a tema, in oltre un’ora di esibizione hanno sfornato tutto il loro repertorio con tanto di effetti pirotecnici e fumogeni. Idolatrati dai presenti grazie ad una performance ottima e impeccabile, non hanno deluso le aspettative, men che meno quelle del sottoscritto che aveva avuto modo di vederli quando erano ancora poco conosciuti nel 2023 quando parteciparono all’edizione del Balck Winter fest di quell’anno.
Assieme agli Hellripper, sono le nuove leve di cui la nostra musica preferita ha fortemente bisogno.
NAGFLAR
A chiudere il festival tocca agli svedesi Naglfar e al loro melodic black metal. Buona esibizione e tanto mestiere per questi veterani, sulle scene dal lontano 1992. Autori di 7 LP dove l’influenza dei Dissection è evidente, hanno una “vita” parallela con i Bewitched, dato che alcuni loro membri fanno parte di entrambe le bands, ma la proposta di questi ultimi è più orientata verso un balck/thrash.
Dopo i Kanonefieber devo confessare che la fatica si stava facendo sentire con prepotenza, quindi non mi sono goduto la loro esibizione come avrebbero meritato.
Dopo due giorni, 19 gruppi e circa 22 ore di concerti si chiude la mia epserienza al Meh Suff! 2025.
Grande atmosfera, ottime bands e tanto divertimento.
Appuntamento per me alla prossima edizione, già annunciata, il 4 e 5 settembre 2026
Alla prossima.

