Il Meh Suff! è sicuramente il festival estremo più importante che si svolge in Svizzera e per me è la terza volta che presenzio, dopo l’edizione dello scorso anno e quella del 2021, uno dei pochi eventi che si svolsero in piena pandemia.
Caratteristica di questa due giorni di fine estate (c’è anche un edizione invernale a Zurigo città ogni gennaio, sempre di due giorni) è sicuramente l’ambientazione: il festival si svolge in una radura in mezzo a un bosco in uno sperduto paese di meno di 1000 anime nel Canton Zurigo e la manifestazione è circondata dalla natura incontaminata e da un’atmosfera bucolica che rende il tutto estremamamente rilassante e piacevole. Lo staff che organizza è sempre a disposizione dei convenuti, soprattutto con chi viene dall’estero e parla solo inglese. Organizzazione impeccabile, offerta di cibo e bevande molto variegata (apprezzo sempre moltissimo la raclette), essendo in Svizzera i prezzi sono più alti rispetto ad altre manifestazioni, ma sicuramente non a discapito della buona qualità offerta.
L’edizione 2024 è stata baciata da condizioni atmosferiche ottimali, con caldo sopportabile nelle ore di punta e una frescura ben tollerabile a tarda serata (siamo pur sempre in un bosco).
Caratteristica del Meh Suff! è quella di proporre un’offerta assai diversificata nell’ambito del metal estremo con particolare predilezione per il black. Quest’anno, a differenza delle altre edizioni, gli organizzatori hanno optato per una maggiore presenza di gruppi trhash, death e slamming brutal death, a scapito di formazioni prettamente black, pur non venendo meno la qualità dell’offerta.
Un’altra caratteristica è la presenza di formazioni locali sempre alta e minutaggio molto alto anche per i primi gruppi a esibirsi e quasi parificato con i gruppi più famosi, cosa che apprezzo moltissimo, dato che quasi sempre nei festival gli opener sono “carne da macello”, a cui viene dato minutaggio scarso e qualità dei suoni insufficiente. Qua MAI successo, pari dignità per tutti.
ECHO VOM AATHAL
I primi a salire sul palco sono gli svizzeri Echo Vom Aathal, nati dalle ceneri dei ben più famosi Drifter. Vestiti come suonatori di corni alpini (usati anche nei pezzi), propongono un heavy metal abbastanza semplice e standardizzato. Autori di un solo EP del 2019, hanno il merito di inziare a scaldare i presenti.
CAUSAM
Dopo di loro si inizia a fare sul serio con i connazionali Causam, che propongono un black metal abbastanza feroce e con venature atmosferiche. Il leader Surt (chirattista e vocalist) è inquietante con i suoi screams e il corpsepaint in bella evidenza. 45 minuti tirati in cui la band ha proposto estratti dai suoi 2 full-length fin qui pubblicati dal 2020, anno della loro apparizione sulle scene.
EMBRACE YOUR PUNISHMENT
A seguire i francesi Embrace Your Punishment. E qui si cambia drasticamente, dato che dal black passiamo a un mix di brutal death metal e hardcore. I nostri fanno dell’energia e di un cantato grufolato i loro punti forti, con tanto di circle pit selvaggio. Brani diciamo abbastanza simili fra loro, che ti portano a fare un headbanging lento e cadenzato. Il pubblico ha apprezzato e con loro l’arena concerti ha inziato a riempirsi.
CAN BARDD
Si ritorna al black, quello epico/atmosferico, con gli elvetici Can Bardd. Posso dirlo? Avevo molte aspettative sentendoli su album e sono stati LA sorpresa del festival, per me. Ho goduto della loro esibizione alla transenna per tutta la durata del concerto. Una gemma purissima dove ha svettato quello che per me è il loro capolavoro, ossia “Devoured by The Oak” del 2021. Musicisti di prim’ordine ed esecuzione sentita e permeata di magia, la loro. Il leader e fondatore, Malo Civelli alle vocals e al basso, è per me un ragazzo geniale. A soli 26 anni ha creato già qualcosa di immenso, iniziando un percorso artistico notevole ad appena 19 anni con la pubblicazione del primo EP. Giocavano in casa, ma hanno fatto una grandissima performance. Spettacolari.
INSANITY ALERT
Dopo di loro, la seconda gradita sorpresa di questa edizione, i sudtirolesi Insanity Alert. Questi tizi goliardici propongono un thrash metal ignorante come pochi, con cover di pezzi metal come “Run To The Pit” (non credo ci sia bisogno di dire quale sia la canzone originale) e anche di altri generi, come con la pubblicazione dell’ultimo EP “Moshemian Trhasody“. 45 minuti di puro divertimento, trainati da quel folle frontman a nome heavy Kevy, che su pezzi di polistirolo con su scritti i chorus delle canzoni ha aizzato la folla. Grandiosi.
KALMAH
Dopo di loro un doveroso pit stop per me a base di raclette e birra prima dell’esibizione dei finlandesi Kalmah. Prestazione muscolare a base di un power/death metal melodico in cui propongono vari pezzi attingendo dalla loro abbondante discografia, che consta di ben nove album (il primo pubblicato nel lontano 2000). La folla ha apprezzato parecchio, io dopo i due gruppi precedenti ho assistito abbastanza defilato. Bravi
PARADISE LOST
Viene poi il turno dei Paradise Lost, e qui si inizia a respirare la storia. La band inglese è in attività da oltre 30 anni e ha una produzione discografica sterminata, fatta oltre a tutto il resto, di ben 16 album. Professionisti fino al midollo, sono stati protagonisti di una performance impeccabile. Non sono mai stato un fanatico del gothic metal, e quindi non mi sono sentito coinvolto al 100% come con altre esibizioni, ma la qualità espressa e la tenuta del palco sono incontestabili.
OVERKILL
Gli headliner della prima giornata, gli Overkill, me li sono goduti alla transenna. Leggende del thrash metal non solo americano, ma internazionale, che ho avuto il privilegio di vedere in ben tre stati differenti (Germania, Italia e ora qua in Svizzera). Un’ora abbondante di concerto in cui i nostri hanno proposto brani dall’ultima fatica, “Scorched“, dello scorso anno, il loro 20esimo album, e soprattutto i loro pezzi storici come “Rotten To The Core”, “Fuck You” “In Union We Stand” e “Hello From The Gutter“. Bobby Blitz a 65 anni è ancora in gran forma e tutta la band ha dato il meglio, compreso il nuvo arrivato Jeramie Kling dietro le pelli.
Dopo dieci ore di festival e la cervicale causata dal wreckin’ neck con gli Overkill decido di saltare i Vreid, band nata dalle ceneri dei Windir, e Les Project d’Athena, duo francese che ha la caratteristica di avere un robot come batterista. Prima giornata nel complesso entusiasmante.
La seconda giornata si apre sotto un sole ancora più caldo rispetto alla prima, e il fatto di stare in un bosco aiuta non poco a sopportare la temperatura.
La presenza di pubblico risulterà superiore alla prima giornata tanto che si raggiungerà il sold out.
ERNTE
Tempo di ingoiare un kebab e una birra e iniziano gli svizzeri Ernte. Puro black metal quello proposto dalla band con all’attivo tre album, guidata dall’inquietante Askahex, autrice di screams folli e di una presenza scenica da paura. Certo, non siamo ai livelli di Onielar dei Darkened Nocturn Slaughtercult, ma non siamo tanto lontani.
KNIFE
Dopo le atmosfere cupe degli svizzeri è il turno dei tedeschi Knife, la cui proposta è uno speed metal che ricorda un po’ i Midnight. Attivi dal 2019 hanno dato alle stampe due full-length. Guidati dal frontman Vince Nihil (ahahahah), coperto da chili di borchie e pervaso da un’energia notevole, i nostri hanno sciorinato 45 minuti di pregevole fattura, con il pubblico già abbastanza numeroso, che ha gradito parecchio la loro esibizione.
EPICARDIECTOMY
Se nella prima giornata, il gig “purulento” era stato proposto dagli Embrace your Punishment, nel day 2 tocca ai rappresentanti della Repubblica Ceca Epicardiectomy. Tre album all’attivo, i nostri devono molto ai Kraanium. Se uno dei dischi pubblicati si intitola “Abhorrent Stench of Posthomous Gastrorectal Desecration” sai già cosa aspettarti: slam brutal death metal con testi marci, chitarre segaossa e headbanging rallentato e scassacervicale. Divertenti e proposta onesta.
REQUIE
Si passa poi al death metal dei Requie, omonimi almeno di altre 20 band metal mondiali. Considerati come la miglior death metal band old school della Svizzera, i nostri hanno all’attivo ben 7 LP in oltre 20 anni di carriera. In patria sono molto apprezzati e sicuramente hanno proposto un’esibizione coinvolgente, ma anche da noi abbiamo band che se la possono giocare con loro tranquillamente in fatto di proposta musicale ed energia sul palco.
VIRVUM
A seguire ancora una band elvetica, i Virvum. Anche qua siamo in ambito death, ma progressive/technical. Un solo album all’attivo in quasi 20 anni di carriera e risalente a quasi 10 anni fa, sicuramente poco prolifici ma musicisti di prim’ordine, soprattutto il bassista, l’inglese Arran McSponnan. Tecnica sopraffina e classe notevole, ma la loro proposta musicale non è propriamente fra le mie preferite e quindi il mio coinvolgimento personale è stato inferiore rispetto ad altre esibizioni nel festival.
ENSIFERUM
Dopo di loro tocca ai paladini dell’epic folk metal, i finlandesi Ensiferum. In attività da quasi 30 anni e con il nono album in arrivo, “Winter Storm“, i nostri hanno incendiato lo stage con una performance spettacolare dove i mattatori sono stati il frontman Petri Lindroos e quel folle del bassista Sami Hinkka (un vichingo fatto e rifatto). Notevole anche la prestazione vocale a supporto del tastierista Pekka Montin, dotato di un’estensione formidabile. Un’ora di grande impatto sonoro e visivo con l’arena ai loro piedi.
EMPEROR
Una lunga attesa per il cambio palco, ed ecco entrare in scena le loro maestà, gli Emperor. I norvegesi, guidati da Ihsahn, Samoth e Trym non hanno certo bisogno di presentazioni e la loro esibizione è stata superlativa quasi quanto quella che ebbi modo di vedere nel 2022 a Milano. Sono stati proposti tutti i loro successi, acclamati da tutti i presenti, in quasi un’ora e mezza di concerto. Le loro esibizioni live sono più frequenti ora di quando iniziarono la propria carriera, quando neanche ventenni pubblicarono il loro primo capolavoro “In the Nightside Eclipse”. hanno creato un genere e sono diventati una leggenda con soli 3 album, attraversando periodi complicati e vicende giudiziarie che è inutile rammentare. Unici e inimitabili.
Dopo di loro l’arena inizia un po’ a svuotarsi e anch’io rinuncio agli ultimi due gruppi, i death/thrasher svizzeri Messiah e gli olandesi Rectal Smegma; visto il nome penso non ci sia bisogno di specificare la loro proposta musicale…
Torno in albergo attraversando a piedi il bosco per riprendere l’auto, dato che la mattina seguente avrei fatto ritorno nel Belpaese.
Mi rimane il ricordo di una splendida due giorni, fatta di buona musica, atmosfera rilassante e compagnia piacevole con la certezza che, salvo imprevisti, sarò al Meh Suff! anche il prossimo anno.

