Megadeth + Game Over: Live Report e foto della data di Milano

Lunedì 17 giugno:
“Comunque oggi in giro per Milano, tra Megadeth e Mr.Bungle, ci sono Mustaine, Dave Lombardo, Scott Ian e Mike Patton. Roba da fare una nuova band.”

Questa è la frase detta da un mio amico poco prima dell’inizio del concerto, e invece l’ennesima formazione “top” l’ha messa in campo Mr. Mustaine, andando a reclutare il  nuovo chitarrista Teemu Mäntysaari dalla band finlandese Wintersun, dopo lo split con Kiko Loureiro, che si aggiunge all’ottimo drummer Dirk Verbeuren e a James LoMenzo alle quattro corde. Del resto “l’azienda Mustaine” si è sempre avvalsa di ottimi musicisti cambiando svariare formazioni nel corso della sua storia .

Singolare il fatto che oggi nel capoluogo meneghino, oltre ad essere il primo giorno vero di estate, e ce ne accorgeremo all’interno del locale, sono presenti in città due band, importanti che inevitabilmente andranno a dividersi il pubblico, anche se per quanto riguarda i Megadeth, il club di via Valtellina era già sold out da parecchi mesi.
Nel primo pomeriggio ci avviamo quindi verso l’Alcatraz, e appena giunti sul posto si può vedere una lunga fila di persone che attende in coda l’apertura dei cancelli, come di consueto per potersi assicurare un posto in transenna.
Sicuramente un enorme sacrificio, ma che spesso può anche rivelare belle sorprese, come  mi hanno detto alcuni ragazzi che in mattinata si erano recati al vicino supermercato e si sono imbattuti in Dave Mustaine, che ha concesso loro anche delle fotografie.

Una volta all’interno del locale si respira subito un’aria elettrizzante e anche se l’attesa sarà lunga prima di vedere salire sul palco l’unica guest band della serata, si ha da più parti la sensazione che assisteremo ad un concerto devastante.

GAME OVER


Dopo più di un’ora dall’apertura dei cancelli, alle 20 salmono sul palco i ferraresi Game Over.
Avevo già avuto modo di vedere questa band in azione (anche se pochi giorni prima del concerto è stato annunciato un cambio importante di formazione, con l’uscita dello storico cantante Reno, sostituito da Leonardo Molinari), e devo dire che, nonostante il poco tempo a loro disposizione, la band ha sciorinato una prova mozzafiato, di puro speed/trash metal old school, mostrando non solo una notevole padronanza dei propri mezzi, ma anche una grinta sul palco che ritroviamo durante tutta la scaletta.
Dei sette brani proposti tre sono estratti dall’ultimo album “Hellframes”, precisamente Call Of The Siren”, “Path Of Pain” e “The Cult”, mentre “Masters Of Control” e “Seven Doors To Hell”, sono due pezzi meno recenti che troviamo nell’album “Burst Into The Quiet”.
Appena quaranta minuti di concerto che sono serviti a scaldare il pubblico di un Alcatraz ormai pieno in ogni ordine di posto.

Setlist:
Another
The Cult
Masters
Call
Path of Pain
Doors
Neon Maniacs

MEGADETH


Nei pochi minuti trascorsi tra la fine del concerto dei Game Over e quello dei Megadeth, gli uomini della crew hanno ripulito letteralmente il palco dal sudore lasciato dai ragazzi, si smontano gli strumenti e si scopre l’imponente  batteria di Verbeuren che si eleva più in alto rispetto allo stage, con alle spalle un enorme drappo che raffigura l’artwork dell’ultimo album “The Sick, the Dying… And The Dead!” Infine Inoltre, una serie di fari ai lati della batteria contribuiranno a creare degli splendidi giochi di luce. 
La band californiana mancava da Milano dal 2020, anche quella volta la location scelta era quella dell’Alcatraz. All’interno del locale, nonostante l’aria condizionata, il caldo si fa insopportabile; se a questo aggiungiamo che nelle prima file per tutto il concerto dei Megadeth, si è assistito ad un pogo deciso e compatto, non si può che fare un applauso a chi è riuscito a conquistare e maniere la transenna per tutta la serata.

Si parte subito decisi con la nuova The Sick, the Dying… and the Dead!”, e si prosegue con due pietre miliari, “Wake uo Dead” e “In My Darkset Hour”, tratte dai due album storici “Peace Sells… but Who’s Buying?” e “So Far, So Good… So What!”

Singolare il fatto nel Crush The World Tour, dall’ultimo album siano state scelte solo la title-track che ha aperto il concerto e We’ll Be Back”, che invece troveremo verso il finale, si è deciso dunque di dare più spazio, ben dieci canzoni su diciotto, ai due leggendari “Countdown To Extinction” e “Rust In Peace”.
Quel che rimane della setlist proviene da  “Cryptic Writings”, “Hidden Treasures” e “The World Needs A Hero”.
Si prosegue quindi con la celeberrima “Hangar 18”, mentre il pogo oltre le prime file sconfina anche in direzione mixer, la scaletta propone brani che fanno ulteriormente salire i livelli di guardia, trovando fra le altre “Skin o’ My Teeth”, “Dawn Patrol”, e “Sweating Bullets”.
Siamo giunti al giro di boa e ci troviamo al cospetto di “Countdown To Extinction” in tutta la sua fierezza, ma il vero impatto sta per giungere con la successiva “Tornado Of Souls”, a mio parere la canzone più bella dell’album più bello dei Megadeth, con quel suo solo guitar nel finale travolgente. Si prosegue con la doppietta trionfale che vede prima la splendida Symphony Of Destruction” e successivamente l’iconica “Peace Sells”, durante la quale fa il suo ingresso sul palco anche l’imponente Vic Rattlehead. 
Dopo una breve pausa e arriva anche l’encore, con l’iconica Holy Wars… The Punishment Due” che così chiude definitivamente quella che non è una setlist ma uno splendido “best of”

Signore e signori, questa sera abbiamo assistito a un concerto sontuoso, un Thrash Metal come solo i grandi sanno fare, e Dave Mustaine è senza dubbio uno di questi. Finalmente si aprono le porte e si può tornare a respirare.

Setlist:
The Sick, the Dying… and the Dead!
Wake uo Dead
In My Darkset Hour
Hangar 18
Dread and the Fugitive Mind
Skin o’ My Teeth
Angry Again
This Was My Life
Dawn Patrol
Poison Was My Cure
Sweating Bullets
Countdown to Extinction
Tornado of Souls
Trust
We’ll Be Back
Symphony of Destruction
Peace Sells
Encore:
Holy Wars… The Punishment Due

Fabio De Carlo

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Nato qualche anno fa, in pieno autunno, si avvicina al Rock dall’infanzia, quando tra le mani e le orecchie le capitano Europe e Bon Jovi, ma è con gli Iron Maiden prima e Helloween poi, che arriva la svolta al Metal. 
La musica ha sempre messo le cose un po’ più in ordine, il mio sogno era stare sopra un palco, non ci sono mai salito, ma ho iniziato presto coi concerti, Monsters of Rock 88. 
La passione per la fotografia arriva più tardi, nei primi anni 2000. "...no more wasted years, no more wasted tears life’s too short to cry, long enough to try." [Kai Hansen - Helloween]

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