Megadeth: Live Report della data di Milano

Passa anche dalle nostre parti l’attesissimo tour dei Megadeth in tributo al ventennale di un capolavoro senza tempo come “Rust In Peace”. Purtroppo non arriviamo con il giusto timing per le performance delle band di supporto (Sadist e Labyrinth) e l’unica cosa che possiamo raccogliere è qualche commento entusiasta di chi ha avuto opportunità di assistere alle esibizioni. Non c’è però alcun dubbio che il piatto forte della serata sia rappresentato dal ritorno sul palco dei Megadeth con in formazione entrambi i Dave e con la ferma intenzione di rinverdire il mito imperituro di uno dei dischi più importanti dell’intera storia del thrash. Come sempre la band sale sul palco senza perdersi in chiacchiere e lasciando parlare la musica. L’antipasto consiste nel quadrilatero “Dialectic Chaos”, “Wake Up Dead”, “My Darkest Hour”, “Headcrusher”: un inizio fulmineo che svolge alla grande il compito di scaldare un Alcatraz completamente sold-out. Ma è quando Mustaine dice le prime parole al microfono che la platea si infiamma sul serio. “Holy Wars…”, basta questa breve dichiarazione a far scattare l’entusiasmo alle stelle di una folla che non aspettava altro. Da qui in poi il gruppo esegue l’intera scaletta di “Rust In Peace” di seguito, senza pause né rimescolamenti, lasciando praticamente senza fiato un pubblico ormai completamente conquistato. Non stiamo neanche a dirvi dell’esecuzione quasi perfetta della band, ma a sorprendere in positivo è un Dave Mustaine cantante accettabile. Viste le anticipazioni (anche documentata da video) che lo davano praticamente senza voce, la prestazione di Mr. Mustaine appare più che passabile: il suo tono acidulo sfora spesso nel quasi-parlato, ma almeno di stonature evidenti non ne abbiamo sentite. Quello che conta davvero é però il feeling dell’evento, e su questo c’è davvero poco da sindacare. La scaletta prosegue infatti con una serie di piccoli classici come “Sweating Bullets” e “Symphony Of Destruction”, a cui vengono affiancati singoli di successo come “Trust” e “A Tout Le Monde”. Ancora una volta nessuna pausa o parola, solo musica di qualità e tanta sostanza. Si conclude poi in gloria con un bis affidato alla sempre evocativa “Peace Sells…” e ad un opportuno encore di “Holy Wars”. Difficile aggiungere altri commenti ad una prestazione che poco si presta ai sofismi. Band in forma e brani senza macchia. Serve altro?

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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