Beneath The Massacre – Recensione: Mechanic Of Dysfunction

Tecnica e violenza. Due parole fondamentali per inquadrare il brutal-death-core dei canadesi Beneath The Massacre. Nome quanto mai adeguato a descrivere il vortice strumentale a cui e necessario sottoporre il cervello per seguire le trame compositive di questi terroristi neurali. Ritmiche sparate a velocità incontenibili si susseguono a salti ritmici funambolici accompagnati dal prevedibile growling e screaming furioso. In effetti non c’è nulla che non sia già stato in qualche modo prodotto altrove, visto che la tendenza a miscelare il suono moderno di Meshuggah e affini con la brutalità del death e la quadratura del metal-core è un po’ la moda del momento. Di certo i Beneath the Massacre mostrano una perizia al di sopra della media e restano comunque con i piedi ben piantati nell’estremo (un po’ come i Decapitated ad esempio) evitando cadute di stile che strizzano l’occhio alle regole di mercato. Il difetto evidente di un lavoro del genere ci pare però una certa uniformità di base, dovuta più che altro alla mancanza totale di melodia che trasforma i continui cambi di ritmo in esercizi tecnici a cui a volte si fatica a dare un senso compiuto. Se amate particolarmente la proposta stilistica descritta avrete di che gioire, ma attenzione a non crearvi troppe aspettative, perché la competente esposizione non brilla poi così tanto senza una sufficiente inventiva a sostenerla.

Voto recensore
6
Etichetta: Prosthetic / Andromeda

Anno: 2007

Tracklist:

01. The Surface
02. Society's Disposable Son
03. The System's Failure
04. The Stench Of Misery
05. Untitled
06. Modern Age Slavery
07. The Invisible Hand
08. Better Off Dead
09. Long Forgotten
10. Sleepless


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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