Helmet – Recensione: Meantime

Ma gli Helmet suonano metal?

Dal look si direbbe di no, soprattutto nel ’92. Probabilmente gli Helmet, vista la provenienza, l’aspetto, la voce ed i testi suonavano hardcore, ma oramai il genere è morto, nessuno si ricorda della sua esistenza, buona parte della sua eredità è passata a certo metal americano, e quindi gli Helmet possono essere considerati metal almeno per adozione.

In ogni caso all’epoca il disco vendette molto anche fuori dall’ambiente hardcore e la cosa non sorprese: muro di suono pesantissimo, decisamente molto più ritmo che melodia, voce a tratti nervosa a tratti melodica, uno stile che in qualche modo potrebbe far venire in mente dei Pantera meno aggressivi (il disco e’ contemporaneo di Vulgar Display Of Power) o degli Anthrax meno veloci, senza magari escludere un tocco di Black Sabbath che appare qua e la. Mai troppo arrabbiato ma mai troppo pacato, deciso e sicuro nel suo incedere grazie in particolar modo ad una ritmica veramente ben studiata (ottimi tutti i brani a livello di scrittura), mai semplice nella parte strumentale, tecnicamente molto valida, ma niente e’ superfluo: pochi gli assoli, praticamente assenti i virtuosismi gratuiti, brani immediati ma non minimalisti, un grandissimo lavoro d’insieme, in cui ogni strumento ha un suo peso nella struttura dei brani.

Un lavoro preparato con stile, intelligenza e molta cura, appetibile per chiunque (tranne magari per gli amanti delle schitarrate neoclassiche da venti minuti a pezzo), facilmente ascoltabile ma gustato al meglio se si ha un po’ di tempo per assaporarne i particolari, magari leggendo anche i testi.

Etichetta: Interscope

Anno: 1992

Tracklist: 01. In the Meantime
02. Ironhead
03. Give It
04. Unsung
05. Turned Out
06. He Feels Bad
07. Better
08. You Borrowed
09. FBLA II
10. Role Model

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. AMH

    un disco che da quando l’ho ascoltato la prima volta non l’ho più abbandonato. i riff noise scaturiti dalla chitarra di page hamilton sono precise rasoiate che colpiscono allo stomaco, il tutto accompagnato dalla sua voce a metà tra il corrosivo e il melodico… un masterpiece assoluto… voto: 9

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