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My Bloody Valentine – Recensione: MBV

Può una band pubblicare due dischi-capolavoro che hanno cambiato e innovato la musica degli anni novanta, cadere nel silenzio per ventidue anni per poi ritornare inaspettatamente? Si. Può una band ritornare dopo ventidue anni di silenzio e riuscire a non deludere, riuscire a produrre un altro capolavoro non inferiore alle due perle precedenti? Si. Non è di certo cosa da tutti, ma solo da My Bloody Valentine. È incredibile come Kevin Shields, leader del gruppo, possa sorprenderti: anni a ripetere che il prosieguo di “Isn’t Anything” e “Loveless” era quasi pronto, era quasi sul piatto d’argento, e ogni volta cadere in un falso allarme. E poi all’improvviso dopo ventidue anni, in cui hai vissuto un’adolescenza, hai fatto l’amore per la prima volta, hai avuto delusioni, hai pianto, hai avuto i tuoi momenti di fierezza e gioia, le tue cadute e ti sei rialzato, così all’improvviso, come quei colpi di fulmine che capitano in momenti inaspettati, viene annunciata in rete l’uscita del nuovo album all’indomani. Dopo tutto, ci avete mai capito qualcosa una volta entrati nel vortice My Bloody Valentine? Ci avete mai visto qualcosa di logico e regolare? Io personalmente no. E il bello e affascinante è sempre stato questo. Essere catapultati in un mondo parallelo pieno di sentimenti forti e uscirne frastornati ma con l’unica consapevolezza di aver provato un piacere orgasmico fuori dal normale. Perché una cosa è certa, con i My Bloody Valentine tutto è diverso, niente è banale. Questo è ciò che mi è successo anni fa ascoltando per la prima volta “Isn’t Anything” e “Loveless”, e si è ripetuto con “MBV”. La scena musicale di oggi è completamente diversa da quella dei primi anni novanta e la paura che dopo ventidue anni arrivasse un flop era davvero alta. Ma dopo che ho ascoltato per la prima volta “MBV” mi sono subito detta: ma come ho potuto dubitare di una mente come quella di Shields, così musicalmente selvaggia e fuori dagli schemi, così paurosamente attenta ad ogni dettaglio del suono? Come ho potuto pensare che dopo aver continuamente rimandato l’uscita del nuovo album, mi presentasse una mediocrità nei giorni in cui a fare da padroni sono le sue mille copie spudorate? Ti chiedo scusa, Kevin. E mi inchino di fronte a una delle perle rare degli anni duemila. L’anello di congiunzione tra i novanta e i duemila poteva arrivare solo da chi ha fatto la storia della musica, creando un nuovo genere musicale denominato shoegaze. “She Found Now”, prima traccia dell’album, sembra proprio la continuazione dell’ultima traccia di “Loveless”, sembra esserci quel legame indissolubile che non si è mai spezzato, nonostante ci siano di mezzo ventidue anni. Sembra che il tempo si sia fermato, ma contemporaneamente sembra anche che tutto sia attuale e mai passato. “MBV” è i My Bloody Valentine: fluttuante, sognante, spaziale, etereo, romantico, assordante, selvaggio. Con i suoi ritmi a volte pop, dilatati e pieni di dolcezza (“Is This And Yes”, “If I Am”, “New You”); altre volte martellanti, senza sosta, che potrebbero durare in eterno, con i suoi infiniti strati di chitarra che se solo chiudi gli occhi, li senti uno ad uno e ti pervadono ogni angolo dei sensi (“In Another Way”, “Nothing Is”, “Wonder 2”). “MBV” è Kevin Shields che si guarda allo specchio e dice a se stesso che anche se sono passati ventidue anni, il suo genio è ancora in grado di tirare fuori cose sorprendenti. Nulla è cambiato con il ritorno dei My Bloody Valentine, sono sempre loro. Ma il bello di questa band è che nell’essere semplicemente se stessa, sa essere sempre originale e innovativa. “MBV” non potrà mai essere ripetuto e clonato da nessun’ altro, così come “Isn’t Anything” e “Loveless”, per quanto molti ci abbiano provato. E i My Bloody Valentine saranno sempre i My Bloody Valentine, nonostante molti provino ad esserlo. Quindi godetevi questo terzo vortice senza senso, senza né inizio né fine, fatene tesoro e lasciatevi trasportare dalla buona musica, perché non so se vi basterà il resto della vostra vita per farlo capitare di nuovo. Dopo tutto, i colpi di fulmine capitano una volta sola.

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