Mayhem + Marduk + Immolation: Live report della data di Milano

L’Alcatraz di Milano vede il ritorno della più celebre band black metal norvegese al mondo, i Mayhem che, insieme a Marduk e Immolation, approdano a Milano pronti a scatenare violenza e rabbia con il tour “Death Over Europe”, che fin dal primo comunicato ha suscitato grande interesse tra gli amanti del metal estremo, ora pronti a godersi un evento imperdibile.

IMMOLATION

Nessun nome “minore” per questo tour: il trittico che compone il “Death Over Europe” è di tutto rispetto e, anche se fa strano vedere gli Immolation in apertura, con una nota di dispiacere per la durata limitata dello show, ci avviamo sotto al palco per seguire la band americana mentre professa il proprio verbo. L’Alcatraz utilizza il suo palco “piccolo” per la serata, ma si nota con piacere che il pubblico è già numeroso fin dall’apertura. Dopo un primo assestamento, alle 18:50 in punto, la band americana entra sul palco. Non vedevamo gli Immolation dal 2024, quando parteciparono all’ultimo tour dei Cannibal Corpse, che fece tappa sempre all’Alcatraz. In quell’occasione, sebbene tutto fosse stato perfetto, la durata limitata del loro show aveva suscitato qualche commento negativo; purtroppo non posso che condividere la stessa sensazione anche per questa data, durante la quale i nostri hanno a disposizione circa quaranta minuti per condensare nel set la storia della band. Gli Immolation, però, non sembrano infastiditi dalla situazione e confezionano comunque un grande show, a partire dall’egregia performance di Robert Vigna, che con la sua esecuzione unica, caratterizzata da ampi e innaturali movimenti del braccio in fase di plettrata, attira su di sé gli sguardi dei presenti. Ross Dolan è impeccabile: la sua voce cavernosa sembra provenire direttamente dall’oltretomba. Poche parole al pubblico e diversi ringraziamenti, ricordando anche i tour passati in cui la band newyorkese aveva già condiviso il palco con i Mayhem e i Marduk. L’iconicità e la presenza scenica dei due membri mettono in ombra Alex Boucks, che, salvo qualche piccolo errore, vive la propria performance in maniera più defilata rispetto agli altri. Unico vero tasto dolente è la batteria: Steve Shalaty martella come un forsennato, ma il missaggio lo penalizza parecchio. Non capita spesso di dover criticare il volume troppo basso della batteria, ma durante l’esibizione degli Immolation risulta soffocata da chitarre e voce, specialmente rullante e cassa, rendendo il risultato meno impattante. Detto questo, la band confeziona comunque un grande show, tra classici come “Majesty and Decay”, “Dawn of Possession” e “Nailed to Gold”, senza dimenticare di proporre la nuova “Adversary”, estratta da “Descent”, il prossimo album in uscita. Gli Immolation convincono ancora una volta e siamo felici di averli rivisti a distanza di due anni. Non resta che sperare in un loro ritorno con il tour del nuovo lavoro e, magari, con più tempo a disposizione.

Setlist:

1 An Act of God
2 Swarm of Terror
3 Majesty and Decay
4 Adversary
5 Dawn of Possession
6 Blooded
7 Higher Coward
8 Rise the Heretics
9 Nailed to Gold
10 The Age of No Light

MARDUK

Partiamo subito col dire che i Marduk, come già annunciato, propongono un set speciale “war metal old school”. In molti si chiedono se la band riprenderà in mano per intero, o quasi, “Panzer Division Marduk”, ma la risposta è negativa. Il gruppo costruisce infatti uno show che, come poco prima i predecessori (e come faranno poi i Mayhem), attinge all’intera discografia. I Marduk entrano sul palco e si scatena subito un putiferio di voci e grida rivolte verso la band, soprattutto dopo l’ingresso del frontman Mortuus. “Frontschwein” dà il via allo spettacolo: i norvegesi impiegano qualche secondo a calibrarsi, complice una lieve incertezza nelle prime linee vocali, ma da quel momento in poi tutto fila liscio e il gruppo, in grande forma, offre uno show di altissimo livello. Il chitarrista fondatore Morgan Håkansson è una garanzia: i suoi riff e le sue linee melodiche sinistre guidano la band in un’esibizione davvero spettacolare. Merito anche dei nuovi innesti al basso e alla batteria che, sebbene restino più defilati (salvo un piccolo spiraglio durante “On Darkened Wings”, quando il bassista si avvicina al centro palco per la propria parte solista), svolgono un ottimo lavoro. La resa sonora è eccellente, con un missaggio decisamente migliore rispetto a quello precedente, e la durata dello show è adeguata al nome della band. L’unico elemento che forse smorza leggermente il ritmo è la lunga pausa tra un brano e l’altro, che sottrae un po’ di tempo all’esibizione; al netto di questo dettaglio, però, la qualità dello show resta altissima. Mortuus coinvolge costantemente il pubblico e si gode i cori dei fan che, sotto il palco, scandiscono il nome della band. In scaletta trovano spazio “Wolves”, “Cloven Hoof”, “Infernal Eternal” e ovviamente l’attesissima “Panzer Division Marduk”, che tutti aspettano. Lo show si chiude poi con “The Blond Beast”, suggellando l’ennesima grande prova della formazione svedese. Certo, sarebbe stato interessante ascoltare anche brani come “Baptism of Fire” o “Beast of Prey”, ma non ci si può certo dire delusi: anche dal vivo i Marduk si confermano una garanzia, e la serata ne è l’ulteriore dimostrazione.

Setlist:

1 Frontschwein
2 Wolves
3 Throne of Rats
4 Shovel Beats Sceptre
5 Cloven Hoof
6 Sulphur Souls
7 On Darkened Wings
8 Infernal Eternal
9 The Black…
10 Panzer Division Marduk
11 The Blond Beast

MAYHEM

I Mayhem, freschi di pubblicazione del nuovo “Liturgy the Death”, tornano in Italia a poco più di un anno dall’ultimo show da headliner, tenutosi a fine 2024 al Live Club. L’Alcatraz è gremito, tra fan di vecchia data e nuove leve pronte a ricevere il battesimo dalla band black metal più importante al mondo. “Liturgy the Death” segna un nuovo capitolo per la formazione norvegese: l’album, uscito da meno di un mese, ha ricevuto un buon consenso e la serata rappresenta l’occasione per proporne un assaggio dal vivo. I Mayhem entrano in scena: Hellhammer per primo, seguito da Ghul, Necrobutcher e Teloch, che questa sera si presenta senza il suo caratteristico corpsepaint. Attila Csihar è l’ultimo a fare il suo ingresso, avvolto in abiti di scena che inizialmente lo ritraggono come un pontefice del male. “Realm of Endless Misery” apre lo show: un brano tratto proprio dall’ultimo album inaugura le danze sotto una pioggia di blast beat che martella la sala. I suoni sono ottimi, la scelta dei pezzi è sempre di grande gusto e colpisce il modo in cui le sonorità si adattano ai vari brani nel corso della performance. Il missaggio è buono: anche in questo caso la batteria appare leggermente soffocata nei primi minuti, ma il problema si risolve rapidamente. Inizialmente si potrebbe pensare a uno show fortemente incentrato su “Liturgy the Death”, ma la band preferisce proporre il proprio set tipico che, per chi li ha già visti più volte negli ultimi anni, risulta in parte simile ai precedenti. Chi non ha mai assistito a un loro concerto, o non lo fa da tempo, resta sicuramente colpito dalle visual proiettate sullo sfondo e dai cambi di scena; per chi li segue con costanza, invece, l’effetto può apparire leggermente ripetitivo. Al di là di questo, la musica e la performance restano centrali, e in questi termini i Mayhem offrono ancora una prova di grande personalità e professionalità. Hellhammer, Ghul e Teloch sono vere macchine da guerra, ed è un piacere lasciarsi travolgere dalla loro potenza. Allo stesso modo, Attila Csihar si conferma un frontman e cantante straordinario: l’utilizzo degli effetti sulla voce aggiunge un’ulteriore dimensione atmosferica all’Alcatraz, che si tinge di un caotico rosso. La parte centrale dello show vede l’esecuzione del brano più iconico della band, “Freezing Moon”, durante il quale si alza un’infinità di telefoni sopra le teste del pubblico. In questa sezione trovano spazio anche “Whore” e “Chimera”, due brani particolarmente apprezzati, prima della chiusura del secondo atto con “Weep for Nothing”, tratto da “Liturgy the Death”. L’ultima parte, un “encore programmato”, propone un focus di quattro brani sul primo EP della band, “Deathcrush”, mentre il pubblico si scatena in un moshpit che, attivo fin dall’inizio, continua ad allargarsi. “Deathcrush”, “Chainsaw Gutsfuck”, “Carnage” e “Pure Fucking Armageddon” conducono lo show alla sua conclusione.

I Mayhem non deludono neanche questa volta e confezionano uno spettacolo distruttivo nel cuore di Milano. Alla prossima.

Setlist:

1 Realm of Endless Misery
2 Buried by Time and Dust
3 Bad Blood
4 Life Is a Corpse You Drag
5 The Vortex Void of Inhumanity
6 Ancient Skin
7 Psywar
8 View From Nihil
9 Whore
10 Freezing Moon
11 Chimera
12 Cursed in Eternity
13 From the Dark Past
14 Weep for Nothing
15 Silvester Anfang

ENCORE
16 Deathcrush
17 Chainsaw Gutsfuck
18 Carnage
19 Pure Fucking Armageddon

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