A volte ritornano. Sono passati più di trent’anni dal capolavoro “Save Us From Ourselves”, che nel 1995 aveva mostrato al mondo la stella dei Mattador, band portoricana che in quell’album si riallacciava in maniera evidente al pomp rock anni ’80, Prophet su tutti. Un lavoro che è diventato un piccolo cult per gli appassionati del genere, e che gettava di riflesso più di qualche curiosità su questo “III”, che vede il gruppo riunirsi dopo che i componenti hanno avuto modo di suonare con artisti di fama internazionale. Sono della partita i membri originari Carlos Benitez (voce e batteria), Miguel Rodriguez (chitarra) e Mike Villegas (voce e chitarra acustica), cui si aggiunge il bassista e tastierista Abraham Millett (Third Eye Blind). L’album è co-prodotto insieme a Bob St. John (Extreme, Dokken, Collective Soul).
Rispetto a come ce li ricordavamo, i Mattador sono decisamente più heavy, fin dalla frenetica apertura di “Awake”: in generale, le sonorità sono molto più spigolose, andando richiamare il progressive metal degli albori di Queensrÿche e affini più che la scena pomp o AOR, con risultati un po’ spiazzanti ma non per questo non interessanti. L’aggressiva “Black Water” ha un sapore decisamente retrò e con il suo piglio epico ci trasporta ancora di più all’interno di territori inesplorati dalla band. Il mid-tempo melodico “Say You’ll Stay” e la solare “Levitate” riequilibrano un po’ i giochi e si riconnettono maggiormente al passato della band, così come la dolce e delicata “Falling Backwards”, in cui emerge l’anima romantica. Interessanti i due brani posti al centro di “III”: se “Crawling” nella costruzione dei riff è quasi zeppeliniana, “Some Kind Of Crazy” ricorda per certi versi, dall’uso delle armonie vocali al mood, gli Extreme. Dopo la sorprendente strumentale “Portal”, in cui i Mattador danno sfogo a tutta la loro creatività, arriva la potente e cadenzata “Slow Down”, che arricchisce la tavolozza dei colori con le sue tinte blues. L’album si chiude così com’era cominciato, con un riffing epico che ci porta nella sconsolata “No Way Out”, con echi dell’approccio cerebrale dei Fates Warning.
Molto diversi da quelli che ci avevano folgorato a metà anni ’90, i Mattador ci sorprendono sia con le tempistiche del loro ritorno che con una proposta musicale molto differente da quella del passato, meno spettacolare ma comunque solida e intrigante.

|
Etichetta: Frontiers Music Anno: 2026 Tracklist: 01. Awake 02. Black Water 03. Out For Blood 04. Say You’ll Stay 05. Levitate 06. Crawling 07. Same Kind Of Crazy 08. Falling Backwards 09. Portal 10. Slow Down 11. Moksha 12. No Way Out Sito Web: https://www.facebook.com/Mattadorpr/ |
